{"id":1501,"date":"2017-04-15T13:55:42","date_gmt":"2017-04-15T12:55:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.dallombra.it\/?p=1501"},"modified":"2026-08-28T13:56:47","modified_gmt":"2026-08-28T11:56:47","slug":"la-solidita-dellattesa-sebastiano-del-piombo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/?p=1501","title":{"rendered":"La Solidit\u00e0 dell&#8217;attesa. Sebastiano del Piombo"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: justify;\" title=\"Page 1\">\n<p>Ma dove guardano quegli occhi invetriati di porcellana stravolti verso il cielo? Che direttrice vuole darci un quadro come questo? Non e\u0300 difficile riconoscere una Pieta\u0300 in questa grande tavola, dipinta da Sebastiano del Piombo (1485-1547) intorno agli anni Dieci del Cinquecento, ma il fascino che emana la singolare disposizione, e imposizione, dei protagonisti, lo schieramento dei piani cromatici degli incarnati o delle vesti, lo scintillio cupo del paesaggio fino allo squarcio di cielo sovrastante, attraggano il nostro sguardo ben oltre la decifrazione del soggetto, chiedendoci di fare i conti con la congiuntura artistica che ha generato quest\u2019intensa congerie di forza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" title=\"Page 2\">Commissionato da Giovanni Botonti per la sua cappella gentilizia nella chiesa di San Francesco a Viterbo, il quadro e\u0300 normalmente conservato nel museo della citta\u0300 ed e\u0300 in questi mesi il protagonista di una mostra alla National Gallery di Londra dal titolo quanto mai chiarificatorio, oltre che promozionale: Michelangelo &amp; Sebastiano. Non e\u0300 solo per il soggetto del nostro quadro che viene alla mente il nome del piu\u0300 grande artista del rinascimento, ma perche\u0301, del Buonarroti, Sebastiano era grande amico, anzi una sorta di alleato nella competizione, o \u201cguerra fredda\u201d come e\u0300 stata definita, allora in corso tra Michelangelo e Raffaello. Una lotta a colpi di opere straordinarie \u2013 basti pensare alla Volta della Cappella Sistina dell\u2019uno e alle Stanze vaticane dell\u2019altro \u2013 che fanno di questo quadro un episodio al centro di uno dei piu\u0300 decisivi crocevia della storia artistica.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\" title=\"Page 2\">\n<p style=\"text-align: justify;\" title=\"Page 2\"><strong>Tra Venezia e Firenze<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" title=\"Page 2\"><strong><\/strong>Sebastiano Luciani \u2013 questo il suo vero nome \u2013 era veneziano. Approdato a Roma nel 1511, grazie al mecenatismo di Agostino Chigi, aveva dieci anni in meno di Michelangelo e sarebbe stato detto \u201cdel Piombo\u201d solo vent\u2019anni dopo, dal 1531, quando avrebbe ricevuto il remunerato incarico di bollare i diplomi pontifici col sigillo del piombo, un premio da artista papale a fine carriera. Per un pittore, arrivare da Venezia al principio del Cinquecento voleva dire aver fresca la lezione di Giovanni Bellini, presso il quale, in effetti, aveva fatto tempo a studiare, e portarsi dietro le straordinarie novita\u0300 cromatiche e \u201catmosferiche\u201d di Giorgione. Un \u201cbagaglio\u201d da poter spendere sulla piazza romana e, grazie all\u2019amicizia con Michelangelo, da arricchire con il disegno: la componente tutta toscana che si era portata dietro il Buonarroti da Firenze. Quello che accadde nell\u2019opera di Sebastiano fu un fondersi non ideale o culturale ma quanto mai puntuale tra le due tradizioni, visto che, a sostegno della loro amicizia e della guerra fredda in corso, Michelangelo forni\u0300 a Sebastiano numerosi disegni preparatori, affinche\u0301, nei dipinti, le campiture cromatiche del veneziano potessero contare sulla solida e geniale intelaiatura formale del Buonarroti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" title=\"Page 2\"><strong>Quegli anni elettrizzanti<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" title=\"Page 2\"><strong><\/strong><strong><\/strong>Si tratta d\u2019inquadramenti necessari per comprendere anche un dipinto come questo, in cui gli straordinari colori e la luce sono incastonati in una struttura per la quale Michelangelo forni\u0300 almeno un disegno, conservato a Vienna, utilizzato per il dettaglio delle braccia di Maria. E non sara\u0300 un caso che, proprio sul retro del nostro dipinto, siano stati recentemente rinvenuti alcuni disegni attribuibili ai due pittori, che testimoniano una sorta di confronto a due mani, o \u201cscuola\u201d applicata di disegno. Quella che mette in campo Sebastiano e\u0300, in effetti, una fusione, piu\u0300 che una semplice sintesi, capace di porre la base alla nascita del cosiddetto manierismo romano, che si sarebbe sviluppato nella Roma di Clemente VII, eletto tre anni dopo la morte di Raffaello, nel 