{"id":1497,"date":"2016-12-24T13:05:39","date_gmt":"2016-12-24T12:05:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.dallombra.it\/?p=1497"},"modified":"2026-08-28T13:57:55","modified_gmt":"2026-08-28T11:57:55","slug":"un-perdersi-felice-albrecht-du%cc%88rer","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/?p=1497","title":{"rendered":"Un perdersi felice. Albrecht Du\u0308rer"},"content":{"rendered":"<div title=\"Page 1\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Non so cosa darei per guardare gli occhi di papa Francesco di fronte a questa <em>Adorazione dei magi<\/em>e, subito dopo, interrogarne il pensiero. Si\u0300, perche\u0301 e\u0300 indubbio che l\u2019immagine che abbiamo di fronte sembri essere la piu\u0300 lontana possibile dalla sensibilita\u0300 umile e domestica con cui il pontefice ci accompagna ogni giorno al Mistero dell\u2019umanita\u0300 di Cristo. Un\u2019opera come questa non traduce il miracolo dell\u2019incarnazione puntando sullo stupore per la natura umana assunta da Dio. Ma e\u0300 altrettanto indubbio che la bellezza prorompente e scintillante di questo dipinto sia capace di generare uno stupore crescente nell\u2019osservatore, che ne viene quasi risucchiato e portato a perdersi, felice, centimetro dopo centimetro, tra i suoi ori, le sue linee, i suoi colori. Dovremmo tradire una parte di noi stessi per negare il fascino e lo stupore di gioia che ci prende di fronte a questa grande e scintillante tavola, dipinta da Albrecht Du\u0308rer, il piu\u0300 celebre pittore del Rinascimento tedesco, nel 1504. Benche\u0301 ci siano magari <em>Nativita\u0300<\/em> o <em>Adorazioni<\/em> piu\u0300 inclini a un gusto \u201crealista\u201d, raffigurate con uno stile di piu\u0300 semplice e ruvida intimita\u0300, piu\u0300 dure, magari, ma piu\u0300 accostanti, di fronte a questo dipinto dagli infiniti dettagli di perfezione, abbiamo la possibilita\u0300 di lasciarci guidare da un coro di bellezza, capace di toccare altre corde altrettanto vere della nostra sensibilita\u0300. Del resto, da cinque secoli, la raffinatezza sorprendente di cui e\u0300 intessuta quest\u2019opera non solletica un ristretto circolo d\u2019intellettuali avvezzi a chissa\u0300 quali alchimie, ma fa sgranare gli occhi a qualsiasi fortunato spettatore della sua bellezza.<\/p>\n<div title=\"Page 2\">\n<div title=\"Page 2\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il colore dei catini<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non so cosa penserebbe il Papa, insomma, ma sono certo che questo quadro farebbe entusiasmare ciascuno dei senzatetto con cui ha diviso la colazione dei suoi Ottant\u2019anni. Si tratta di una bellezza che esalta la nostra umanita\u0300 proprio mentre la trapunta d\u2019inarrivabile divinita\u0300. Qual e\u0300, infatti, la prima cosa che ci sorprende? Il colore. Non e\u0300 un caso che Du\u0308rer dipinga questo quadro a Norimberga, dopo un primo viaggio in Italia e in procinto di compierne un altro che lo portera\u0300 a risiedere a Venezia per oltre un anno. Venezia, in pittura, e\u0300 la citta\u0300 del colore. Realizzato, secondo la tradizione, per il principe di Sassonia Federico III, detto il Savio, e destinato alla sua Cappella Palatina di Wittenberg, questo dipinto e\u0300 stato esaltato dalla critica come perfetta fusione tra la precisione disegnativa della cultura tedesca \u2013 che Du\u0308rer aveva appreso dalla tradizione di Martin Schongauer e messo a frutto nelle sue incisioni famose in tutta Europa \u2013 e la tavolozza cromatica della Laguna, in cui non vedeva l\u2019ora di ritornare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ho capito l\u2019importanza universale, e imperitura, del colore ieri mattina. In una telefonata prenatalizia, una persona carissima, che mi ha accudito da bambino, mi raccontava delle sue traversie alla vista, fatte di cataratte, diverse operazioni e il persistere di dolori fastidiosissimi a ogni mutare del tempo, con l\u2019insopportabile sensazione di avere della sabbia negli occhi. A un certo punto di questa descrizione pietosa, tuttavia, dall\u2019altra parte del telefono, la voce si e\u0300 impennata: \u00abPero\u0300, Davide, tu non puoi immaginare: ora vedo bene, vedo i colori! Ti fara\u0300 ridere, ma quando vado al supermercato, mi fermo al reparto dei fiori finti o dei catini di plastica, e mi rimiro i colori! Sono bellissimi\u00bb. Non occorre essere degli storici dell\u2019arte per capire quanto il colore sia una bellezza che vale un sacrificio, che fa dimenticare una sofferenza che persiste. Ecco, questo dipinto ci parla di una bellezza cosi\u0300, allo stato puro della vertigine.