{"id":1234,"date":"2014-12-20T11:47:42","date_gmt":"2014-12-20T10:47:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.dallombra.it\/?p=1234"},"modified":"2026-08-28T14:06:58","modified_gmt":"2026-08-28T12:06:58","slug":"un-florilegio-per-moroni-realta-libera-dalle-forme","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/?p=1234","title":{"rendered":"Un florilegio per Moroni. Realta\u0300 libera dalle forme"},"content":{"rendered":"<div title=\"Page 1\">\n<div>\n<div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra le esposizioni da non perdere c\u2019e\u0300 certamente l\u2019esposizione dedicata dalla Royal Academy of Arts, prestigiosa istituzione londinese, a uno dei piu\u0300 grandi pittori lombardi del Cinquecento: il bergamasco Giovan Battista Moroni (1524 circa &#8211; 1579). E\u0300 la prima rassegna inglese dedicata al celebre ritrattista, pittore presente nelle grandi raccolte pubbliche europee fin dall\u2019Ottocento. Ne parliamo con Simone Facchinetti che, con Arturo Galansino, ha curato la mostra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Passati da poco i trent\u2019anni, lei aveva gi\u00e0 curato a Bergamo una bellissima mostra dedicata all\u2019ultimo periodo dell\u2019attivit\u00e0 di Moroni: un\u2019occasione importante per la comprensione dell\u2019artista ma anche, immagino, per la sua personale formazione critica. Oggi, esattamente dieci anni dopo, cosa ha voluto dire tornare sul pittore, con un\u2019iniziativa che presenta il suo intero percorso in una sede internazionale importantissima?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 2004 il Museo Adriano Bernareggi (che \u00e8 l\u2019istituzione per la quale lavoro) ha realizzato un\u2019esposizione intitolata <em>Giovan Battista Moroni: lo sguardo sulla realt\u00e0<\/em> (1560-1579). L\u2019intenzione, all\u2019epoca, era quella di approfondire la stagione finale del pittore, cercando di mettere sullo stesso piano la produzione ritrattistica con quella di genere sacro. L\u2019esposizione di Londra \u00e8 stata pensata per un pubblico internazionale. \u00c8 una sintesi della vicenda del pittore. Un florilegio di opere che devono sedurre, prima ancora di raccontare una storia. Il loro montaggio, all\u2019interno del percorso espositivo, ha lo scopo di accendere l\u2019attenzione su alcune questioni di fondo, di interesse generale. Il successo che sta riscuotendo la mostra \u00e8, innanzitutto, una conferma del fatto che Moroni doveva ancora essere riscoperto dal pubblico inglese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Eppure Moroni \u00e8 un pittore non sconosciuto ai visitatori della National Gallery di Londra, anzi si pu\u00f2 dire che il suo quadro pi\u00f9 famoso al mondo \u00e8 proprio \u201cIl ritratto di un sarto\u201d l\u00ec conservato, con cui si chiude la mostra. L\u2019impressione \u00e8 che tutta l\u2019esposizione tenda a quell\u2019opera, quasi a dire agli inglesi: \u00abAvete visto chi \u00e8 e da dove viene il pittore di cui ammirate da un centinaio d\u2019anni \u201cIl Sarto?\u201d\u00bb\u2026<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi sembra bello quello che dice, non ci avevo mai pensato. Non avevo mai riflettuto sulla possibilit\u00e0 che il percorso espositivo dovesse fondarsi sul <em>Sarto<\/em>. Tuttavia capisco che per il pubblico inglese questo dipinto rappresenti una sorta di icona. Il nostro scopo era quello di dimostrare che il <em>Sarto<\/em> \u00e8 nato in buona compagnia, non \u00e8 nato isolato ma \u00e8 uno dei tanti borghesi che hanno posato per Moroni. In sostanza quello che ci premeva dire \u00e8 che, operando in periferia, Moroni \u00e8 stato pi\u00f9 libero di esprimersi, in qualche misura \u00e8 uscito dagli schemi rispetto ai suoi contemporanei. Ci\u00f2 lo ha reso inattuale nel passato e attuale nel presente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La mostra esibisce un numero relativamente contenuto di opere ma tutte di un livello qualitativo eccezionale. \u00c8 questo il segreto di questo successo di pubblico e critica?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La qualit\u00e0 di un\u2019opera \u00e8 il risultato di una somma infinita di dettagli. La qualit\u00e0 \u00e8 percepita dal pubblico, qualsiasi sia la sua preparazione in materia. Perci\u00f2 abbiamo scelto le opere seguendo il criterio della qualit\u00e0, senza dimenticare che ognuno di noi elabora la storia attraverso la sua narrazione, quindi la selezione ha seguito anche questo criterio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Malgrado la scelta di presentare un nucleo selezionato di opere, la mostra inizia con una sala dedicata al maestro di Moroni, il Moretto. E c\u2019\u00e8 anche il confronto con un\u2019opera di Lorenzo Lotto. Oggi le mostre monografiche su un artista quasi mai presentano opere di confronto. \u00c8 un\u2019operazione intellettualistica?