{"id":1378,"date":"2012-12-29T10:50:52","date_gmt":"2012-12-29T09:50:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.dallombra.it\/?p=1378"},"modified":"2026-08-28T14:19:25","modified_gmt":"2026-08-28T12:19:25","slug":"vermeer-a-roma-un-borghese-piccolo-piccolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/?p=1378","title":{"rendered":"Vermeer a Roma, un borghese piccolo piccolo"},"content":{"rendered":"<div title=\"Page 1\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Un panettiere, una moglie, dieci figli, una suocera un po\u2019 ingombrante da sopportare, un lavoretto poco redditizio. Sembrerebbe ridursi a poche piccole cose la storia che va in scena alle Scuderie del Quirinale, nella mostra che Roma dedica ad uno dei piu\u0300 celebri pittori del Seicento, l\u2019olandese Johannes Vermeer. Una storia che si brucia nella cittadina di Delft in poco tempo, tra il 1632 e il 1675, Vermeer mori\u0300 a soli 43 anni, e che si consuma in poche immagini, visto che di quadri ne dipinse probabilmente una sessantina, che quelli arrivati no a noi sono poco piu\u0300 di trenta e che quelli presenti in mostra sono \u201csolo\u201d 8. Un pittore che si arrabatta con un piccolo commercio di dipinti altrui, che amministra i modesti beni della moglie, con il solo scopo, sembrerebbe, di essere lasciato in pace a dipingere i suoi piccoli e interminabili quadri, apprezzati da pochi e usati, all\u2019occorrenza, per saldare due o tre anni di debito con il fornaio del quartiere. Una vicenda che sembrerebbe quasi poter sparire, se la si paragona agli altri mostri sacri della pittura olandese.\u00a0Anche non scomodando Rubens, pittore amato dalle grandi corti delle capitali, invadente e dominante con l\u2019imponenza del suo barocco di carni, capace di seminare lo sfarzo delle sue giganti tele, profondendole a centinaia in ogni angolo d\u2019Europa. Ma se Rubens \u00e8 testimone ed espressione di un mondo imparagonabile a quello di Vermeer, la storia di quest\u2019ultimo sembra esiziale anche rispetto a quella di un pittore come Rembrandt, che visse oltre sessant\u2019anni e che, attingendo perlopi\u00f9 ad un mondo analogo, ci ha lasciato oltre trecento dipinti autografi e almeno altrettanti di bottega. Delft non \u00e8 Amsterdam e quella di Vermeer \u00e8 una microstoria che divenne mito solo a partire dall\u2019Ottocento, quando questi pochi e piccoli quadri accesero l\u2019entusiasmo della cultura internazionale, da allora capace di coglierne l\u2019eccezionalit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019occasione unica che fornisce la mostra in corso a Roma (fino al 20 gennaio) \u00e8 anche quella di vedere questi otto quadri a fianco dei pi\u00f9 importanti pittori olandesi che operarono negli stessi anni a Delft. Questa diluizione di Vermeer \u2013 il rapporto tra quadri del maestro e coevi \u00e8 di 8 a 49 \u2013 credo che non solo risponda alle necessit\u00e0 promozionali di mantenere gli standard minimi della \u201cgrande mostra\u201d di cassetta, ma che sia una scelta necessaria a cogliere la peculiarit\u00e0 ed eccezionalit\u00e0 di Vermeer. Una straordinariet\u00e0 che non nasce quasi mai dai soggetti, per lo pi\u00f9 comuni, n\u00e9 da particolari soluzioni compositive o iconografiche. Se si esclude l\u2019Allegoria della Fede \u2013 vedi qui sotto \u2013 i soggetti non sembrano altro che figure di genere: fanciulle ritratte mentre suonano uno strumento musicale, leggono una lettera o subiscono le avances di giovanotti ben vestiti. Anche le recenti letture interpretative delle tele, autorizzate da alcuni richiami inseriti nei vetri delle finestre o nel valore simbolico di alcuni oggetti presenti nelle stanze dipinte, non sembrano scalfire la sostanza delle predilezioni del pittore per soggetti tematicamente poco \u201cingombranti\u201d. Semmai, bisogner\u00e0 notare come, nel pur esiguo scalare cronologico delle opere, si possa cogliere un progressivo zoomare verso il soggetto raffigurato e l\u2019abbandono di una narrazione, ancora evidente in opere come la Giovane donna con un bicchiere di vino (1659-60 c.) e totalmente esclusa nell\u2019immagine ravvicinata della straordinaria Ragazza con il cappello rosso (1665- 67 c.).