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La banca BSI è impegnata da sempre nella conservazione e promozione della produzione artistica non solo ticinese e, con le proprie iniziative, ha dimostrato un grande interesse verso la valorizzazione dei giovani talenti musicali, e delle personalità della cultura impegnate sul territorio svizzero. Con la costituzione della “BSI Art Collection”, a queste meritorie attività, si è affiancata un deciso impegno dell’Istituto per l’acquisizione e promozione dell’arte contemporanea, sempre più strettamente legata alla sua immagine. Presto, dalle semplici acquisizioni di opere d’arte (Daniel Buren, John Chamberlain, Tony Cragg, Mario Merz, Giulio Paolini), si è passati progressivamente alla caratterizzazione monografica delle proprie sedi, anche grazie ad opere commissionate agli artisti. Due anni fa il passo si è decisamente accelerato: con l’inaugurazione della nuova sede della Banca a Lugano; completando l’acquisizione dell’isolato, BSI ha affiancato al palazzo “antico” e a quello “moderno”, uno scrigno “contemporaneo”, caratterizzato da un artista ad ogni piano. Una vetrina eccezionale della quale ci siamo già occupati su queste colonne (GdP del 18 febbraio 2006) e che in questi due anni, è diventata centro nevralgico del connubio tra bellezza e affari. Il tema dell’investimento d’arte è diventato naturalmente centrale e la BSI è in grado ora di offrire ai propri clienti ciò che ha dimostrato essere strategico per sé. Era naturale che l’acquisizione di sedi e mercato in oriente facesse indirizzare l’attenzione verso un mercato d’arte in grande sviluppo e che suscita sempre maggior interesse in occidente. Ecco presentati in questa mostra i più importanti artisti cinesi delle ultime generazioni, per la maggior parte con opere della collezione BSI, che si vanno ad affiancare a nomi già celebri, quali Franz Ackermann a Ian Kiaer, da Robert Barry a Olafur Eliasson e Ceal Floyer, ma anche italiani storici come Alighiero Boetti e Fausto Melotti.

Intervento in margine all’articolo di Francesco Gesti.

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