{"id":1212,"date":"2014-10-31T11:29:36","date_gmt":"2014-10-31T10:29:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.dallombra.it\/?p=1212"},"modified":"2026-08-28T14:10:40","modified_gmt":"2026-08-28T12:10:40","slug":"la-verita-naturale-di-giovanni-segantini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/?p=1212","title":{"rendered":"La verita\u0300 naturale di Giovanni Segantini"},"content":{"rendered":"<div title=\"Page 1\">\n<div>\n<div>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abIo continuo cosi\u0300 a lavorare alla mia opera&#8230; accarezzando col pennello i fili d\u2019erba, i fiori, gli animali e l\u2019uomo\u00bb. Rivedere, a distanza regolare di anni, l\u2019opera del pittore Giovanni Segantini (1858-1899) e\u0300 un esercizio salutare, certamente per gli occhi e la mente, forse anche per il cuore. Fa tirare un respiro terso che non si ricordava mai abbastanza di poter provare. La mostra allestita a Palazzo Reale e\u0300 certamente un\u2019occasione unica, e da non perdere, anche per chi non e\u0300 estraneo al rapporto diretto con la sua opera, magari grazie alle frequentazioni estive del bellissimo Museo di St. Moritz. Le opere esposte permettono, infatti, uno sguardo d\u2019assieme sulla sua produzione che difficilmente potra\u0300 riaccadere prima di una ventina d\u2019anni, tanto da rendere d\u2019obbligo una visita, non soltanto per tirare quel necessario respiro alpigiano, ma per fissare a mente le coordinate della riconosciuta paternita\u0300 segantiniana verso uno snodo cruciale della pittura europea a cavallo tra i due secoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Una scelta tematica<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certo, non si pu\u00f2 nascondere che la mostra generi nello spettatore, giuntovi con qualsivoglia livello di preparazione, un certo spaesamento, avendo optato le super titolate e meritorie curatrici, Annie-Paule Quinsac e Diana Segantini, per una tentata disposizione tematica e non cronologica. Una decisione che va a danno della comprensione, una\u00a0scelta deleteria, ingiustificata e inspiegabile non solo per coloro che, come chi scrive, \u00e8 stato educato alla semplice constatazione che un artista \u2013 come chiunque \u2013 nasce e poi muore, in un senso di marcia irreversibile che lo porta a desiderare, amare, odiare e dipingere in modo diverso a vent\u2019anni e a cinquanta. Il disorientamento cresce, infatti, quando il pittore in questione \u00e8 apprezzabile proprio per le fasi della sua pittura che si avvicendano, si direbbe fiorendo una nell\u2019altra, dando ragione di una crescita umana e artistica sorprendente. Viene il sospetto che proprio la consuetudine con l\u2019artista della Quinsac \u2013 che di Segantini \u00e8 la massima esperta da oltre trent\u2019anni \u2013 l\u2019abbia portata a cercare una nuova forma espositiva che, alla prova dei fatti, non aiuta n\u00e9 Segantini n\u00e9 la sua lettura, estirpando le opere dalle riconoscibili fasi della sua produzione (milanese, brianzola, grigionese, simbolista\u2026), impedendone un salutare confronto, almeno mentale, con il preciso contesto culturale in cui sono nate, e costringendo a spalmare la melassa di parole rese vacue, come simbolismo e natura, che stiracchiate sala dopo sala perdono ogni tangibile pertinenza e possibilit\u00e0 di riscontro. Un peccato soprattutto per Milano, che per Segantini fu citt\u00e0 centrale, e che in uno sviluppo cronologico avrebbe potuto riconoscersi in una contestualizzazione che ne facesse emergere il fermento e il peso culturale, allora all\u2019altezza di una capitale europea, anche grazie a confronti, forse scontati ma fortemente opportuni e utili, con analoghe opere di Previati, per citarne giusto il primo. Del resto, l\u2019assenza in mostra del <em>Ritratto di Vittore Grubicy<\/em> (1886),\u00a0suo gallerista e personaggio chiave per l\u2019arte di questi anni a Milano, a fronte di decine di quadri arrivati malgrado il loro difficile e costoso prestito, sembrerebbe un segnale significativo. Infine, non sono io il primo a rilevare \u2013 insieme ai tetri colori delle pareti \u2013 di come la stessa scelta del font, il carattere usato per la comunicazione della mostra e, in modo ancor pi\u00f9 stridente, nei grandi pannelli esplicativi delle sale, sia un altro segnale di astrazione cronologica, essendo facilmente riconoscibile come nato in ambito fascista circa vent\u2019anni dopo la morte di Segantini. Un peccato veniale, forse, ma che nella citt\u00e0 del design e dell\u2019editoria risulta una leggerezza di peso. Del resto, che lo sviluppo cronologico fosse fondamentale per comprendere il pittore lo dichiara la stessa curatrice, aprendo il bellissimo e utile catalogo con una ricchissima cronologia illustrata, anteposta a qualsiasi saggio e considerazione tematica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Una mostra da non perdere<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Basta questo per stracciare il biglietto per Milano? Assolutamente no. Perch\u00e9 Segantini sopravvive alla sua mostra, anzi ne rischiara le ombre con la sola forza della sua pittura, con la disarmante verit\u00e0 dei capolavori esposti. Certo, accompagnare il visitatore oltre l\u2019innegabile fascinazione dei singoli dipinti dovrebbe essere l\u2019ambizione minima di una mostra pubblica, ma non\u00a0sar\u00e0 difficile attrezzarsi, almeno un poco, grazie a qualche coordinata, per ricucire i brandelli di questa bellissima coperta lacerata. Baster\u00e0 tenere a mente che dal paese natio, Arco di Trento, e da quel 1858, la vita, grama, di