\u00a0Il vero punto chiave della grandezza di Vermeer \u00e8 quello che solo il visitatore davanti alle piccole opere potr\u00e0 notare, cercandolo,\u00a0manco a dirlo, nella materia, o meglio nella luce della materia. Il pittore sembra apprendere a pieno la lezione di Leonardo, o forse, meglio, quella della nebbia umida: la realt\u00e0 non ha contorni netti e un effetto sorprendentemente vivo e vivido si ottiene con l\u2019impressione delle forme, pi\u00f9 che con la loro descrizione. \u00c8 cos\u00ec che, a differenza dei suoi compagni pittori, i contorni si perdono in un pulviscolo di segni che hanno fatto parlare la critica di un Vermeer pre-puntillista. Infine, nel colorare le ombre che s\u2019inzuppano dei colori dominanti del dipinto, il pittore \u00e8 capace di infondere il loro splendore in una sorta di aurea circostante. \u00c8 cos\u00ec che nella Ragazza con il cappello rosso il colore del grande copricapo e il blu della veste tingono la luce e le ombre del dipinto affiancandosi,\u00a0molecola con molecola, sulla tavola dipinta. L\u2019effetto \u00e8 lo splendore e concentrazione insieme che continuano ad estasiare il visitatore di ogni latitudine. \u00c8 cos\u00ec che un mondo borghese piccolo piccolo, spacca i suoi confini senza bisogno di delitti, subiti o perpetrati, con la forza dolce e persuasiva della materia, aprendo la scatola della realt\u00e0 con la bellezza capace di lenirne le lacerazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L&#8217;opera in mostra &#8211;\u00a0\u00a0L\u2019allegoria della Fede<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per la sua estraneit\u00e0 ai soggetti pi\u00f9 tipici del pittore, merita una segnalazione il dipinto con cui si chiude la mostra romana. Si tratta dell\u2019Allegoria della Fede proveniente dal Metropolitan Museum of Art di New York. Gli elementi rappresentati sono gli attributi classici della Fede cattolica \u2013 la donna posta al centro \u2013 come il piede sul globo terrestre o il serpente del peccato originale, schiacciato da Cristo-pietra angolare, e sono tratti dall\u2019Iconologia di Cesare Ripa. Ma non mancano riferimenti diretti al sacrificio eucaristico, rappresentato da messale, calice e crocifisso, posti sul tavolo. L\u2019opera era destinata ad una casa privata e, nella sua ambientazione, riproduce probabilmente una delle chiese domestiche diffuse a Delf, dove la fede cattolica non poteva essere professata apertamente. La stessa tenda ripiegata sulla sinistra, allude probabilmente alla necessit\u00e0 di nascondere alla vista pubblica questa parte della casa. Nell\u2019esiguit\u00e0 dei documenti \u00e8 un vero peccato non sapere nulla della personalit\u00e0 di Vermeer che, in occasione del suo matrimonio si convert\u00ec al Cattolicesimo, non \u00e8 noto se solo per ottenere il favore della\u00a0ricca suocera. Pur nella complessit\u00e0 dell\u2019opera \u2013 una sorta di tavola iconografica sul tema \u2013 ci\u00f2 che sorprende \u00e8 la volont\u00e0 di Vermeer di mostrarci tutta la grandezza della sua pittura e la sua raffinata capacit\u00e0 di rendere il peso dei materiali, la consistenza dei tessuti, la trama delle superfici. \u00c8 cos\u00ec che d\u00e0 vita ad un repertorio della propria abilit\u00e0 che sorprende e affascina in un modo molto diverso dalla contemplazione materica che impone allo sguardo del visitatore con le altre opere. Se ragioni stilistiche e tematiche non lo collocassero avanti nella breve carriera del pittore, sembrerebbe un colpo di testa giovanile, una di quelle opere con cui un genio della pittura fa vedere ai suoi maestri il campionario di cosa sa fare, con la baldanza libera di chi vuole mostrare di avere i mezzi per cambiare le cose. E, in effetti, in una cos\u00ec breve carriera ed esiguit\u00e0 di opere, \u00e8 un dipinto che ci lascia illecitamente e inutilmente fantasticare su cosa sarebbe potuto essere un Vermeer dopo Vermeer, magari scappato dal piccolo mondo borghese che aveva saputo illuminare dall\u2019interno. E chiss\u00e0 poi se avrebbe sentito il bisogno di questa fuga&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/94_Vermeer.pdf\">Scarica l&#8217;articolo in PDF<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/94_Vermeer.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-1380\" title=\"94_Vermeer\" src=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/94_Vermeer-682x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"682\" height=\"1024\" \/><\/a><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un panettiere, una moglie, dieci figli, una suocera un po\u2019 ingombrante da sopportare, un lavoretto poco redditizio. 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