{"id":1132,"date":"2013-07-20T21:55:08","date_gmt":"2013-07-20T20:55:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.dallombra.it\/?p=1132"},"modified":"2026-08-28T14:17:08","modified_gmt":"2026-08-28T12:17:08","slug":"bondo-agosto-1974-dal-cimitero-allapocalisse","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/?p=1132","title":{"rendered":"Bondo, agosto 1974. Dal Cimitero all\u2019Apocalisse"},"content":{"rendered":"<div title=\"Page 1\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Quella che va in scena alla Casa Rusca di Locarno ( fino al 18 agosto) e\u0300 una mostra incandescente. Talmente densa di significati, sovraccarica di input inaspettati e cosparsa di straziante bellezza da far girare la testa.Quella che si da\u0300 al visitatore e\u0300, infatti, una possibilita\u0300 unica di scoprire, o rimeditare, su uno dei passaggi nodali della pittura del \u2019900 non solo svizzera, ma europea.\u00a0Le mostre a Locarno sono due: la prima parte dalla disponibilit\u00e0 di un nucleo di bellissime fotografie che Daniel Cartier, allora giovanissimo, scatta nello studio di Varlin a Bondo, tra il 1973 e il 1974. Sono fotografie che hanno due pregi fondamentali: da una parte restituirci molto bene il carattere del pittore e il suo ambiente, ritraendolo al lavoro ma anche nella vita famigliare spesa tra la moglie Franca e la figlia Paola. Dall\u2019altra, fissare sulla pellicola molti dipinti ancora in uno stadio intermedio, dandoci informazioni preziose sul modo di procedere del pittore e, almeno in un caso, testimoniando in modo unico stravolgimenti che cambia\u00a0no il senso stesso del dipinto. In mostra, l\u2019affiancamento delle fotografie di Cartier con i grandi dipinti originali \u00e8 veramente interessante ed \u00e8 l\u2019occasione per vedere alcuni dei capolavori dell\u2019artista. Spiace solo che le bellissime fotografie non siano stampate a dovere e siano un po\u2019 sacrificate da una riproduzione su pannellini normalmente usati per la segnaletica (un eccesso di umilt\u00e0 del fotografo, di fronte alle tele di Varlin? Non sapremmo dire). All\u2019ultimo piano una seconda mostra presenta gran parte dei dipinti che Varlin ha realizzato, prevalentemente negli anni Cinquanta, in Ticino, ritraendo terse, e a loro modo innocenti, vedute delle strade di Locarno, Lugano e non solo. Il pittore cattura negozi e palazzi ora scomparsi o trasformati, ma anche qualche personaggio di cui ci obbliga a immaginare la storia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche solo questa seconda mostra merita assolutamente una visita, per non perdere la luce con cui Varlin riesce a tratteggiare le case, costruite con singole campiture cromatiche in un procedere che ha qualcosa di medioevale e fauves insieme. \u00c8 un momento della sua pittura che aiuta molto a comprendere le opere di segno opposto che meglio conosciamo: tutte lacerazione e filamenti, tese al monocromo sfregiato. Certo un locarnese, magari un po\u2019 in l\u00e0 con gli anni, riconoscer\u00e0 a colpo sicuro molti di questi scorci e sarebbe stato bello che, in un certo senso analogamente a quanto avviene nell\u2019altra mostra, si fosse fatto un lavoro puntuale di indagine presso gli archivi di fotografie e cartoline storiche ticinesi per rivedere\u00a0quello che pot\u00e9 ritrarre il pittore. Si sarebbe potuto coinvolgere magari le scuole ticinesi e farle lavorare a quest\u2019opera d\u2019identificazione, che sarebbe diventata per loro un\u2019opera di riappropriamento dei propri luoghi e della propria storia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ripartendo dalla prima e, direi, principale mostra, ci si trova di fronte un bouquet di opere che rendono ragione della grandezza di questo pittore, capace di trasformare un oggetto simbolico ma semplice come una valigia, una poltrona o un letto, in chiavi d\u2019accesso per il gorgo apocalittico dell\u2019esistenza. E vedere, o rivedere, vicine le due versioni di L\u2019uomo col cane, solo per fare un esempio, ci obbliga a riprendere in mano il paragone pi\u00f9 scontato con i Papi urlanti di Francis Bacon, per interrogarci sul significato di una citazione tanto spudorata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma il vero colpo al cuore \u00e8 al piano terra. Ad apertura dell\u2019esposizione \u00e8 posto, infatti, forse il pi\u00f9 importante, certamente il pi\u00f9 esemplificativo dipinto di Varlin, quell\u2019Apocalisse che abbiamo voluto far giganteggiare anche in questa pagina. Lungo oltre 5 metri, \u00e8 certamente il pi\u00f9 bel ritratto mai fatto al critico Giovanni Testori, con D\u00fcrrenmatt il cantore per eccellenza di Varlin. Non ci vuole molto a capire che di fronte a questo quadro ci si trovi al centro del tornado, non solo della mostra, ma dell\u2019esperienza storico-artistica del Novecento. L\u2019esposizione aggiunge alla gi\u00e0 indimenticabile visione del dipinto la possibilit\u00e0 di vedere la parte forse pi\u00f9 incredibile degli scatti di Cartier, una sequenza bellissima che documenta come quello che s\u2019intravede nel dipinto intorno a Testori, altro non \u00e8 che ci\u00f2 che rimane di un altro dipinto gi\u00e0 concluso: il Cimitero di Lugano. Utilissima e bellissima la sequenza di foto a colori che mostrano un Varlin intento a \u201cdanzare\u201d davanti alla tela, mostrandoci come la sua furia creativa e la drammaticit\u00e0 dei risultati fossero attraversate da quella straordinaria ironia e leggerezza che tutti i testimoni ricordano. Come interessanti risultano i disegni preparatori di Varlin eseguiti al Cimitero per\u00a0la prima stesura del quadro e risalenti, probabilmente come il primo dipinto, al 1972 circa. Ci\u00f2 che testimonia Cartier con le sue foto \u00e8 che la trasformazione \u00e8 avvenuta in un momento preciso, in quell\u2019agosto del 1974 che ha avuto la fortuna di documentare ed \u00e8 avvenuta perch\u00e9 Testori era l\u00ec presente, seduto sulla celebre poltrona, per farsi ritrarre dal vero e sconvolgere una tela che sembrava conclusa due anni prima. Non sono dettagli da poco, anche perch\u00e9 non avviene spesso che la data del dipinto pi\u00f9 importante di un pittore del Novecento venga spostata di due anni, dal 1971-1972, riportato ancora nel catalogo della mostra, al 1972-1974, come attestano le fotografie. Varlin sarebbe morto tre anni dopo e queste foto, se si vorr\u00e0 considerarle (quali sono) anche come prove, ci obbligheranno a riconsiderare meglio questo ultimo periodo dell\u2019artista, modificando molte date di opere celeberrime, da ripensare anche nel rapporto tra di loro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/98_Varlin_Locarno.pdf\">Scarica l\u2019articolo in PDF<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/98_Varlin_Locarno.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-1133\" title=\"98_Varlin_Locarno\" src=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/98_Varlin_Locarno-682x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"682\" height=\"1024\" \/><\/a><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quella che va in scena alla Casa Rusca di Locarno ( fino al 18 agosto) e\u0300 una mostra incandescente. 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