<\/p>\n<div title=\"Page 2\">\n<p><strong>Perdersi tra le pieghe<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non ci resta quindi che cogliere l\u2019occasione offertaci dal Museo Diocesano di Milano che, per festeggiare i suoi 15 anni e la fusione con l\u2019attiguo Museo di Sant\u2019Eustorgio, ci avvicina (fino al 5 febbraio) il dipinto degli Uffizi, per cedere al nostro viaggio nello stupore per la bellezza del creato, esaltato dal prorompere del divino. In fondo, non c\u2019e\u0300 un punto piu\u0300 degno di un altro da cui partire: potrebbe essere quel cielo azzurro come in ogni storia che finisce bene, di un colore terso, adatto a definire con precisione i tetti e le chiome della citta\u0300-fortezza arroccata sul monte a destra, memore dei bellissimi disegni presi dal vero in Trentino nel suo primo viaggio italiano e precursore degli ancor piu\u0300 belli che eseguira\u0300 nel secondo. Seguendo il pendio della citta\u0300, quasi a celare lo scorcio di mare in cui il cielo e\u0300 andato a concludersi, s\u2019incontrera\u0300 la prima coppia di archi, funzionali a creare la profondita\u0300 del quadro, reiterati, uno dopo l\u2019altro da destra a sinistra, fino a raccordarsi in primissimo piano, con una mola fuori contesto, divenuta una sorta di pouf della Vergine, ingentilito da un ore, due bellissime farfalle e un coleottero, ritratti con una precisione naturalistica che li ha fatti identificare con precisione in due cavolaie e un oziorinco. Ma non arresteranno il nostro occhio che per poco tempo le considerazioni sulle specie e le simbologie cristologiche di questi animali, come del cervo volante in basso a destra, o sull\u2019accostamento di strutture lignee, simbolo della cultura ebraica, e murali, immagine della cultura classica, entrambe in rovina. Di queste architetture osserveremo piuttosto la splendida fattura, atta a intelaiare dettagli strepitosi come il mansueto bue e l\u2019irriverente asino, descritti, pelo dopo pelo, dietro alla Vergine. Proseguiremo osservando i protagonisti del dipinto, colti piccoli sul fondo mentre procedono nel cammino \u2013 con tanto di citazione letterale del cavallo che s\u2019impenna tratto dall\u2019<em>Adorazione dei magi<\/em> di Leonardo agli Uffizi \u2013 e posti a occupare il palcoscenico con sontuosi abiti del tempo. I Magi prorompono sulla scena con una grandiosita\u0300 e liberta\u0300 nello spazio, all\u2019italiana appunto, nuova per la Germania, in un trionfo di broccati, velluti, piume ed ermellini, ma soprattutto di raffinate oreficerie, frutto della consuetudine con la bottega orafa di famiglia in cui aveva mosso i primi passi il pittore. E\u0300 un mondo incredibile quello che ruota intorno al brano del Bambino curioso che cerca di aprire lo scrigno del Magio piu\u0300 anziano.<\/p>\n<div title=\"Page 2\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Un manifesto di desiderio<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo quadro Du\u0308rer, che si ritrae al centro nel re mago dai folti capelli biondi che fa da perno all\u2019intero dipinto, spreme tutta la sua conoscenza e il suo desiderio di scoperta allo scoccare dei 33 anni, realizzando una sorta di manifesto programmatico. Dipinto un anno prima della partenza per il suo secondo viaggio in Italia, vi troviamo il desiderio di apprendere a pieno i segreti della prospettiva, piu\u0300 in la\u0300 di quanto suggerisca quella empirica di questi archi o la scelta sapiente di segnalare le scene in secondo piano sulla destra con una tonalita\u0300 meno accesa di quelle in primo piano. Di li\u0300 a poco Du\u0308rer vorra\u0300 indagare i segreti delle proporzioni umane, qui celate dagli ampi mantelli, andandole a ricercare dal vero, nel tentativo di superare, o aggiornare, il canone vitruviano. Ma questo e\u0300, soprattutto, il quadro di una nostalgia cromatica, del desiderio di rituffarsi al piu\u0300 presto nel colore, in un ritorno in Laguna, dove far apprezzare il suo valore di pittore, almeno quanto lo era gia\u0300 quello di straordinario incisore. La storia dell\u2019arte forse sarebbe stata diversa se Du\u0308rer, di li\u0300 a poco, avesse accettato la proposta del Doge di diventare pittore della Serenissima, negli ultimi anni di vita di Giovanni Bellini, nel pieno della breve ma determinante parabola di Giorgione e all\u2019inizio della lunga e incontra- stabile carriera di Tiziano&#8230; Ma questa volta la realta\u0300 e\u0300 gia\u0300 abbastanza ricca da non richiedere altre immaginazioni: ritorniamo al dipinto, a quest\u2019immagine sontuosa di piccolezza e regali- ta\u0300 di Cristo posta davanti ai nostri occhi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/121_Natale-Durer.pdf\">Scarica l\u2019articolo in PDF<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/121_Natale-Durer.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-large wp-image-1499\" title=\"121_Natale Durer\" src=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/121_Natale-Durer-681x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"681\" height=\"1024\" \/><\/a><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non so cosa darei per guardare gli occhi di papa Francesco di fronte a questa Adorazione dei magie, subito dopo, interrogarne il pensiero. 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