{"id":1654,"date":"2015-06-27T13:09:48","date_gmt":"2015-06-27T12:09:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.dallombra.it\/?p=1654"},"modified":"2026-08-28T14:04:00","modified_gmt":"2026-08-28T12:04:00","slug":"artbasel-le-regole-di-un-gioco-che-non-delude-mai","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/?p=1654","title":{"rendered":"ArtBasel &#8211; Le regole di un gioco che non delude mai"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">\u201cAh quindi \u00e8 una fiera, cio\u00e8 sono in vendita? Non pensavo ci fossero quadri di Picasso, Rothko, Matisse o Monet, che si possono ancora comprare\u201d. A chiunque bazzichi il mondo dell\u2019arte, in passato, \u00e8 capitato di sentirsi rivolgere affermazioni come queste. Frasi che oggi apparirebbero un po\u2019 troppo sprovvedute, espressione di un\u2019ignoranza non verso il mercato dell\u2019arte, ma verso la spicciola cronaca scandalista da free press che, a cadenza regolari, spara in prima pagina l\u2019eclatante risultato d\u2019asta, il nuovo record o passaggio di propriet\u00e0 multimilionario di turno. Ci siamo abbastanza assuefatti al numero incredibile di zeri con cui vengono valutate le opere d\u2019arte contemporanea e i soliti nomi \u2013 Andy Warhol, Gerhard Richter o Jeff Koons \u2013 continuano a bruciare i propri record in un\u2019escalation che sembra inarrestabile. Da 20 anni ci diciamo: \u201cMa dai \u00e8 impossibile! Non potranno continuare a salire cos\u00ec, primo o poi scoppier\u00e0 tutto\u201d. Considerazioni ragionevoli, ma fatto sta che, se non sappiamo cosa succeder\u00e0 domani mattina, \u00e8 certo che vent\u2019anni sono un\u2019infinit\u00e0 di tempo, soprattutto per chi fa affari e deve far fruttare i propri (o altrui) capitali, e in anni di economia difficile, in cui \u00e8 veramente arduo rintracciare forme d\u2019investimento tanto redditizie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>ArtBasel: il fenomeno<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 in questo contesto che occorre guardare ad Art Basel, uno degli eventi culturali e commerciali pi\u00f9 importanti dell\u2019anno, non solo per la Svizzera: indiscutibilmente \u00e8 la pi\u00f9 importante fiera del settore al mondo. In questa settimana di giugno, tutti gli occhi dell\u2019arte sono puntati alla cittadina che riempie l\u2019aeroporto trinazionale di Jet da tutto il globo. Il giro d\u2019affari \u00e8 difficilmente quantificabile, anche perch\u00e9 l\u2019effetto sulle vendite le gallerie lo registrano almeno per i sei mesi successivi, ma il valore complessivo delle opere presentate si calcola in miliardi di franchi. D\u2019altronde, le gallerie che espongono sono quasi trecento, da 33 paesi del mondo, gli artisti presentati oltre 4.000 e i visitatori quasi 100.000. Visitatori con portafogli, naturalmente, visto che, nei frenetici giorni di anteprima a inviti, opere da milioni di euro si sono vendute in pochi minuti. Miliardari Russi o cinesi, responsabili di fondi d\u2019investimento cui sarebbe impossibile attribuire una nazionalit\u00e0, certamente, ma anche grandi istituzioni pubbliche e musei \u2013 oltre 80 quelli accreditati \u2013 che hanno acquistato per le proprie raccolte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Per chi non compra<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Naturalmente, tutto questo giustifica, spiega ma non esaurisce il fenomeno Art Basel, perch\u00e9, su centomila, novanta salgono in macchina o sull\u2019aereo ben sapendo che l\u2019unica cosa che potranno comprare, a caro prezzo, \u00e8 il bratwurst allo sciccosissimo chiosco del giardino sintetico, al centro della fiera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019appuntamento \u00e8 obbligato per chiunque voglia capire cosa sta accadendo, cosa c\u2019\u00e8 di nuovo e cosa si sta consolidando nell\u2019arte di oggi. Naturalmente non \u00e8 il luogo di una proposta culturale nel suo complesso, visto che la logica \u00e8 e deve rimanere commerciale, com\u2019\u00e8 nella sua natura. E non sono certo le installazioni in giro per la citt\u00e0, le dotte conferenze a tema al suo interno o le nobili campagne di crowdfunding a sottrarsi a tale logica e natura. Anche le operazioni apparentemente coraggiose, come certi stand monografici senza, o quasi, opere in vendita o realisticamente vendibili, sono fatte per creare un rinculo di vendite alla gallerie, che da tali operazioni ricevono immediato accredito e le attenzioni degli acquirenti rimasti impressionati. \u00c8 cos\u00ec che Tornabuoni, storica galleria italiana con sedi ormai in numerose citt\u00e0 europee, proprio al suo debutto ad Art Basel, pu\u00f2 permettersi di presentare unicamente una sequenza di quattro opere di Paolo Scheggi, di cui, verosimilmente, solo una in vendita, ricostruendo per la prima volta, anche grazie a un prestito museale, una parete presentata dall\u2019artista alla Biennale del 1966. Naturalmente, \u00e8 grazie a questa \u201ccoraggiosa\u201d operazione che il gallerista \u00e8 riuscito a vendere una decina di opere che non ha neanche dovuto esporre in fiera&#8230; Per non parlare di operazioni pi\u00f9 esplicite, come la presentazione d\u2019installazioni monumentali nell\u2019apposita sezione della fiera, Unlimited, non tanto perch\u00e9 vengano acquistate da grandi collezionisti o musei, ma perch\u00e9 facciano da volano alla vendita di pezzi, dimensionalmente, pi\u00f9 abbordabili nel relativo stand.