{"id":1172,"date":"2014-06-14T22:42:26","date_gmt":"2014-06-14T21:42:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.dallombra.it\/?p=1172"},"modified":"2026-08-28T14:15:02","modified_gmt":"2026-08-28T12:15:02","slug":"mario-matasci-il-gallerista-che-difende-la-pittura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/?p=1172","title":{"rendered":"Mario Matasci, il gallerista che difende la pittura"},"content":{"rendered":"<div title=\"Page 1\">\n<div>\n<div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mario Matasci e\u0300 una di quelle persone di cui vorresti poter dire: \u00ablo conosco da una vita\u00bb. Non solo non e\u0300 cosi\u0300, ma ho il sospetto che non siano tanti quelli che potrebbero dirlo senza peccare di supercialita\u0300. Certo la storia della sua Galleria Matasci di Tenero e\u0300 una vicenda che moltissimi ticinesi conoscono, anche perche\u0301 ha segnato in modo indelebile il mondo dell\u2019arte del Novecento, con una storia che compira\u0300, il 30 luglio, 45 anni. Del resto, lui che non ha la televisione non ha mancato l\u2019appuntamento con Michele Fazioli e non c\u2019e\u0300 giornale in Ticino che, negli ulti- mi anni, non abbia impiegato una pagina per raccontarne la storia di enologo-gallerista. Ma se torniamo a parlare della Galleria Matasci e\u0300 perche\u0301, dall\u2019Italia, lontani dai piu\u0300 pertinenti e informati punti di vista ticino-tenero-luganesi, non ci sembra esaurita la necessita\u0300 di occuparsi di questo passato, con i piedi nel presente e gli occhi al futuro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00abLo vuoi?! Ho bisogno\u00bb<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si avvicinava l\u2019estate del 1969, un giovane enologo ha un appuntamento con un altro personaggio chiave del vino ticinese: Casimiro Bianda, fondatore della Cantina San Giorgio. Matasci deve fargli visita per un problema alle viti, ma la strada per arrivare al punto di ritrovo \u00e8 troppo complicata da spiegare: \u00abVediamoci all\u2019osteria di Losone\u00bb. Fu grazie alla noia causata dalla lunga attesa di Miro che accadde l\u2019imprevisto. L\u2019occhio di Matasci si pos\u00f2 involontariamente sul pacco sottile che un personaggio dai lineamenti poco raccomandabili teneva al suo fianco. \u00abVuoi vederlo?!\u00bb Senza aspettare la risposta lo strano personaggio tir\u00f2 fuori un suo dipinto. \u00abTi piace? Lo vuoi?! Ho bisogno.\u00bb Mario Matasci non \u00e8 un ingenuo, ma una cosa ce l\u2019ha chiara: se pu\u00f2, evita gli attriti, non cerca mai lo scontro; non credo per vigliaccheria, piuttosto perch\u00e9 \u00abnon si fa\u00bb e, comunque, perch\u00e9 non conviene mai crearsi rogne. \u00abQuanto vuoi?\u00bb \u00ab300 franchi\u00bb. Per\u00f2! Non pochissimo per il 1969, non una cifra da tenere nel portamonete, in ogni caso. Sperando che se ne dimenticasse, complice l\u2019alcool, Mario diede al pittore il suo indirizzo, dicendogli di portare il quadro nella sua Cantina. Naturalmente non si dimentic\u00f2 e, l\u2019indomani, era gi\u00e0 l\u00ec a riscuotere i suoi 300 franchi in cambio del primo quadro della collezione Matasci. Intanto il bisogno o il carattere, complice il merlot, gli avevano gi\u00e0 sciolto la lingua: \u00abChe belle cantine, posso fare una mostra qui?\u00bb \u00abUna mostra?! Qui? No non \u00e8 possibile\u2026\u00bb. Non sapremo mai in che percentuali contarono la mitezza, la carit\u00e0 e la curiosit\u00e0\u00a0del protagonista, ma per liberarsi di Ervin \u201cWini\u201d Sauter dovette promettergli di poter appendere i suoi quadri da qualche parte e la scelta cadde sulle cantine di Villa Jelmini, la grande casa comprata dall\u2019azienda agricola Matasci per fare alloggiare alcuni dipendenti. Un ciclostilato a fare da invito per gli amici, e da quella improvvisata mostra ne nacquero presto delle altre, perch\u00e9 il bisogno dei pittori ticinesi era tanto, la voce si sparse in fretta e Matasci fa prima a dir s\u00ec che no. Niente pi\u00f9 che qualche chiodo, due faretti e il vino della casa, ma tanto bast\u00f2 per accendere qualcosa che avrebbe cambiato la vita del giovane enologo e della storia dell\u2019arte non solo ticinese. Cominci\u00f2 tutto con un sguardo di troppo, lanciato in un Grotto di Losone dal nome che non poteva essere pi\u00f9 azzeccato: l\u2019Osteria contrattempi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La Galleria Matasci<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bastarono pochi anni di quelle mostre estemporanee per far crescere la convinzione che ci fosse lo spazio, anzi la necessit\u00e0, di uno luogo per l\u2019arte contemporanea in Ticino, quando ancora erano lontano da venire i musei pubblici e le gallerie private non sembravano aver la forza di rispondere in modo continuativo al bisogno di espressione della pittura, non solo del Cantone. La passione di Mario per l\u2019arte cresceva e, con essa la competenza. Fu\u00a0cos\u00ec che, nel 1977, inaugur\u00f2 la Galleria Matasci, e i bellissimi spazi di Villa Jelmini si aprirono al pubblico con una collettiva, a suo modo programmatica, di ben 85 artisti: <em>Arte nel Ticino oggi<\/em>. L\u2019anno seguente le mostre passarono da due a nove e, fino al 1983, si avvicendarono a ritmo incalzante. Forse troppo, tanto che Matasci decise di dire basta. Si chiude. Erano stati anni esaltanti, non erano mancati i consiglieri, e la critica aveva riconosciuto la nascita di uno spazio libero d\u2019espressione, capace di dar voce ad artisti quasi sempre di grande qualit\u00e0. Non a caso, dall\u2019Italia, se ne era accorto anche Giovanni Testori, che non manc\u00f2 di collaborare con la galleria per alcune mostre e segnalarne altre sul \u201cCorriere della Sera\u201d, con tanto di elogi per \u00abl\u2019amico Matasci, enologo di razza e cultore delle cose dell\u2019arte di razza ancor pi\u00f9 rara e pregiata\u00bb (1981).