{"id":1314,"date":"2016-12-10T22:48:49","date_gmt":"2016-12-10T21:48:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.dallombra.it\/?p=1314"},"modified":"2026-08-28T13:58:45","modified_gmt":"2026-08-28T11:58:45","slug":"sguardi-affascinati-oltre-la-ringhiera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/?p=1314","title":{"rendered":"Sguardi affascinati oltre la ringhiera&#8230;"},"content":{"rendered":"<div title=\"Page 1\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u201cEccolo arriva!\u201d \u201cCom\u2019e\u0300 bello, com\u2019e\u0300 bello!\u201d \u201cE\u0300 impressionante!\u201d \u201cL\u2019altra volta c\u2019erano meno vagoni, ma sta volta e\u0300 proprio bello&#8230;\u201d \u201cDovrebbero farlo passare piu\u0300 spesso\u201d \u201cEh no, dopo ci si abitua e non ci si diverte piu\u0300\u201d. \u201cE\u0300 sempre bello il treno&#8230;\u201d \u201cEh si\u0300 il treno e\u0300 bello\u201d.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chissa\u0300 perche\u0301 pensando al treno come occasione figurativa, prima dei molti dipinti dedicati a questo tema fin dal suo debutto sulla scena dell\u2019immaginario collettivo, mi vengono in mente i fotogrammi di alcuni film tra i piu\u0300 amati. La struggente immagine di apertura e chiusura di una pellicola indimenticabile come <em>Tutto su mia madre<\/em> di Pedro Almodo\u0301var, le ricorrenze variopinte nei film di Wes Anderson o, piu\u0300 prosaicamente ma non meno affettivamente, la celebre scena con cui abbiamo aperto, in cui un Renato Pozzetto Ragazzo di Campagna si schiera con i vecchi del paese di Borgo tre case, frazione di Borgo dieci case, per non perdersi lo \u201cspettacolo del venerdi\u0300\u201d: il passaggio del treno che dalla Bassa padana porta a Milano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ed e\u0300 partendo da quest\u2019immagine, ironica e nostalgica insieme, che vien da chiedersi: e\u0300 veramente sempre bello il treno?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come spesso accade, l\u2019arte ha registrato nei decenni mutamenti di sguardo di un\u2019epoca verso uno dei protagonisti del proprio scenario e il treno compare come soggetto piu\u0300 o meno esplicito di un gran numero di dipinti, in particolare dalla seconda meta\u0300 dell\u2019Ottocento agli anni Venti del Novecento, dimostrando tutta la traiettoria possibile verso di esso: dalla diffidenza all\u2019entusiasmo, passando per la timida partecipazione.\u00a0Il treno viene inizialmente accolto come un elemento estraneo, sinistro, che arriva a deturpare uno scenario paesaggistico incontaminato con i propri binari, fumi, rumori\u2026 Del resto, si tratta di una diffidenza che va di pari passo con la coscienza \u2013 acquisita molto in fretta \u2013 di come il mezzo cambier\u00e0 per sempre la vita degli uomini, le dinamiche del lavoro, la stessa percezione degli spazi, che si vanno riducendo insieme al tempo necessario per percorrerli. Il treno diventa immediatamente simbolo di progresso, di modernit\u00e0, condividendo con essa la propria fortuna e sfortuna. \u00c8 la storia che ritroviamo in queste immagini, scelte tra le tante possibili a rappresentare un avvicinamento al treno e ai suoi significati. Non \u00e8 un caso, infatti, che le sette tele dedicate da Claude Monet alla stazione parigina di SaintLazare (1877), che segnano il suo trasferimento a Parigi, rispondano all\u2019invito rivolto ai giovani pittori da \u00c9mile Zola, affinch\u00e9 si occupino della modernit\u00e0. La risposta di Monet, dopo anni dedicati a ritrarre\u00a0la campagna, \u00e8 frutto di una sorta di mediazione. Il protagonista di questo quadro non \u00e8 propriamente il treno, ma il fumo denso che esce dalla sua locomotiva, invadendo le ampie volte della stazione e rarefacendo l\u2019atmosfera. \u00c8 l\u2019occasione per uno stemperamento delle linee che\u00a0non poteva che piacere a un Monet alla ricerca dell\u2019impercettibile vaporoso della rappresentazione e che, almeno in questi anni centrali, rende pi\u00f9 sopportabile la vita di citt\u00e0, fatta di contorni netti e contrastanti. Nella versione qui riprodotta, il vapore sembra addirittura capace di tingere di violetta l\u2019atmosfera di Parigi, regalandole un tocco floreale, un accento di amplitudine festante, sbocciata imprevedibilmente nel cuore dell\u2019inverno. La pace \u00e8 negli occhi di chi guarda, cos\u00ec come l\u2019inquietudine, verrebbe da dire pensando a un\u2019analoga fusione tra fumi atmosferici e artificiali, resa come pi\u00f9 diversamente non si potrebbe nel celebre dipinto dal titolo prefuturista <em>Pioggia, vapore e velocit\u00e0<\/em> (1844), realizzato oltre trent\u2019anni prima dall\u2019inglese William Turner.