{"id":1493,"date":"2016-03-26T12:43:17","date_gmt":"2016-03-26T11:43:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.dallombra.it\/?p=1493"},"modified":"2026-08-28T14:00:39","modified_gmt":"2026-08-28T12:00:39","slug":"un-soffio-che-nulla-potra-soffocare-gaudenzio-ferrari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/?p=1493","title":{"rendered":"Un soffio che nulla potr\u00e0 soffocare. Gaudenzio Ferrari"},"content":{"rendered":"<div title=\"Page 1\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre si depositano i detriti sempre piu\u0300 vicini di un\u2019Europa precaria scossa dalle bombe,<br \/>\nun volto come questo riemerge dai secoli per puntarci i suoi occhi addosso, reclamando un\u2019attenzione esclusiva sulla soglia della Pasqua. Ecce Homo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo <em>Cristo<\/em>, scolpito da Gaudenzio Ferrari al principio del Cinquecento, si propone a noi disarmato e potentissimo insieme. Giovanni Testori, che ha scoperto quest\u2019opera al Sacro Monte di Varallo, diceva che Gaudenzio e\u0300 inconfondibile perche\u0301 \u00absolo lui sa rappresentare Cristo con questa tenerezza, e insieme con questa freschezza, cosi\u0300 che, mentre lo guardi, ti sembra di sentirlo respirare&#8230;\u00bb. Ed e\u0300 la vita, quel tenace soffio di vita, a farci rimanere incollati a quegli occhi. A respirare non sono solo le dolci labbra socchiuse ma, si direbbe, tutta la pelle, candida e soffusa di un rossore delicato e impalpabile. \u00abGaudenzio \u2013 continua Testori \u2013 ha bisogno di sentirsi e muoversi nell\u2019interno e nel pieno della materia. In essa la mano tocca, affonda e a furia di carezze crea un soffio, un palpito, una forma. La scultura, in lui, da stilema plastico diventa trepidante verita\u0300, umana e carnale concrezione; da parer, ecco, un calco eseguito direttamente sul corpo dell\u2019uomo a furia di sguardi, di carezze, di pensieri e gesti d\u2019amore\u00bb. Parole che aderiscono come un guanto a un\u2019opera come questa, che pur e\u0300 scolpita nel legno di tiglio, e non plasmata in terracotta, come lo stesso Gaudenzio e tutti i plasticatori del Sacro Monte varallino avrebbero fatto di li\u0300 a poco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il recente restauro della straordinaria bottega bergamasca dei Gritti ci ha restituito un\u2019opera intatta e carica di una storia che l\u2019ha attraversata senza sovrastarla. Questa statua venne spostata dalla Cappella 40 alla Cappella 32, in una delle molteplici riorganizzazioni del percorso del Sacro Monte che comportarono il riutilizzo di statue antiche in nuovi contesti. Ma cio\u0300 che ci interessa non e\u0300 tanto che questo Cristo non si accinga piu\u0300 a salire il Calvario, come in origine, ma la Scala Santa del Pretorio, sono due frangenti della stessa storia. Cio\u0300 che sorprende e\u0300 che i fabbricieri del Sacro Monte, nei decenni successivi la sua esecuzione, abbiano sentito la necessita\u0300 di smorzare la dolcezza sterminata di questo volto, la sua umanita\u0300 disarmata ma non inerte. Sebbene le fonti non ci rendano certi di come siano andate le cose nei convulsi anni di spostamenti tra cappelle e le loro riconversioni in nuovi temi, cio\u0300 che appare chiaro e\u0300 che al <em>Cristo<\/em>, nel corso del Cinquecento, e\u0300 stato affiancato un terribile <em>Manigoldo<\/em>, un volto, qui riprodotto, che non potremmo pensare piu\u0300 antitetico a quello di Gesu\u0300. Una maschera caricaturale, mutuata dai disegni grotteschi di Leonardo, un vero mostro subumano posto a garanzia del destino di truculenza che spettera\u0300 alle carni mortali del Redentore, utile a contrapporre la bellezza della bonta\u0300 alla bruttezza della malvagita\u0300, in un dittico caro al Vinci e alla Maniera a seguire. Ma non bastasse un garante di siffatta spaventevolezza, probabilmente in decenni ancora successivi, si e\u0300 avvertita la necessita\u0300 di intervenire direttamente sul volto di Gesu\u0300. Quegli occhi e l\u2019incarnato leggero ci appaiono ora solcati da pesanti gocciolature di colore- sangue, dense eruzioni di rubino, concretate con una materia estranea alla delicatezza originale, gocciolature tridimensionali che ne tramano gli incarnati e nascondono i delicati rigoli ematici dipinti da Gaudenzio. Certo, probabilmente in pieno Seicento, il mutamento della sensibilita\u0300 religiosa e\u0300 sufficiente a spiegare questa scelta, come anche l\u2019aggiunta di pesanti striature di sangue estese a tutto il corpo. Ma dopo l\u2019affiancamento dello spaventevole <em>Manigoldo<\/em>, quest\u2019intervento su un\u2019opera di Gaudenzio, considerato il canone cui ogni scultore del Sacro Monte era espressamente tenuto ad adeguarsi, ci fa pensare che la dolcezza sconfinata, la forza della delicatezza che traspaiono da questo volto sembrassero insopportabili, colpevoli di stemperare il dramma del racconto. E, in effetti, se ci soffermiamo piu\u0300 di qualche secondo su questo volto, ci accorgiamo che non bastano quei rivoli di sangue raggrumato e la corona di spine per farci propendere per la vittoria della morte. Quel soffio di vita arriva intatto fino a noi e quest\u2019immagine ci rimane sospesa negli occhi come questo sabato, carico di tutta la violenza della morte ingiusta e dell\u2019ingiustizia della morte, ma attaccato a quel soffio di vita che potra\u0300 sospendersi, ma che nulla potra\u0300 soffocare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/117_Pasqua_Guadenzio_a.pdf\">Scarica l\u2019articolo in PDF<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/117_Pasqua_Guadenzio_a.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-large wp-image-1495\" title=\"117_Pasqua_Guadenzio_a\" src=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/117_Pasqua_Guadenzio_a-682x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"682\" height=\"1024\" \/><\/a><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mentre si depositano i detriti sempre piu\u0300 vicini di un\u2019Europa precaria scossa dalle bombe, un volto come questo riemerge dai secoli per puntarci i suoi occhi addosso, reclamando un\u2019attenzione esclusiva sulla soglia della Pasqua. 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