{"id":1642,"date":"2018-01-27T17:00:28","date_gmt":"2018-01-27T16:00:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.dallombra.it\/?p=1642"},"modified":"2026-08-28T13:55:50","modified_gmt":"2026-08-28T11:55:50","slug":"matasci-quello-spicchio-di-cielo-tra-liberta-e-bellezza-e-zoran-music","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/?p=1642","title":{"rendered":"Quello spicchio di cielo da Matasci"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">\u201cMa cosa credete, che non veda il filo spinato, non veda i forni crematori, non veda il dominio della morte? S\u00ec, ma vedo anche uno spicchio di cielo, e in questo spicchio di cielo che ho nel cuore io vedo libert\u00e0 e bellezza. Non ci credete? Invece \u00e8 cos\u00ec!\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attraversare la profondit\u00e0, forse ultimamente inespugnabile, di queste parole significa concedersi il privilegio di pensare a una giornata come quella di oggi in una prospettiva ostinatamente umana e naturalmente antiretorica. Un privilegio, quello che ci regala Etty Hillesum \u2013 la scrittrice olandese uccisa ad Auschwitz nel 1943, prima di poter compiere trent\u2019anni \u2013 che ben si accorda con la chiave di lettura figurativa che ci offre sotto casa questo nuovo allestimento del \u201cDeposito\u201d della Fondazione Matasci a Cugnago-Gerra. \u00c8 una frase che incide sulla nostra pelle un giudizio incomprimibile di speranza, e che troviamo nel libricino dato a corredo della mostra. \u00c8 in principio ma pudicamente collocata in posizione defilata, prima del titolo della rassegna: \u201cMai pi\u00f9\u201d. Seguono poche parole, che si limitano a constatare l\u2019attualit\u00e0, forse l\u2019ineluttabilit\u00e0, della violenza e a indicare l\u2019attributo di testimoni oculari della guerra agli artisti scelti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un grido, quello della Hillesum, che \u00e8 pi\u00f9 un compagno di viaggio che un monito, da tenere in controluce, quadro dopo quadro, in questo nuovo allestimento tematico, che presenta alcune delle oltre mille opere conservate dalla Fondazione. Disporle a parete ha voluto dire, semplicemente, far emergere una vena ben presente nella raccolta, un\u2019anima connaturata alla collezione stessa, che ha sempre prestato grande attenzione al tema della sofferenza e della guerra in particolare, affiancando e intrecciando la matrice del naturalismo informale, che accomuna altrettanti capolavori a disposizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Un filo spinato<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono linee collezionistiche che hanno un nome e un cognome. La naturalezza, placida ma tenace come le pietre che si lasciano consumare dalla corrosione del fiume resistendogli, \u00e8 la nota costante che emerge ogni volta che ci si rapporta con Mario Matasci, deus ex machina della Fondazione, voluta per dare un futuro alla sua creatura e all\u2019accolita dei suoi \u201cfigli\u201d. Ben pi\u00f9 vicino ai novanta che agli ottanta, Matasci ci accompagna in questo nuovo viaggio figurativo, invitandoci a riflettere attraverso l\u2019opera di artisti spesso obnubilati dal tempo, talvolta abbandonati o sfiorati dal mercato e dal collezionismo museale, ma presentati da opere che si difendono da s\u00e9 e che non han timore di aspettare la giustizia del tempo. La scintilla scocca in mostra grazie a una foto di un autore ancora ignoto, che coglie il valore emblematico e totemico, proprio perch\u00e9 storico, del filo spinato. Un segno primario e immediato di coercizione e sofferenza che ritorna in diverse opere presenti, da Guido Gonzato, autore amato da Giuseppe Ungaretti, a Edmondo Dobrzanski, e che accumuna le guerre e le rivolte che si stanno scalando da oltre un secolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lungo la storia<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e9 Matasci non si limita alla Seconda Guerra Mondiale, ma coglie la profondit\u00e0 di un tema che attraversa il suo Novecento, affiancando, in una via Crucis sconcertante, le sofferenze sopportate da un\u2019Europa ferita non solo dalle due Guerre. Dalle coercizioni sfociate nella protesta antibolscevica di Kronstadt (1921), ritratta da un immenso Franco Francese, si passa alla rivolta d\u2019Ungheria (1956), al centro di un rarissimo documento a olio di Gianfranco Ferroni, arrivando alla Primavera di Praga (1969), protagonista della tela di Dobrzanski.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proseguendo, si affacciano al proscenio le bellissime incisioni di K\u00e4the Kollwitz, una delle pi\u00f9 importanti artiste riscoperte dall\u2019occhio di Matasci \u2013 non a caso recentemente celebrata dal Kupferstich-Kabinett di Dresda con una bellissima mostra \u2013 capace di porre al centro il dramma delle madri, cui il conflitto strappa i figli per il fronte della Grande guerra. Madri che ritroviamo intente a cercare i corpi dei figli e dei mariti, come recita il titolo di una delle scarnificanti chine di Johannes Robert Sch\u00fcrch, altro grande merito conoscitivo di Matasci. E sono solo alcuni dei nomi, temi e storie che s\u2019intrecciano in mostra, fornendo profondi e diversificati livelli di lettura. Ci si avvicina cos\u00ec