{"id":1256,"date":"2015-07-04T12:07:41","date_gmt":"2015-07-04T11:07:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.dallombra.it\/?p=1256"},"modified":"2026-08-28T14:03:36","modified_gmt":"2026-08-28T12:03:36","slug":"il-rigore-si-fa-bello-macchina-scenica-per-serodine-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/?p=1256","title":{"rendered":"Il rigore si fa bello. Macchina scenica per Serodine"},"content":{"rendered":"<div title=\"Page 1\">\n<div title=\"Page 1\">\n<div>\n<div>\n<div>\n<p style=\"text-align: justify;\">I curatori Giovanni Agosti e Jacopo Stoppa, con l\u2019ausilio dell\u2019architetto Stefano Boeri hanno realizzato un percorso per immergere il visitatore in un allestimento sorprendente..<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La parola ai curatori<\/strong>: \u00abPer chi pratica un certo tipo di storia dell\u2019arte, quello \u2013 per intenderci e parlando un po\u2019 a centoni \u2013 che discende dalla lezione di Roberto Longhi, lo sviluppo, sempre intrecciato, dei fatti figurativi comprende alcune personalita\u0300 d\u2019affezione. Sono pittori privilegiati da attenzioni speciali, la predilezione per i quali e\u0300 un\u2019immediata dichiarazione di appartenenza. Non sono tanti, una manciata per secolo. In generale sono artisti di cui si conosce poco, ma quel poco e\u0300 di eccezionale qualita\u0300. La riscoperta di un\u2019opera che li riguarda non e\u0300 un fatto di routine. Le vicende biografiche di questi personaggi non sono del tutto chiare; vaste zone d\u2019ombra ne caratterizzano la formazione. Nei tempi in cui vissero non hanno goduto di particolare fama.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Spesso hanno a che fare con contesti che la storia dell\u2019arte da manuale considera periferici, da un capo all\u2019altro dell\u2019Italia\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Drogati di verit\u00e0 oggettive<\/strong> &#8211; Si lascia volentieri l\u2019attacco del pezzo ai curatori, quando quella che si va recensendo \u00e8 la mostra dedicata dalla Pinacoteca Z\u00fcst a Giovanni Serodine, affidata a studiosi che da qualche decennio ci stanno squadernando la storia dell\u2019arte lombarda con una chiarezza, completezza e, perch\u00e9 no, affezione, diventate imprescindibili. Perch\u00e9 ogni volta che Giovanni Agosti e i suoi compagni di avventura, in questo caso l\u2019ormai insostituibile e determinante Jacopo Stoppa, prendono in mano un autore o un tema, si potr\u00e0 stare certi che ogni biblioteca e archivio verranno dragati e che dal primo all\u2019ultimo manoscritto, documento, cartolina, volume, articolo, tamburino o pamphlet verranno indagati e chiamati a cantare la propria nota, o aria, nel coro che calcher\u00e0 il palco del saggio o della scheda in catalogo. Non ci sono notizie di serie B, nulla \u00e8 secondario nella vicenda di un pittore e della sua opera: ogni riferimento trova il suo posto, perch\u00e9 date e dati sono la droga\u00a0di cui non possono fare a meno certi studiosi. Si tratta di vittime di una dipendenza da verit\u00e0 oggettive, accresciuta oltre l\u2019indole personale dal contesto in cui sono chiamati a operare: il turbinio di interpretazioni e approssimazioni spesso dolose, in cui naviga la Storia dell\u2019arte e in cui tali certezze oggettive diventano indispensabili e rassicuranti come lo scheletro per l\u2019anima, chiamato a reggere, nelle retrovie, alle intemperie dei dibattiti critici pi\u00f9 cruenti, che si accapigliano sulle attribuzioni e le cronologie affettive, cui gli stessi curatori, naturalmente, non si sottraggono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Scelte attributive, fortune espositive, citazioni bibliografiche,\u00a0passaggi di propriet\u00e0, ma anche fratellanze iconografiche, vengono esposte senza riserve. Sono verit\u00e0 di uno scheletro quanto mai necessarie per un pittore come Serodine, capace di regalarci, nello stesso dipinto, vertici assoluti della pittura europea del Seicento e parti di qualit\u00e0 inferiore, tanto da farcele digerire a fatica come autografe. Altalenanze che, in catalogo, non sono certo taciute, ma dettagliate con dovizia di particolari e molteplicit\u00e0 di voci, che si fanno strada nella difficolt\u00e0 a comprendere un percorso che ha bruciato la sua storia in una manciata di quadri, pochi anni e radi agganci documentari e cronologici. Si naviga a vista, insomma, e spesso ci \u00e8 chiesto di tapparci il naso e buttarci a bomba nella pittura, godendosela per la sua bellezza inusitata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Un