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Bilanci<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La vastit\u00e0 ed eterogeneit\u00e0 di un evento del genere rende velleitario un tentativo di sintesi sulla manifestazione che non sia legato ai numeri per cui \u00e8 nata, e non mancano resoconti dettagliati delle cifre di vendita, dove scoprire, senza sorpresa ma non senza un certo senso d\u2019inquietudine, che uno dei pi\u00f9 famosi galleristi al mondo, Gagosian, ha totalizzato con tre opere 15 milioni di dollari d\u2019incasso o che un dipinto di Joan Mitchell, nome ben lontano dal raggiungere i tabloid o i free press di cui sopra, \u00e8 stato venduto a pochi minuti dall\u2019apertura per 6 milioni di dollari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Difficile, al contrario, esprimere giudizi di merito: la qualit\u00e0 media era pi\u00f9 bassa o pi\u00f9 alta dello scorso anno? Pi\u00f9 pittura? Non c\u2019erano meno videoinstallazioni? I giovani mi sembrano sempre gli stessi, che dici? Poco pi\u00f9 che chiacchiericcio, impressioni, sensazioni personali e poco pi\u00f9. L\u2019unico bilancio possibile \u00e8 sempre lo stesso: Art Basel non delude mai. Perch\u00e9 guardandone gli artisti proposti \u2013 e i nomi dei proponenti\u2026 \u2013 \u00e8 possibile mettere a fuoco molti rapporti di dare e avere tra mostre e mercato, seguendo la strada percorsa senza soluzione di continuit\u00e0 tra la Biennale di Venezia 2013, Art Basel 2014 e la Biennale 2015 o tra Art Basel 2015 e la prossima mostra alla Tate Modern di Londra e all\u2019Hangar Bicocca di Milano. Un bagno di realismo, insomma, che ti rende un pochino pi\u00f9 consapevole e quindi libero di non ingurgitare, per forza, valori assoluti di grandezza decretati da altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Fulgore<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma Art Basel non delude per un motivo pi\u00f9 grande di questa, non banale, conquista di consapevolezza. E non solo perch\u00e9 \u00e8 l\u2019occasione di vedere opere importantissime di artisti non ancora diffusamente rappresentati nei musei, quanto meno in quelli a portata di macchina\u2026 Non delude perch\u00e9 su tutto, su ogni logica di mercato, anzi dentro ad essa, bevendola o surfandoci sopra, l\u2019arte e gli artisti continuano a parlarci: l\u2019opera spacca ogni logica e continua a raccontare, interrogare, scuotere e commuoverci. \u00c8 una costatazione di speranza che ti fa guardare con strafottente libert\u00e0 al tuo portafoglio inadeguato e, con minor invidia, al possessore materiale di un\u2019opera che non potrai contemplare nel tuo salotto, ma che hai potuto spremere per un fugace ma indimenticabile momento, carico di un amore fanciullesco, fragile o istintivo forse, ma non meno arricchente, indimenticabile e tuo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In fondo, \u00e8 pi\u00f9 facile abituarsi alla presenza di un\u2019opera ben collocata sulla testata del letto, tanto da dimenticarsi totalmente che esista e meriti una qualche attenzione, che archiviare il fulgore di un\u2019impressione indimenticabile, scordare l\u2019innamoramento istantaneo per una foto come quella realizzata da Ryan McGinley: un Giacobbe spaventato ma eroico, nudo e ferito dalla natura che lussureggia intorno e per lui. E chiss\u00e0 se potremo dire di non aver sentito il grido disperato della contraddizione espressa dall\u2019opera di Kader Attia <em>Primavera Araba<\/em>: una serie di teche infrante con una performance e rimaste come un relitto vuoto a memento del saccheggio del Museo del Cairo e delle attese deluse del movimento rivoluzionario. E sono tante le opere da ricordare, naturalmente diverse per ognuno, come, giusto per citarne almeno una terza, l\u2019esposizione delle enormi pentole recuperate in mercatini e accampamenti beduini del Sud Arabia dall\u2019artista Maha Malluh: cos\u00ec carichi di storia e tradizione e capaci di portarsi dietro, nella loro apparente afasia, la voce di un popolo e di un\u2019umanit\u00e0 che sembra di sentire presente e in vita, pi\u00f9 che rappresentata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In alto, un\u2019immagine della performance che ha generato l\u2019opera di Kader Attia \u201cArabian Spring\u201d; sotto, un dettaglio di \u201cFood for Thought \u2018Almuallaqat\u2019\u201d di Maha Malluh; a sinistra, \u201cJacob\u201d, del fotografo Ryan McGinley; sotto, lo stand della galleria White Cube, con l\u2019opera di Damien Hirst, \u201cSomething and Nothing\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/CULTURA-1.pdf\">Scarica l\u2019articolo in PDF<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/ombra.png\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-large wp-image-1655\" title=\"ombra\" src=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/ombra-681x1024.png\" alt=\"\" width=\"681\" height=\"1024\" srcset=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/ombra-681x1024.png 681w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/ombra-200x300.png 200w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/ombra-768x1154.png 768w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/ombra-1022x1536.png 1022w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/ombra.png 1252w\" sizes=\"(max-width: 681px) 100vw, 681px\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cAh quindi \u00e8 una fiera, cio\u00e8 sono in vendita? 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