1523, stemperando quella dicotomia fra primato del disegno e primato del colore che la critica ha attribuito alle tradizioni veneta e toscana. Si tratta, insomma, di buttare gli occhi su questo dipinto consapevoli dell\u2019elettrizzante temperie di cui e\u0300, in qualche modo, espressione, all\u2019inizio della carriera romana di Sebastiano, in un momento cruciale non solo per lui. Uno scenario straordinario per l\u2019arte in corsa almeno fino al tragico Sacco del 1527, ricordato anche da Sebastiano come un evento senza ritorno ancora quattro anni dopo, in una delle sue lettere a Michelangelo: \u00abAncora non mi par esser quel Bastiano che io era inanti al sacco: non posso tornar in cervello ancora\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" title=\"Page 2\"><strong>La traiettoria<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" title=\"Page 2\"><strong><\/strong><strong><\/strong>Che il disegno preparatorio passatogli da Michelangelo per questa tavola fosse, in realta\u0300, di un torso maschile, non dovette essere fonte di gran turbamento per Sebastiano, perche\u0301 questa Vergine, cosi\u0300 simile alle nerborute Sibille michelangiolesche della Cappella Sistina, testimonia il suo intento preciso di restituirci l\u2019immagine di una Maria particolarmente scultorea, che accentua la sua natura di Madre della Chiesa, di Turris Eburnea. Il pittore veneziano traduce in solidita\u0300 corporea il ruolo della Vergine come corredentrice, intenta a traghettare il nostro sguardo dal corpo esanime di Cristo in primo piano, alla speranza atmosferica simboleggiata dal chiarore di luna sopra di lei. Ecco la traiettoria che ci indica. E\u0300 lei a farsi interprete della preghiera del fedele, sospeso nella notte di sabato, tra morte e resurrezione. Ed e\u0300 lei ad assicurarci che le tenebre non prevarranno. Anche la lontananza dal Figlio morto \u2013 non piu\u0300 tenuto in grembo come nelle Pieta\u0300 dello stesso Michelangelo e pressoche\u0301 di tutti gli interpreti del soggetto \u2013 vuole proprio contribuire a staccare il nostro sguardo dalla morte per portarlo verso la salvezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" title=\"Page 2\"><strong>Oltre Michelangelo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" title=\"Page 2\"><strong><\/strong><strong><\/strong>E\u0300 cosi\u0300 che, assorbito il folgore dell\u2019ampia veste della Vergine al centro \u2013 una campitura esorbitante comprensibile solo nella sua funzione di rimando cromatico allo squarcio di cielo verso cui vuole dirigerci Maria \u2013 cominciamo ad esplorare la tavola dal basso verso l\u2019alto, perdendoci sull\u2019incarnato di questo Cristo gitano, perfetto e bronzeo, in primo piano, posto a disegnare una base visiva inoppugnabile alla vicenda. La sua funzione di sostegno incrollabile per la stessa Maria-Chiesa soverchia certamente tutti i simboli di cui e\u0300 pur intriso, dal suo essere o erta sacra, agnello mistico o eucarestia d\u2019altare, al suo essere attorniato dai rovi in corrispondenza del capo, a evocare la corona di spine, o al suo trovar giaciglio accanto alla primula in primo piano, la prima a \u201crisorgere\u201d dopo l\u2019inverno. Attribuendo al paesaggio la funzione narrativa risolutiva del dipinto, Sebastiano da\u0300 voce alla sua natura veneta e a quanto appreso dal Giorgione della Tempesta, regalandoci il piu\u0300 ampio e ricco paesaggio notturno che la storia dell\u2019arte avesse visto fino ad allora, tanto lodato dal Vasari in poi. Scostatosi dalle imposizioni michelangiolesche attuate nelle figure, e\u0300 qui che si sente libero di raccontarci la ricchezza delle acquisizioni atmosferiche raggiunte, qui puo\u0300 stendere il crepitio sulfureo della notte che fa, degli ultimi folgori del giorno declinati sui travagli del paese arroccato vicino al ruscello, solo il necessario anticipo irrisolto di quello squarcio terso in cui la Luna annuncia il folgore della Resurrezione ormai vicina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" title=\"Page 2\"><a href=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/124_Pasqua-2017-Sebastiano.pdf\">Scarica l\u2019articolo in PDF<\/a><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\" title=\"Page 2\"><a href=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/124_Pasqua-2017-Sebastiano.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-large wp-image-1502\" title=\"124_Pasqua 2017 Sebastiano\" src=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/124_Pasqua-2017-Sebastiano-681x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"681\" height=\"1024\" \/><\/a><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ma dove guardano quegli occhi invetriati di porcellana stravolti verso il cielo? 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