ai nostri giorni, al tema pi\u00f9 che mai attuale delle migrazioni, grazie alle vibranti sculture e ai dipinti dell\u2019iracheno Selim Abdullah, opere che friggono di dolore, scosse da un fremito di sconcerto, capaci di traguardare l\u2019occhio attraverso lo sfocato miraggio dell\u2019aridit\u00e0 e il caotico affastellamento dell\u2019accumulo contemporaneo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Oltre la retorica<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di oggi, di una sofferenza che va ben oltre la pur diffusa ed esemplare drammaticit\u00e0 della guerra e dello sterminio dei campi di concentramento in particolare, parla un\u2019opera che non a caso si pone a naturale conclusione della mostra. Ci\u00f2 che spacca la retorica della memoria \u00e8, infatti, l\u2019attualit\u00e0 del dolore in quanto tale, non solo delle sofferenze subite dai popoli. Un dipinto come quello riprodotto qui al centro \u00e8 il manifesto di un grido eterno, ancestrale e innato nel genere umano. La <em>Donna che piange sulla strada<\/em> (1959) di Franco Francese \u00e8 un quadro che potrebbe stare, senza alcun complesso d\u2019inferiorit\u00e0, al MoMa di New York come alla Tate Modern di Londra, bello come un De Kooning chiamato a fare i conti con il ritorno all\u2019ordine dell\u2019espressionismo astratto. Questa donna non compie un gesto inconsulto e non racconta i dettagli del suo dolore, ma compie un atto eroico, portando fuori dal suo appartamento le lacrime che, quasi per definizione, si versano tra le pareti domestiche. \u00c8 un esporre ed esporsi che assurgono la quotidianit\u00e0 a lirismo, in un procedere lancinante che anticipa la resurrezione dei corpi, dove Medea e la casalinga di Razzino hanno lo stesso diritto e dignit\u00e0 di laio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il vero tra libert\u00e0 e bellezza<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma, anche di fronte al capolavoro, la frase della Hillesum con cui abbiamo aperto noi e la mostra, non ci d\u00e0 pace. Saremo in grado di far nostra \u2013 anche grazie al conforto armato dell\u2019arte \u2013 la nota vincente della libert\u00e0 e della bellezza? Matasci, forse com\u2019\u00e8 giusto che sia, certamente in piena coerenza con il suo temperamento e modus operandi di una vita, nel portolano che ci ha accompagnato in mostra, sembra fare un passo indietro: \u201cLa verit\u00e0 del male. Alla fine di questa esposizione non si pu\u00f2 certo essere sereni, ma si ha la sensazione di aver condiviso qualcosa di vero\u201d. Il vero. Appar chiaro che \u201cil vero\u201d cui si appoggia questa frase non potr\u00e0 essere solo la conoscenza dell\u2019accaduto e la sua raffigurazione. Non ci baster\u00e0 neanche la verit\u00e0 storica, cui sembra alludere la citazione de <em>La verit\u00e0 del male<\/em>, il celebre libro con cui Bettina Stangneth rivide la figura del nazista Adolf Eichmann, in antitesi con un altro caposaldo del tentativo di comprensione dell\u2019atrocit\u00e0 dei campi di concentramento: la <em>Banalit\u00e0 del male<\/em> di Hannah Arendt. Il vero \u00e8 una parola che condensa, senza dilapidare il patrimonio di coscienza e conoscenza personali, tutta la necessit\u00e0 di bellezza e libert\u00e0 che l\u2019uomo non potr\u00e0 mai sopprimere in s\u00e9 e negli altri. Del resto, cosa avr\u00e0 spinto la donna che emerge nel quadro di Francese a esporsi sulla strada, ad allungare quel piede nel turbinio del vivere, a partecipare di un movimento che le scorre davanti se non la ricerca di quello \u201cspicchio di cielo\u201d? Siamo con lei. Oltre le lacrime, tra i capelli, attraverso le mani di quel volto che avanza nella vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"right\">davide@dallombra.it<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"right\"><a href=\"http:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/2018-01-27_171.pdf\">Scarica l&#8217;articolo in PDF<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cMai pi\u00f9\u201d, mostra al \u201cDeposito\u201d della Fondazione Matasci per l\u2019Arte, via Riazzino 3, Cugnasco-Gerra, aperta la domenica dalle 14 alle 17 e su prenotazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Info: <a href=\"tel:+41786016024\">+41 (0)786016024<\/a> &#8211; <a href=\"mailto:arte@matasci-vini.ch\">arte@matasci-vini.ch<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Matasci.png\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-large wp-image-1644\" title=\"Matasci\" src=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Matasci-700x1024.png\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"1024\" srcset=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Matasci-700x1024.png 700w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Matasci-205x300.png 205w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Matasci-768x1123.png 768w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Matasci-1050x1536.png 1050w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Matasci.png 1228w\" sizes=\"(max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cMa cosa credete, che non veda il filo spinato, non veda i forni crematori, non veda il dominio della morte? 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