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non doveva essere stato facile smettere, dopo esperienze espositive che oggi appaiono in tutta la loro straordinariet\u00e0, dedicate non solo a ticinesi di diverse altezze cronologiche, da Filippo Franzoni a Renzo Ferrari, o alla Scuola Locarnese degli anni Trenta, ma anche ad artisti internazionali come Otto Dix, Willy Varlin, Franco Francese, Henry Cartier-Bresson e Alfredo Chighine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certo, in quegli anni, il mondo dell\u2019arte stava cambiando rapidamente e il compito di far conoscere il meglio della pittura ticinese e lombarda, sembrava dover passare di mano ai musei che si stavano inaugurando, o si sarebbero inaugurati, in tutto il Cantone. Ma credo ci si sbaglierebbe a cercare fuori dalla persona di Matasci qualsiasi svolta occorsa alla sua galleria. Certo, ad ogni occasione possibile, Mario non manca mai di rimarcare che nulla sarebbe stato possibile senza la benevolenza dei fratelli Peppino e Lino, ma il cuore di questa benevolenza fu per l\u2019appunto averlo lasciato completamente autonomo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Mostre \u201cpersonali\u201d<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mario non si era stancato dell\u2019arte e della pittura, che ormai era destinata a prendergli la vita, si era stancato, ante litteram, del \u201csistema dell\u2019arte\u201d. Non voleva soggiacere alle regole del mercato e degli artisti. O, meglio, voleva essere libero di dettare le proprie, di regole. Perch\u00e9, nel raccontare questa storia, bisogner\u00e0 tener sempre a mente che non stiamo parlando di un sognatore boh\u00e9mien, ma di un enologo scaltro, responsabile, tra le altre cose, di aver fatto apprezzare il vino ticinese fuori dai confini del Cantone. Avrebbe ricominciato, certo, ma a suo modo: libero di fare due o tre mostre l\u2019anno, curarne in modo esemplare i cataloghi, mai pi\u00f9 di due in una stagione espositiva, destinati a diventare testi di riferimento per lo studio di ogni\u00a0artista, ricchissimi di informazioni e precisione, non di rado di alcune centinaia di pagine. I nomi degli artisti furono quelli della vita e segnarono, con maggior chiarezza, la \u201clinea Matasci\u201d tra Informale ed Espressionismo: a Chighine e Francese si aggiunsero Ennio Morlotti, il primo nel 1987, Gianfranco Ferroni e le nuove generazioni lombarde, in particolare bergamasche, di Gianriccardo Piccoli, Gianfranco Bonetti, Bruno Visinoni e Alessandro Verdi. Insieme a loro, vere e proprie scoperte come Johann Robert Sch\u00fcrch, Louis Soutter e K\u00e4the Kollowitz, che qui al centro compongono un trittico di angoscia esistenziale ed esperienziale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A venir fuori \u00e8 certamente la personalit\u00e0 del gallerista-collezionista che, a un amore sconsiderato per la penetrabile fertilit\u00e0 della materia pittorica, unisce quello per la spigolosa durezza delle vicende drammatiche della storia personale e collettiva. Una dialettica che giustifica l\u2019assoluta predilezione per un pittore come Dobrzanski di cui, oggi (vedi il box in pagina) il nostro Matasci espone decine di opere della sua collezione, poste a dimostrazione di una certa bulimia nelle acquisizioni, probabilmente indispensabile per accaparrarsi i dipinti oggettivamente pi\u00f9 importanti dell\u2019artista, nonch\u00e9 un\u2019attenzione capillare della sua produzione, capace di cogliere la grandezza della sorprendente opera grafica. Dobrzanski \u00e8, infatti, forse il personaggio di maggior sintesi delle due linee matasciane, visto che la sua materia e il suo non colore, pi\u00f9 si sforzano di apparire impenetrabili, metallici, traslucidi e repellenti, pi\u00f9 ci attraggono e avvinghiano dentro la loro vicenda drammatica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/103_Matasci-1.pdf\">Scarica l\u2019articolo in PDF<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/103_Matasci-1.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-1174\" title=\"103_Matasci 1\" src=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/103_Matasci-1-682x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"682\" height=\"1024\" \/><\/a><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mario Matasci e\u0300 una di quelle persone di cui vorresti poter dire: \u00ablo conosco da una vita\u00bb. 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