{"id":1791,"date":"2018-07-29T19:46:19","date_gmt":"2018-07-29T18:46:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.dallombra.it\/?p=1791"},"modified":"2026-08-28T13:52:52","modified_gmt":"2026-08-28T11:52:52","slug":"recensione-di-abscondita-segreti-svelati-delle-opere-darte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/?p=1791","title":{"rendered":"Abscondita. Segreti svelati delle opere d\u2019arte"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">La mostra <em>Abscondita<\/em>, in corso alla Galleria Civica del Museo di Bassano del Grappa, parte dall\u2019intento, semplice ma inusitato, di mostrare al proprio pubblico ci\u00f2 che normalmente non si pu\u00f2 vedere in un museo: il retro dei quadri. Alcune decine di dipinti \u2013 firmati, tra gli altri, da Bassano, Magnasco, Canova, Hayez e Sironi \u2013 sono stati allestiti negli spazi delle esposizioni temporanee, appesi al contrario perch\u00e9 se ne possa leggere la tela, i meccanismi d\u2019incorniciatura, l\u2019armonia e la complessit\u00e0 dei supporti lignei o dei telai, ma anche firme, dediche, lettere e certificati, apposti sul retro accanto a etichette che testimoniano provenienze, prestiti a mostre, catalogazioni o collocazioni all\u2019interno dei depositi museali. Il retro del quadro, lo sanno bene gli studiosi come i collezionisti, pi\u00f9 che per soddisfare una pruderie feticista, \u00e8 bene ispezionarlo per farci raccontare la storia dell\u2019opera. Talvolta il retro \u00e8 spazio occupato da pentimenti d\u2019artista, studi preparatori o veri e propri secondi quadri, soppiantati dal lato principe: quel fronte ora riprodotto nella didascalia posta a fianco del quadro, che torner\u00e0 visibile solo dopo la chiusura dell\u2019esposizione temporanea (3 settembre).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Allestire questa mostra ha voluto dire coinvolgere lo staff del museo in un lavoro d\u2019ispezione e di ricerca sul patrimonio posseduto, che \u00e8 normalmente prodomo della stesura di un moderno catalogo generale e che qui ha avuto un inaspettato esito espositivo, coinvolgendo il pubblico nell\u2019intimo del tessuto museale, nella sua officina o sala macchine. Un intento inclusivo che, del resto, in mostra si declina con l\u2019esposizione di altre visioni, meno evocative ma altrettanto inedite, come le casse da trasporto dei dipinti o i frammenti canoviani conservati nei depositi. Chiara Casarin, curatrice della mostra e direttrice del museo, dimostra intraprendenza curatoriale e una consapevolezza dei meccanismi inclusivi attuabili. \u00c8 una mostra che aggiunge un argomento alle considerazioni sulla responsabilit\u00e0 di un museo dalla lunga storia, che fa i conti con le consuete problematiche di conservazione, fruizione, sostenibilit\u00e0, accessibilit\u00e0\u2026 ma che oggi \u00e8 chiamato a interrogare se stesso fin nel profondo di queste necessit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non bastasse questo a far varcare a quest\u2019esposizione la soglia del curioso e dell\u2019aneddotico, si aggiunge la poesia visiva dell\u2019oggetto materiale che la mostra fa scaturire con potenza, insieme allo slancio di memoria e consapevolezza che suscita. Girare i quadri non libera, infatti, unicamente la potenzialit\u00e0 conoscitiva dei retri, ma genera nel visitatore una congerie di riferimenti. La mostra si apre con l\u2019evocazione fotografica di un dipinto seicentesco di Cornelius Gijsbrechts, oggi alla Galleria Nazionale di Copenaghen, raffigurante proprio il retro di una tela, appartenente al genere del trompe-l\u2019oeil, che ha reso celebre la pittura di Gijsbrechts, Hoogstraten o Leemans e che, in Italia, era stato anticipato almeno dalle sperimentazioni di Carpaccio e di Jacopo de\u2019 Barbari. \u00c8 un dipinto che sembra andar oltre il semplice <em>divertissement<\/em> e che la curatrice legge come \u201cprima manifestazione assoluta e integrale di un gesto autoriflessivo della pittura, un iniziale ed eversivo tentativo di pensare all\u2019arte come a un medium che pensa a se stesso e alle sue strutture nascoste, generando cos\u00ec un nuovo linguaggio\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qualunque fosse la consapevolezza acquisita da Gijsbrechts, \u00e8 innegabile che la mostra, parete dopo parete, allarghi lo spettro della memoria, facendo godere il visitatore di una materialit\u00e0 ritrovata. I dipinti perdono la profondit\u00e0 illusiva del fronte, per guadagnare la terza dimensione, occupare finalmente uno spazio fisico d\u2019oggetto che, paradossalmente, il soggetto, normalmente padrone, rischia di obnubilare. In un tempo come il nostro d\u2019immagini strettamente bidimensionali, di appetiti anestetizzati dalla svendita pornografica della realt\u00e0 ridotta in bit, questa presa di distanza \u201cdal lato A\u201d difende la metafora dell\u2019arte, proprio mentre sembra negarla.