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una generazione dopo Monet (1900), il norvegese Edvard Munch, sembra addirittura privarci della vista del treno: ne rintracciamo appena la sagoma, guidati dalla scia che s\u2019innerva a batuffoli tra le frasche, seminata come molliche, destinate a essere mangiate dalle brume del Mare del Nord. Ancora una volta il treno sembra essere un espediente, un tramite usato per creare atmosfere. Certo le inquietudini del pittore dilagano sulla tela con una persuasivit\u00e0 lontanissima dalla pittura lenticolare di Monet e, forse, il ritmo dato alla stessa disposizione degli elementi naturalistici e atmosferici risente di quello dettato dal treno in movimento, ma, almeno formalmente, resiste un pudore a considerare il mezzo come soggetto in s\u00e9, nella sua valenza ferrigna. Sembra persistere una volont\u00e0 di addomesticarne gli effetti. Anche Van Gogh, del resto, in un bel disegno di un decennio prima (1888) o Pierre Bonnard, in una tela di un decennio dopo (1909), riducono il treno a poco pi\u00f9 che una striscia persa nel paesaggio, dal quale risulta totalmente soverchiato. Ma il paravento, che ancora sembra poter allontanare dai nostri occhi l\u2019incedere della modernit\u00e0, ha le ore contate. A far saltare il tappo sar\u00e0, com\u2019\u00e8 noto, il Futurismo. Il treno non solo diventa degno di essere il vero e unico protagonista della tela, come nel bellissimo sferragliare che illumina e incendia la notte crepitante del dipinto notturno di Pippo Rizzo (1920), ma assume i connotati di una vera divinit\u00e0 pagana, con tanto di ascendenza mitologica, con Fortunato Depero (1924): \u201cpartorito dal sole\u201d \u00e8 l\u2019appellativo che guadagna il treno nel suo dipinto turbinoso. Naturalmente, si potrebbe continuare con molte altre immagini di ci\u00f2 che ruota intorno al mondo della ferrovia, primi fra tutti i suoi passeggeri, ritratti tra gli altri da Daumier, Induno, Hopper\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma forse \u00e8 tempo di passare ad altre penne il filo del racconto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da parte nostra ritorniamo volentieri alla stazione di partenza, all\u2019interrogativo da cui siamo partiti: \u201c\u00c8 sempre bello il treno?\u201d \u00c8 una domanda cui ci sentiamo impossibilitati a rispondere, non tanto, o non solo perch\u00e9 questo mezzo, pi\u00f9 degli altri, si \u00e8 fatto carico di assurgere a simbolo della modernit\u00e0 e del progresso, ma perch\u00e9 impossibilitati a disgiungerne l\u2019immagine dalla pi\u00f9 efficace metafora del viaggio, della scoperta, della partenza, dell\u2019abbandono, del ritrovarsi e del lasciarsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non ci resta che invidiare un po\u2019 la semplicit\u00e0 della splendida figlia di Edouard Manet, ritratta dal padre di spalle ne <em>Le chemin de fer<\/em> (1872-73), rapita, come lo sarebbe ogni nostro nipotino, alla vista di un treno che, possiamo immaginare, sta passando oltre la ringhiera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/120_Treni-nellarte.pdf\"> Scarica l\u2019articolo in PDF<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/120_Treni-nellarte.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-1316\" title=\"120_Treni nell'arte\" src=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/120_Treni-nellarte-682x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"682\" height=\"1024\" \/><\/a><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cEccolo arriva!\u201d \u201cCom\u2019e\u0300 bello, com\u2019e\u0300 bello!\u201d \u201cE\u0300 impressionante!\u201d \u201cL\u2019altra volta c\u2019erano meno vagoni, ma sta volta e\u0300 proprio bello&#8230;\u201d \u201cDovrebbero farlo passare piu\u0300 spesso\u201d \u201cEh no, dopo ci si abitua e non ci si diverte piu\u0300\u201d. \u201cE\u0300 sempre bello il treno&#8230;\u201d \u201cEh si\u0300 il treno e\u0300 bello\u201d. 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