palco per l\u2019\u00e9toile<\/strong> &#8211; Il risultato cui sono arrivati i curatori \u00e8 un equilibrio tra pudore espositivo e acribia da studioso che invitano a questa immersione. Perch\u00e9 la mostra che si pu\u00f2, e si deve, vede\u00a0re alla Z\u00fcst fino al 4 ottobre, non \u00e8 una mostra per addetti ai lavori, \u00e8 un\u2019esposizione che srotola l\u2019opera dell\u2019asconese oggi conservata in Ticino in tutta la sua bellezza abbacinante, con una levit\u00e0 ed eleganza che ci permette di goderci la pittura come non era stato finora possibile. E qui il merito va anche alla capacit\u00e0 inclusiva dell\u2019operazione orchestrata, che ha coinvolto, gratuitamente, Stefano Boeri. Alla sua prima mostra, il celebre architetto italiano ha introiettato la particolarit\u00e0 dello spazio espositivo, per dar vita a una macchina scenica. L\u2019elegante scritta che firma la mostra visibile anche dall\u2019esterno \u2013 regalata come tutta l\u2019immagine grafica da Francesco Dondina \u2013 e il quasi nero delle pareti, che diventa colore autonomo e risplende come in un Matisse,\u00a0sostengono, infatti, il carattere drammaturgico dell\u2019allestimento, in cui il soprano, o l\u2019\u00e9toile, \u00e8 naturalmente la grande dinamitarda pala della parrocchiale di Ascona. <em>L\u2019incoronazione della Vergine<\/em>, ultima opera del pittore in attesa di poter ritornare nella sua chiesa in restauro, \u00e8 la tela intorno alla quale si costruisce, letteralmente, la mostra. \u00c8 lei a dettare il ritmo, dispiegando la sua superficie fino a cinque metri dal pavimento e creando la linea cui porre tutti i dipinti della mostra, siano essi nella porzione alta della stanza, a fianco a lei, o sul corridoio-pontile a cui si accede dalla scala esterna alla torre scenica. L\u2019effetto immersivo \u00e8 un corpo a corpo con l\u2019opera, sia essa scesa ai tuoi piedi nel ballatoio o avvicinatasi ai tuoi occhi come in chiesa \u00e8 impossibile fare, nel caso della grande pala. \u00c8 un gesto di restituzione della bellezza materica del pittore e un servizio amorevole al visitatore. Le didascalie sono visibili ma ben celate sulla balaustra e le righe di spiegazione sono poche e opportune: un allestimento sul crinale tra ragione e sentimento, insomma, frutto di una regia \u2013 ci si permetta l\u2019approssimazione e l\u2019invasione negli affetti altrui \u2013 ronconiana, anzi forse pi\u00f9 ronconiana di Ronconi, se ben ricordiamo la mostra di Van Dyck allestita a Palazzo Reale nel 2004. Una mostra tutta di quadri, in cui le dieci opere ti circondano come in una lanterna magica o, in un zoopraxiscopio di Muybridge, in movimento nell\u2019opera di Serodine, che ti fa scorrere da una pennellata all\u2019altra, lungo i suoi fondi abbrustoliti, alla ricerca del volto di un padre che ritorna in due momenti della vita, ubriacandosi nella materia corposa, che rende pi\u00f9 unitaria di quato sembri in fotografia la grande pala di Ascona o sobbalzando per quel giovane pittore, che spiace proprio non poter interrogare come un autoritratto, in cerca di qualche informazione in pi\u00f9 sul grande Giovanni Serodine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il catalogo della mostra \u00e8 una monografia bellissima, edita da Officina Libraria e realizzata con le foto appositamente scattate da Roberto Pellegrini. Un volume prezioso, non solo per il saggio introduttivo e le dieci schede, che sono altrettanti saggi, ma perch\u00e9 ricchissimo di dettagli sorprendenti. C\u2019\u00e8 anche una doppia copertina, firmata da Francesco Dondina, tra cui scegliere: il San Paolo della pala di Ascona o un dettaglio paesaggistico lacustre, incastonato nella stessa tela. A voi la scelta, in mostra a 30 franchi.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<a href=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/112_Serodine-1.pdf\">Scarica l\u2019articolo in PDF<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/112_Serodine-1.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-1258\" title=\"112_Serodine 1\" src=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/112_Serodine-1-681x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"681\" height=\"1024\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/112_Serodine-1.pdf\"><br \/>\n<\/a><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I curatori Giovanni Agosti e Jacopo Stoppa, con l\u2019ausilio dell\u2019architetto Stefano Boeri hanno realizzato un percorso per immergere il visitatore in un allestimento sorprendente.. 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