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">No, al contrario \u00e8 stata una scelta necessaria. Il rapporto con il maestro, nella vicenda di Moroni, \u00e8 stato fondamentale. Direi che siamo stati obbligati a riassumerlo con troppi pochi esempi. Il confronto con Lorenzo Lotto serviva a provocare il pubblico, stimolandolo a riflettere sui cambiamenti che sono intervenuti in Europa dall\u2019et\u00e0 di Lutero all\u2019epoca che conduce verso il Concilio di Trento. Poi la mostra prende un andamento strettamente monografico e insegue lo sviluppo stilistico del pittore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quali sono le novit\u00e0 pi\u00f9 importanti emerse nella preparazione della mostra?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci siamo concentrati sull\u2019identificazione di alcuni personaggi ritratti da Moroni. Abbiamo presentato qualche aggiustamento cronologico al catalogo del pittore. \u00c8 stato rintracciato un ritratto inedito, esposto per la prima volta. Ci siamo sforzati di capire meglio le dinamiche che sono state alla base delle sue commissioni pubbliche. Tuttavia la principale novit\u00e0 della mostra \u00e8 la mostra stessa, la sua costruzione e i confronti che ne sono scaturiti. \u00c8 una mostra che va vista prima ancora di essere letta, capita, meditata, criticata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Torniamo a uno degli elementi gi\u00e0 caratterizzanti dell\u2019esposizione di dieci anni fa e che ritroviamo qui rinnovato: il rapporto tra i suoi ritratti, un vertice della pittura cinquecentesca, e le sue opere sacre, spesso mutuate da modelli di Moretto e considerate non all\u2019altezza della ritrattistica. Come \u00e8 affronta la questione in mostra?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Credo che abbiamo interpretato alla lettera le indicazioni di Giovanni Testori, che si era speso fin dagli anni Settanta per la riabilitazione delle pale d\u2019altare di Moroni, in particolare nelle chiese della Val Seriana. Infatti, nel nostro percorso espositivo, i ritratti al naturale\u00a0si fondono, a un certo punto, con le pale d\u2019altare. Non c\u2019\u00e8 nessuna distinzione tra i due generi. Molti dei personaggi ritratti da Moroni sono gli stessi che gli hanno commissionato opere sacre. \u00c8 un orizzonte comune, avvolgente. Questo fatto doveva risultare chiaro, immediatamente comprensibile a tutti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Parlando di Moroni, non pu\u00f2 non venire in mente Roberto Longhi e la sua mostra de \u201cI pittori della realt\u00e0 in Lombardia\u201d del 1953\u2026 <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Longhi consacrava il pittore ponendolo all\u2019inizio della linea del realismo lombardo che arriva fino al Settecento del pittore bresciano Giacomo Ceruti e del bergamasco Fra\u2019 Galgario, esponendo di ognuno, per la prima volta, un nucleo impressionante di opere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Se l\u2019importanza dell\u2019intuizione longhiana pu\u00f2 essere difficilmente contestabile, non sono mancati in questi anni tentativi di allargare le maglie del realismo lombardo \u2013 riconsiderando il ruolo di Leonardo e dei leonardeschi \u2013 o di ridimensionarne il carattere distintivo per la pittura lombarda, portando alla ribalta altre esperienze milanesi coeve, che non rientrano nella definizione di \u201cpittori della realt\u00e0\u201d\u2026<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Direi che il passare degli anni ci ha semplicemente liberati da certi schemi interpretativi. Moroni ha copiato Andrea Solario che \u00e8 stato allievo di Leonardo: ci\u00f2 significa che la tesi di Longhi era sbagliata? Ovviamente no. La messa a fuoco di nuove figure ha solo arricchito il panorama. Gli schemi a lungo andare spesso si rivelano delle trappole, la realt\u00e0 \u00e8 sempre pi\u00f9 libera delle forme in cui \u00e8 costretta dai nostri pensieri, anche quelli storicizzati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/108_Moroni-Int-Fachinetti.pdf\">Scarica l\u2019articolo in PDF<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/108_Moroni-Int-Fachinetti.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-1246\" title=\"108_Moroni Int Fachinetti\" src=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/108_Moroni-Int-Fachinetti-681x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"681\" height=\"1024\" \/><\/a><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra le esposizioni da non perdere c\u2019e\u0300 certamente l\u2019esposizione dedicata dalla Royal Academy of Arts, prestigiosa istituzione londinese, a uno dei piu\u0300 grandi pittori lombardi del Cinquecento: il bergamasco Giovan Battista Moroni (1524 circa &#8211; 1579). 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