Segantini si spost\u00f2 presto su Milano, dopo che la morte della madre e del padre, nel giro di due anni, lo lasciarono alle cure della sorella, orfano a 8 anni. \u00abE qui comincia la vita mia personale, tutta a me, alternativamente buona e grama, ma non mai tutta una perch\u00e8 anche la tristezza ed il dolore non mi rendevano del tutto infelice\u00bb. Non manca il riformatorio a 12 anni, per ozio e vagabondaggio, ma gi\u00e0 a 15, il fratellastro Napoleone lo fa lavorare nel suo laboratorio fotografico a Borgo Valsugana, in Trentino, mettendolo a contatto con una percezione visiva che ne apr\u00ec gli occhi sull\u2019arte. \u00c8 cos\u00ec che tra i 17 e i 21 anni, tornato a Milano, \u00e8 il tempo dei corsi serali a Brera, che ci portano fino al 1879- \u201980, l\u2019anno del suo primo <em>Autoritratto<\/em> che, dopo una bella sala introduttiva di fotografie e documenti, di fatto apre la mostra. In questa sala sono riuniti i sorprendenti e inquietanti autoritratti di molti anni dopo, di un cot\u00e9, questo s\u00ec, fortemente simbolista e capace \u2013 guarda caso date alla mano \u2013, di restituire la grandezza anticipatoria di Segantini sulla diffusione europea del genere. Ma rimanendo a questo primo periodo di formazione milanese non mancano i capolavori riconosciuti come <em>Il coro di Sant\u2019Antonio<\/em> (1879) dipinto sulla tela di un paracamino (\u00abNon avevo certamente inteso di fare un\u2019opera d\u2019arte, ma semplicemente di provarmi a dipingere\u00bb) o il molto meno noto \u2013 ed eccezionalmente ricomposto per l\u2019occasione \u2013 dittico <em>I pittori di una volta<\/em> e <em>I pittori dell\u2019oggi<\/em> (1882-\u201983) in cui Segantini si cimenta con la complessit\u00e0 di un messaggio allegorico e di denuncia sociale e religiosa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Una sfilata da trattener il fiato<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mostra prosegue con sale dedicate al ritratto e alla natura morta, per poi frangersi in una decina di stanze in cui si alternano quadri indimenticabili. E qui il visitatore non avr\u00e0 che lasciarsi trasportare dai capolavori, perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 praticamente opera cardine di Segantini che non ritrover\u00e0: dalla celeberrima <em>Ave Maria a trasbordo<\/em> (1886) a <em>Le due\u00a0madri<\/em> (1889) da <em>Alla stanga<\/em> (1886) a <em>Mezzogiorno sulle Alpi<\/em> (1891), da <em>Petalo di Rosa<\/em> (1884-\u201990) a <em>La raffigurazione della primavera<\/em> (1897), tele spesso affiancate da bellissimi disegni, in un carrellata da far girare la testa, fino all\u2019ultima sala dedicata a <em>L\u2019Angelo della vita<\/em> (1894) del quale sono esposte, insieme all\u2019imponente tela di Milano, alcune bellissime versioni da cavalletto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tra materia e natura<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quadro dopo quadro, il visitatore avr\u00e0 la possibilit\u00e0 di lasciarsi coinvolgere nella ricerca pittorica di Segantini, padre del divisionismo italiano, da tenere a mente fin nelle striature materiche per confrontarle con le esperienze del Pointillisme francese, analoghe eppur cos\u00ec distanti: \u00abE incomincio a tempestare la mia tela di pennellate sottili, secche e grasse, lasciandovi sempre fra una pennellata e l\u2019altra uno spazio interstizio che riempisco coi colori complementari, possibilmente quando il colore fondamentale \u00e8 ancora fresco, acciocch\u00e9 il dipinto resti pi\u00f9 fuso. Il mescolare i colori sulla tavolozza \u00e8 una strada che conduce verso il nero; pi\u00f9 puri saranno i colori che getteremo sulla tela, meglio condurremo il nostro dipinto verso la luce, l\u2019aria e la verit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma sar\u00e0 anche l\u2019occasione per farsi abbracciare dal suo amore per la natura, che sar\u00e0 stato forse panteista ma che, certamente, fu di una purezza che non si pu\u00f2 che desiderare: \u00abLa Natura era diventata per me come un istrumento che suonava accompagnando ci\u00f2 che cantava il mio cuore. Ed esso cantava le armonie calde dei tramonti ed il senso intimo delle cose, nutrendo cos\u00ec il mio spirito di una melanconia grande, che producevami dall\u2019anima una dolcezza infinita\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La visita alla mostra sar\u00e0 l\u2019occasione perch\u00e9 ognuno possa dare una risposta alle domande che Segantini si \u00e8 posto tutta la vita e che hanno spinto il suo lavoro inesausto: \u00abRiuscir\u00f2 io a rendere l\u2019eterno significato dello spirito delle cose? Sapr\u00f2 dare alla Natura che dipingo quella luce che dona la vita al colore, e che illumina e d\u00e0 aria alle lontananze e rende infinito il cielo? Sapr\u00f2 io congiungere l\u2019idealit\u00e0 della Natura coi simboli dello spirito che l\u2019anima nostra rivela?\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/106_Segantini.pdf\">Scarica l\u2019articolo in PDF<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/106_Segantini.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-1216\" title=\"106_Segantini\" src=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/106_Segantini-681x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"681\" height=\"1024\" \/><\/a><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abIo continuo cosi\u0300 a lavorare alla mia opera&#8230; accarezzando col pennello i fili d\u2019erba, i fiori, gli animali e l\u2019uomo\u00bb. 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