{"id":1471,"date":"2014-04-19T21:22:52","date_gmt":"2014-04-19T20:22:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.dallombra.it\/?p=1471"},"modified":"2026-08-28T14:15:31","modified_gmt":"2026-08-28T12:15:31","slug":"cristo-in-spalla","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/?p=1471","title":{"rendered":"Cristo in spalla"},"content":{"rendered":"<div title=\"Page 1\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando si attraversano i travagli dell\u2019adolescenza, soppesando la propria condizione, accade di pensare che la vita sia tutta sbagliata e che niente sia al suo posto. Non ci sarebbe nulla di male nel crederlo, se non fosse che, piu\u0300 o meno segretamente, tale constatazione nasconde la convinzione che un giorno le circostanze dovranno, o almeno potrebbero, sistemarsi. Con il passare degli anni, ognuno e\u0300 chiamato a sperimentare sulla propria pelle che le cose non stanno cosi\u0300 e che a 15, 25 o 40 anni, la realta\u0300 non si sistema: i conti non tornano, continuano a non tornare. Comunque la si voglia vedere, drammatica o evasiva che sia la reazione personale che ne consegue, il punto di partenza e d\u2019arrivo drammaticamente comune e\u0300 che, nella vita, i conti non tornano. La Pasqua, con la sua storia d\u2019ingiustizia suprema, ha come presupposto necessario il sacrificio del Giusto e la scelta dello stesso Dio, che potrebbe farci sparire con nonchalance, di farsi uomo mortale e di lasciarsi accoppare come l\u2019ultimo dei ladri. Il protagonista della storia e\u0300, in tutta evidenza, uno che di conti che non tornano ne sa qualcosa, tanto che al Padre, la\u0300 nell\u2019Orto, ha provato anche a farglielo presente.<\/p>\n<div title=\"Page 1\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Quello che scuote e sbaraglia nel centro di questa Deposizione e\u0300 che Cristo, portata all\u2019estrema conseguenza l\u2019accettazione della propria vita terrena, sveste il suo ruolo di protagonista, per lasciare che sia Giuseppe d\u2019Arimatea a condurre il gioco tragico dell\u2019azione. Ad occupare il centro dell\u2019immagine compositiva non e\u0300, come solitamente accade, il corpo disteso di Gesu\u0300. Cosi\u0300 come a Maria non sembra restare altro che accarezzare e baciare, per l\u2019ultima volta, quella mano piagata fino alla morte, ormai gelida tra le sue dita, inerte sotto le sue labbra. Giuseppe, il padre sulla terra, e\u0300 uscito di scena da tempo e questo nuovo Giuseppe deve prendere in mano la vicenda, facendosi motore dell\u2019azione: bisogna seppellire il corpo di quello che diceva di essere il Salvatore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I conti della storia non tornano, no. E questo capolavoro del gotico francese non fa niente per nasconderlo. Eppure sul volto del neo-protagonista, il volto lieto di Giuseppe che guarda in alto sereno, non sarebbe giusto non notare un\u2019attesa colma di speranza. Nulla sapremo mai del presentimento che potesse averne Giuseppe, ma quello che certo non poteva sfuggire all\u2019animo dell\u2019ignoto scultore medioevale e\u0300 la coscienza che dalla debolezza di quelle ossa martoriate che si lasciano portare, stava nascendo la forza di Chi pretendeva di caricare di senso, cioe\u0300 di se\u0301, non solo il peso di quella vicenda, ma della vita tutta. Del resto, anche la somiglianza siognomica tra Cristo e Giuseppe accentua in noi l\u2019impressione che le parti tra dare e avere, nei due coprotagonisti, siano tutt\u2019altro che definite. I ruoli sembrano invertibili, compenetrabili. Del resto il Vangelo ci dice che in quelle stesse ore Gesu\u0300 era impegnato a tirar su dagli Inferi qualche decina di profeti e progenitori, tanto che fatichiamo a figurarcelo con le spalle leggere&#8230;<\/p>\n<div title=\"Page 1\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma cio\u0300 che fa crescere la commozione suscitata da quest\u2019immagine e\u0300 che, dimenticando per un momento le altre statue, il gruppo centrale, quel ganglio tra Gesu\u0300 e Giuseppe d\u2019Arimatea, potrebbe tranquillamente essere usato per raffigurare il momento in cui Gesu\u0300 si fa carico di Disman, il ladrone pentito, per portarlo \u201ccon Lui in Paradiso\u201d. In questa ambivalenza tra portato e portatore e\u0300 racchiuso il piu\u0300 grande augurio per questa Pasqua, tornata a ricordarci che per portare Cristo occorre lasciarsi portare da Lui. Perche\u0301 Dio ha bisogno degli uomini e tutte le volte che, nella nostra vita, ci scontreremo con un 2 + 2 che fa 5, potremo pensare a quest\u2019immagine per sospettare che in quei conti che non tornano si nasconde un Uno che ha voglia di farsi portare in spalla da noi.