{"id":1182,"date":"2014-06-21T22:48:27","date_gmt":"2014-06-21T21:48:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.dallombra.it\/?p=1182"},"modified":"2026-08-28T14:14:30","modified_gmt":"2026-08-28T12:14:30","slug":"mario-matasci-2-un-presente-da-vivere-e-un-futuro-da-progettare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/?p=1182","title":{"rendered":"Mario Matasci 2. Un presente da vivere e un futuro da progettare"},"content":{"rendered":"<div title=\"Page 1\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Quella che vive ora Mario Matasci, arrivato a 83 anni, e\u0300 una fase nuova della sua vita di gallerista e collezionista. Dopo l\u2019esordio del 1969, l\u2019inaugurazione vera e propria del 1977, la svolta di consapevolezza del 1983 e altri quindici anni d\u2019attivita\u0300, nel 1999 viene pubblicato un volume sui primi trent\u2019anni della galleria: scorrono, uno dopo l\u2019altro, gli amori di una vita, in una silloge realmente impressionante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La copertina e il titolo, <em>Arte a Tenero<\/em>, dicono tutto: i grandi nomi sfilano con i minori sul lato destro e il nome della galleria e\u0300 relegato nel sottotitolo. Una discrezione che dice molto del temperamento matasciano e della sua operazione degerarchizzante, che lo porta perfino a cacciare dalla copertina l\u2019immagine dei capolavori piu\u0300 noti della raccolta.\u00a0\u00c8 tempo di ricapitolazioni e, nei primi mesi del 2000, la Galleria inaugura una forma pi\u00f9 leggera che, cos\u00ec annunciano i giornali, non prevede pi\u00f9 l\u2019organizzazione di grandi mostre monografche ma di \u201cSalotti domenicali\u201d in cui ammirare a rotazione le opere in collezione. Lasciata Villa Jelmini, che viene riconvertita a sala multifunzionale, la galleria viene trasferita in un paio di locali sopra al negozio dell\u2019azienda di famiglia: nasce cos\u00ec \u201cMatasci arte\u201d, dove, in realt\u00e0, le mostre continueranno lontano dall\u2019ansia di una programmazione regolare, diradandosi senza traumi, con la naturalezza di chi non ha bisogno di dimostrare niente a nessuno. Nel 2010 i Fratelli Matasci danno vita ad una Fondazione, istituita per conservare e valorizzare la bellissima collezione formata, mostra dopo mostra, e tuttora accresciuta bench\u00e9 superi da tempo i trecento esemplari. Cinque anni fa, infne, apre al pubblico il \u201cDeposito\u201d di Riazzino, che completa lo spazio presso l\u2019azienda. Si tratta di un capannone dedicato alla conservazione della collezione, ma adatto anche ad esporla a rotazione perch\u00e9 venga visitata gratuitamente secondo la modalit\u00e0 prediletta da Matasci: seduti su uno dei divani posti di fronte alle opere, accompagnati dalla musica classica, difusa dalle casse o proveniente da un piano a coda posto al centro dello spazio, magari approfondendo la conoscenza diretta con uno degli oltre\u00a03000 volumi, messi a libera disposizione del pubblico. Si tratta di uno spazio realmente atipico, un\u2019occasione unica per il pubblico, per vedere, accanto al Morlotti vero, il Morlotti nero, cio\u00e8 Dobrzanski, e con loro, la sconvolgente <em>Donna che piange sulla strada<\/em> di Francese, i morti a Dachau di Music, e i tanti nomi delle scoperte di Matasci.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Passeggiando per il Deposito, il cuore non smette di sobbalzare, anche perch\u00e9, in quarant\u2019anni, dei pittori amati e conosciuti ha raccolto il meglio, con pazienza e cocciuta determinazione e le acquisizioni continuano ancora, intercettando i pezzi di un mercato che si dimostra oggi quanto mai miope verso certa qualit\u00e0. Di Morlotti, per esempio, sflano, tra gli altri, un <em>Adda<\/em>, un <em>Paesaggio<\/em> e due <em>Bagnanti<\/em> che raccontano tutto il percorso di questo artista tanto centrale quanto in attesa di un adeguato riconoscimento che lo metta, come merita, al livello di De Sta\u00ebl. Cos\u00ec per Varlin, dai ritratti agli ambienti, o per Chighine, di cui si segue benissimo il passaggio dall\u2019Informale all\u2019Espressionismo astratto e cos\u00ec per Francese, che qui appare come uno dei grandi nomi del Novecento non\u00a0solo italiani. E si potrebbe andare avanti perch\u00e9, se non potremmo apprezzare proprio tutte le scelte \u2014 in alcuni casi il dover di patria ha fatto imbarcare qualche minore \u2014 certamente occorre riconoscere in questa raccolta i capisaldi di una lotta di resistenza della miglior pittura lombarda (in esteso senso culturale) che apre molte domande sul futuro e sulla funzione che spetta a questo luogo. Perch\u00e9 una cosa \u00e8 chiara, anche nella mente di Matasci: non esiste in Ticino, ma neanche a Milano o in altro luogo, un museo che esponga questi quattro artisti capitali insieme e lo faccia con questi pezzi di prim\u2019ordine che ne testimoniano con pienezza il contributo dato alla Storia dell\u2019arte del Novecento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Matasci ha costruito e difeso uno spazio di espressione per la pittura lombarda del secolo scorso, con un lavoro che ha saputo essere sinergico e complementare ad esperienze come quelle della Galleria Bambaia di Gianluigi Rebesco a Busto Arsizio (da poco conclusa) e all\u2019opera critica militante di un Giovanni Testori o Mario De Micheli. Rebesco si sta occupando in questi mesi del riordino del proprio archivio, afnch\u00e9 sia possibile una storicizzazione; il lavoro compiuto in questi anni su Testori, non dovrei essere io a dirlo, credo stia valorizzandolo con intelligenza la sua opera critica; la rivalutazione dell\u2019opera di Mario De Micheli ha vissuto qualche accidente,\u00a0malgrado i premurosi e generosi lasciti dei famigliari. Giovani studiose si stanno dedicando da anni alla ricostruzione della fgura di alcuni critici d\u2019arte e all\u2019ordinamento dei loro archivi che, per gli artisti trattati, presentano molte analogie tematiche, se non vere coincidenze, con le vicende che qui si raccontano: mi riferisco a Franco Russoli e Alberto Martini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In che modo far tesoro di queste esperienze in corso, pensando al futuro della Galleria Matasci? In questo senso, devo ammettere che lo spettacolo del Deposito e la grandezza della storia del suo fondatore hanno sollevato in me pi\u00f9 domande che risposte. Di certo si tratta di un luogo che conserva una storia imprescindibile per conoscere ed amare il Novecento. Di certo ha il valore di una roccaforte di verit\u00e0 che va preservata. Ma \u00e8 indubbio che, in futuro, questo luogo giocher\u00e0 tutte le sue carte sulla penetrabilit\u00e0 e non sulla resistenza: sulla capacit\u00e0 di dar seguito, in modi nuovi e forse inimmaginabili come un incontro in un\u2019osteria, a questa vicenda che ha il dovere, oltre che il diritto, di raggiungere i pi\u00f9 giovani e sollecitarne la consapevolezza. Perch\u00e9 la bellezza \u00e8 oggettiva e la qualit\u00e0 delle opere di questa raccolta \u00e8 destinata ad accendere cuori, passioni e menti di molte generazioni a venire. Le possibilit\u00e0 sono tante, Mario, e di certo, ancora una volta, non si potr\u00e0 aspettare che siano le Istituzioni a muoversi; occorrer\u00e0 rimboccarsi le maniche, come fai da decenni sulla vigna o sulla pittura, perch\u00e9 tu ci insegni che non basta dir s\u00ec a un\u2019avventura, occorre la cocciutaggine di viverla, anche sbagliando, senza sconti, come ci raccontano, nella loro diversit\u00e0 e vicinanza, tutti i tuoi quadri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/104_Matasci-2.pdf\">Scarica l\u2019articolo in PDF<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/matasci21.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-1391\" title=\"matasci2\" src=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/matasci21-910x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"720\" height=\"810\" srcset=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/matasci21-910x1024.jpg 910w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/matasci21-267x300.jpg 267w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/matasci21-768x864.jpg 768w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/matasci21-1365x1536.jpg 1365w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/matasci21-1821x2048.jpg 1821w\" sizes=\"(max-width: 720px) 100vw, 720px\" \/><\/a><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quella che vive ora Mario Matasci, arrivato a 83 anni, e\u0300 una fase nuova della sua vita di gallerista e collezionista. 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