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ricordo distintamente che, da bambino, accorgendomi di essere totalmente succube della televisione, della capacit\u00e0 che aveva quello schermo di assorbirmi completamente, sentissi il desiderio di girare il televisore, non per impedirmi di guardarlo, ma per coglierne lo spessore, per toccarne con mano la terza dimensione, per prendere piena consapevolezza del fatto che quella che avevo di fronte era pur sempre una \u201cscatola\u201d \u2013 seppur magica \u2013 non la realt\u00e0 diretta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Allo stesso modo, questi retri aiuteranno la nostra consapevolezza della materialit\u00e0 dell\u2019arte, tanto pi\u00f9 innocua della televisione e, oggi, del web, ma pur sempre appartenente alla congerie della metafora.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 un ribaltamento che funziona immediatamente come chiave d\u2019accesso al Museo, visto che, quando si passa alle sale espositive, torniamo a immergerci nella profondit\u00e0 della pittura \u201cdifronte\u201d con una nuova consapevolezza, godendoci a pieno, per esempio, la preparazione rossastra lasciata visibile per trapuntare e far vibrare i contorni in uno straordinario Tiepolo, cogliendo la svolta tizianesca di uno Jacopo Bassano bello come El Greco o scoprendo che il Magnasco, esposto in mostra dal lato della sua elegante intelaiatura settecentesca, ha un pendant trepidante che ce ne fa pregustare il ritorno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma le potenzialit\u00e0 della mostra sono anche concettuali e lo dimostra la capacit\u00e0 evocativa di quest\u2019infilata di retri, cos\u00ec simile e cos\u00ec lontana da quella che possiamo solo immaginare alla Biennale del \u201968, dove, come ha recentemente rievocato Politi, gli artisti italiani girarono i propri quadri per una (temporanea) protesta politica. Da l\u00ec, la mente potr\u00e0 andare naturalmente alle sperimentazioni novecentesche viste alla Fondazione Prada di Milano alla fine del 2015 nella mostra <em>Recto Verso<\/em>, dove si esponevano opere in cui, come gi\u00e0 in Gijsbrechts, il retro dei quadri era il soggetto: da Roy Lichtenstein a Giulio Paolini. Passando dall\u2019opera del brasiliano Vik Muniz, che ha fotografato per anni i retri di grandi capolavori \u2013 da Leonardo a Van Gogh \u2013 la nostra mente potr\u00e0 allontanarsi liberamente fino a quel dolore per una perdita incolmabile, evocato da Danh Vo alla Biennale veneziana del 2013, dove ci sorprese con la presenza inaspettata del telaio originale da cui fu tagliata e rubata la <em>Nativit\u00e0<\/em> palermitana di Caravaggio. Un fronte drammaticamente diventato un retro. E anche questa \u00e8 una metafora.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/alias-del-29-luglio-2018.pdf\">Scarica l&#8217;articolo in .pdf<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/abscondita1.png\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-large wp-image-1794\" title=\"abscondita\" src=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/abscondita1-704x1024.png\" alt=\"\" width=\"704\" height=\"1024\" srcset=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/abscondita1-704x1024.png 704w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/abscondita1-206x300.png 206w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/abscondita1-768x1116.png 768w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/abscondita1-1057x1536.png 1057w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/abscondita1.png 1314w\" sizes=\"(max-width: 704px) 100vw, 704px\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La mostra Abscondita, in corso alla Galleria Civica del Museo di Bassano del Grappa, parte dall\u2019intento, semplice ma inusitato, di mostrare al proprio pubblico ci\u00f2 che normalmente non si pu\u00f2 vedere in un museo: il retro dei quadri. 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