<\/p>\n<div title=\"Page 1\">\n<p style=\"text-align: justify;\">PER RIUNIRE UNA FAMIGLIA<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il gruppo di avori che compongono questa Deposizione, oltre a dar vita a una messa in figura della morte di Cristo dalla straordinaria potenza evocativa, e\u0300 anche oggetto di un caso esemplare e virtuoso di collezionismo pubblico, capace di mettere in luce una delle funzioni principali di un Museo. Questi sette avori, eseguiti intorno al 1270-80, sono conservati al Louvre di Parigi, ma non vi sono entrati \u201cal completo\u201d. Nel 1896 il museo acquista da due differenti collezioni, a Parigi e in Italia, quattro statue del gruppo: Giuseppe d\u2019Arimatea, Gesu\u0300, Maria e la figura femminile simbolo della Chiesa. Nel 1947, i figli dei baroni Rothschild donano al Louvre una piccola statua d\u2019avorio che, erroneamente, si pensa rappresenti un profeta, confinandola lontano dal gruppo per cinquant\u2019anni. Solo pochi anni fa, spinta dall\u2019evidente affinita\u0300 stilistica, una studiosa del museo arriva alla corretta lettura: il quinto personaggio e\u0300 Nicodemo. Tuttavia, anche a una lettura profana, non poteva sfuggire che ad andare persa non era stata solo la cornice architettonica in cui doveva essere originariamente inserito il gruppo. Ai piedi della Croce mancava Giovanni, il discepolo prediletto e, come insegna anche la celebre formella di Benedetto Antelami nella Cattedrale di Parma, alla presenza della Chiesa, non poteva che essere contrapposta quella della Sinagoga. Nel 2012 accade pero\u0300 il colpo di scena e appaiono sul mercato antiquario i due elementi mancanti: la donna bendata che simboleggia la Sinagoga e il piangente San Giovanni. E\u0300 evidente a tutti che le statue debbano andare al loro posto, a ricomporre l\u2019unita\u0300 del gruppo; ma il proprietario non e\u0300 di quelli che si lascia intenerire dal ricongiungimento degli affetti: vuole 2.600.000 euro, piu\u0300 di tre milioni di franchi. Gli Amici del Louvre raccolgono la meta\u0300 della cifra, 500.000 euro arrivano dalla piu\u0300 importante assicurazione specializzata in opere d\u2019arte, l\u2019AXA, ma per portare a casa le due statuette servono altri 800.000 euro, quasi un milione di franchi. E\u0300 cosi\u0300 che il museo lancia una grande campagna di raccolta fondi online, crowdfunding, che in due mesi, grazie a 4500 privati cittadini, assicura al museo le due statue, oltre che la meritata attenzione pubblica sull\u2019opera. E\u0300 una bella storia di consapevolezza, attenzione, mecenatismo, cura, ricerca e senso civico. Una bella storia perche\u0301 imitabile, in Italia o in Svizzera, dove non mancano altre \u201cfamiglie\u201d da ricomporre e persone da lasciarsi unire da una giusta causa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/102_Pasqua-Avori-a.pdf\">Scarica l\u2019articolo in PDF<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/102_Pasqua-Avori-a.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-large wp-image-1473\" title=\"102_Pasqua Avori a\" src=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/102_Pasqua-Avori-a-678x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"678\" height=\"1024\" \/><\/a><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando si attraversano i travagli dell\u2019adolescenza, soppesando la propria condizione, accade di pensare che la vita sia tutta sbagliata e che niente sia al suo posto. 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