{"id":1192,"date":"2014-06-28T10:54:49","date_gmt":"2014-06-28T09:54:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.dallombra.it\/?p=1192"},"modified":"2026-08-28T14:12:17","modified_gmt":"2026-08-28T12:12:17","slug":"il-dolore-di-otto-dix-caccia-cristo-dalla-croce","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/?p=1192","title":{"rendered":"Il dolore di Otto Dix caccia Cristo dalla croce"},"content":{"rendered":"<div title=\"Page 1\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Otto Dix (1891-1969) e\u0300 il pittore per eccellenza della prima Guerra mondiale, colui che ha saputo ritrarne il dramma, restituendone un\u2019immagine dall\u2019indimenticabile crudezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Der Krieg<\/em>, comunemente chiamato <em>Trittico della Guerra<\/em>, e\u0300 l\u2019opera piu\u0300 ambiziosa dell\u2019artista, che vi lavoro\u0300 per quattro anni (1929-1932), rielaborando in essa dieci anni di ripensamenti (e incubi) sulla Guerra, vissuta in prima persona dal pittore, partito volontario e tornato con diverse onorificenze e molti schizzi dal fronte.<\/p>\n<div title=\"Page 1\">\n<p style=\"text-align: justify;\">In quei dieci anni dalla ne della Guerra, in attesa di trovare la forza di ritrarla faccia a faccia, Dix era diventato celebre per le sue immagini dello squallore in cui vivevano i mutilati, ridotti a mendicare per le strade, o le donne, costrette ad assecondare i vizi della societa\u0300 borghese per vivere. Un\u2019opera di denuncia sociale che, durante il Nazismo, gli costo\u0300 l\u2019etichetta di \u201carte degenerata\u201d e che, proprio l\u2019anno dopo aver terminato questo dipinto, gli fece perdere la cattedra all\u2019Accademia di Dresda, costringendolo all\u2019isolamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il <em>Trittico<\/em> \u00e8 chiaramente ispirato all\u2019<em>altare di Isenheim<\/em> di Gr\u00fcnewald a Colmar. Di esso \u00e8, di fatto, una sorta di rivisitazione che va oltre i generici punti comuni, come la composizione a trittico e predella. Siamo di fronte a una Crocifssione laica in cui il dramma della Redenzione \u00e8 sostituito dal dramma senza salvezza della guerra. Il Cristo centrale di Colmar \u00e8 sparito, o meglio, \u00e8 rievocato fn nella resa tormentata delle carni in alto a destra: non pi\u00f9 al centro del cosmo, ma impietosamente confccato testa in gi\u00f9 in un cumolo putrefatto di cadaveri e additato da un morto ridotto a scheletro che incornicia la scena e che sembra rinfacciargli la sua impotenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche nella predella, il corpo deposto di Ges\u00f9 ha dovuto sloggiare per far posto alle salme di tre \u201cnuovi martiri\u201d alla Holbein: tre soldati che, pi\u00f9 che suggerire l\u2019immagine di nuovi <em>alter Christus<\/em>, occupano quello spazio con la disperazione di chi ci conferma che non ci sar\u00e0 alcuna resurrezione da attendere. Nel pannello di destra, il Sant\u2019Antonio Abate lascia lo spazio al fantasma di un soldato intento a trascinare un compagno ferito; per appoggiarsi, nessuna granitica colonna, solo un tronco malmesso destinato a perire sotto le famme che incombono dal fondo. Il tutto sommato innocuo diavoletto che in Gr\u00fcnewald, rompendo il vetro, fa capolino in alto a destra, \u00e8 ora un mostro spaventoso che si \u00e8 talmente impadronito della scena da non aver pi\u00f9 bisogno di comparire. Quanto avr\u00e0 ripensato il pittore alla baldanza, comune a molti artisti del Novecento, con cui si era arruolato? E\u00a0quanto avr\u00e0 rimuginato sul contrasto tra le speranze poste e l\u2019orrore sperimentato? In quegli occhi torvi che i soldati lanciano sotto ai loro elmetti, mentre marciano immersi nella nebbia sull\u2019anta di sinistra, c\u2019erano anche i suoi. E chiss\u00e0 quanto ha contato il rimorso nell\u2019ideazione di quest\u2019opera senza speranza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sembra incredibile che la memoria di esperienze come quelle descritte da Dix non abbia evitato all\u2019Occidente, e alla sua Germania in particolare, di ricadere, pochi anni dopo, in una nuova Guerra e nello sterminio dei campi di concentramento. Complice il silenziatore messogli dal Regime Nazista, quest\u2019opera ha di fatto fallito, almeno nell\u2019immediato, il suo valore di denuncia. Spetta ad ognuno chiedersi cosa possa dire a noi oggi un\u2019immagine come questa: in un mondo che non ha smesso di farsi la guerra ma che l\u2019ha\u00a0allontanata dall\u2019Occidente, rendendola un qualcosa di non detto e molto poco considerato. In ogni caso, ragionando sull\u2019attualit\u00e0 di questo dipinto, non si potr\u00e0 che rimanere interdetti, date alla mano, notando che tra il <em>Trittico<\/em> di Otto Dix e <em>Guernica<\/em> di Picasso (1937), l\u2019icona universale del dramma della guerra, passino solo cinque anni. Nella memoria collettiva, la modernit\u00e0 e comunicabilit\u00e0 dello stile picassiano hanno soppiantato in un lampo quest\u2019immagine di dolore che sembrava insuperabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/105_Guerra-Otto-Dix.pdf\">Scarica l\u2019articolo in PDF<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/dix.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-1394\" title=\"dix\" src=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/dix-909x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"720\" height=\"811\" \/><\/a><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Otto Dix (1891-1969) e\u0300 il pittore per eccellenza della prima Guerra mondiale, colui che ha saputo ritrarne il dramma, restituendone un\u2019immagine dall\u2019indimenticabile crudezza. 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