{"id":1825,"date":"2018-11-05T10:21:01","date_gmt":"2018-11-05T09:21:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.dallombra.it\/?p=1825"},"modified":"2026-08-28T13:47:56","modified_gmt":"2026-08-28T11:47:56","slug":"sanguine-luc-tuymans-on-baroque-fondazione-prada-milano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/?p=1825","title":{"rendered":"SANGUINE. LUC TUYMANS ON BAROQUE Fondazione Prada, Milano"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">La Fondazione Prada di Milano \u00e8 una realt\u00e0 museale-espositiva-culturale-fashion ricercata e di ricerca, che incastona mostre tra il bar griffato dal regista Wes Anderson, il Cinema d\u2019essai e le opere della collezione, scalate nella Torre progettata da Rem Koolhaas. Sarebbe semplicistico, oltre che masochistico, snobbare questo luogo perch\u00e9 nato sulle regole del mercato, del marketing e del gusto. E non solo ci perderemmo un\u2019occasione per conoscere il mondo (culturale) con cui dobbiamo fare i conti, ma mancheremmo nel dovere d\u2019interrogarci a ragion veduta su quale sia il compito delle istituzioni pubbliche, chiamate a giocare un ruolo imprescindibile solo se pragmaticamente complementare a chi si muove con libert\u00e0 e risorse difficilmente equiparabili. La Fondazione Prada, insieme all\u2019Hangar Bicocca, non sta solo colmando un vuoto nella proposta di livello internazionale sul Contemporaneo a Milano, ma, fin dall\u2019apertura, sta impiegando i propri capitali per realizzare i sogni curatoriali di storici dell\u2019arte e, in particolare, artisti che hanno qualcosa da dire. Aver scelto d\u2019inaugurare, tre anni fa, con la mostra dedicata alla serialit\u00e0 dell\u2019arte classica curata da Salvatore Settis, o di sostenere la mastodontica e titanica prova di forza di quest\u2019anno, affidando a Germano Celant un\u2019esposizione dedicata all\u2019arte tra le due guerre, al netto delle critiche puntuali sempre sollevabili, mostra che \u201csotto il vestito\u2026\u201d c\u2019\u00e8 parecchio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Senza tener conto di questo scenario, degli attori messi in campo, e delle domande che pone, sarebbe improprio guardare alla mostra orchestrata da Luc Tuymans, pittore belga non nuovo alla curatela, e dedicata alla sua idea di Barocco (<em>Sanguine<\/em>, fino al 25 febbraio). La mostra \u00e8 una versione riveduta e ampliata di quella allestita al Museo d\u2019Arte Contemporanea di Anversa fino allo scorso settembre. Il confronto-cortocircuito tra la <em>Flagellazione<\/em> di Caravaggio a Capodimonte e l\u2019opera <em>Five Car Stud<\/em>\u00a0di Edward Kienholz ha aggregato intorno a s\u00e9 una scelta di opere del Seicento e Contemporanee, chiamate a tessere un dialogo intorno al tema del Barocco, con i suoi sfuggenti attributi di effimero e truculente. L\u2019opera di Kienholz \u00e8 una messa in scena a grandezza naturale \u2013 con tanto di automobili \u2013 dell\u2019evirazione pubblica di un giovane ragazzo afroamericano, accusato di aver avuto rapporti sessuali con una ragazza bianca. Di propriet\u00e0 della stessa Fondazione Prada e visibile in un (troppo) recente allestimento della collezione, l\u2019opera \u00e8 sostituita nella tappa milanese da <em>Fucking Hell<\/em> (2008) di Jake e\u00a0Dinos Chapman: una serie di campi di sterminio, allestiti in grandi parallelepipedi di vetro, in cui sessantamila soldatini sono intenti a procurarsi e subire torture di ogni genere. Anche uno dei due Caravaggio cambia per l\u2019occasione e, al posto della <em>Flagellazione<\/em>, arriva il <em>David con la testa di Golia<\/em> della Galleria Borgese, perfino pi\u00f9 efficace nel mostrare la truculenza del decapitato, per giunta un autoritratto. Si tratta di un binomio che, ad Anversa come a Milano, non costituisce un affiancamento fisico delle due opere, ma il perno ideale, intorno al quale allestire l\u2019immaginario del curatore. Il visitatore \u00e8 chiamato ad abbandonarsi alle visioni cui si \u00e8 dato corpo e alla qualit\u00e0, in alcuni casi straordinaria, delle opere, pi\u00f9 che a cercare risposte \u2013 non dico condivisibili ma incontrovertibilmente intellegibili \u2013 sulla componente barocca dell\u2019arte contemporanea o sulla modernit\u00e0 dell\u2019arte del Seicento. Del resto, anche l\u2019allestimento sembra scongiurare ogni semplicistica aspettativa scenografica e illusionistica, stemperando come si conviene ogni turbamento fuori riga. E non solo nella prima delle tre grandi sale della mostra, l\u2019algida Galleria Nord, ma anche nei due piani del cosiddetto <em>Podium<\/em>, dove le opere sono disposte paratatticamente lungo le pareti, in una successione paritetica che non esclude le contaminazioni, ma che si guarda bene dall\u2019indicarne alcune. Pi\u00f9 che lo svisceramento o l\u2019esemplificazione di un tema, a rimanere indimenticabili saranno alcune delle visoni create, come quella dei tre cavalli di Berlinde De Bruyckere che, scendendo le scale, ti tolgono il fiato ad apertura del pian terreno, rinnovando lo strazio sperimentato all\u2019indimenticabile mostra sulla guerra, allestita al Mart di Rovereto da Cristiana Collu. Pi\u00f9 che alle instagrammabili sculture di Mark Manders poste a favore di vetrata, spetta alla stanza centrale del Podium precisare le suggestioni pi\u00f9 riuscite, dando vita a tre direzioni di scambio con il Seicento, possibili e identificabili. Marlene Dumas, con il primo piano di una testa sanguinante, mostra l\u2019eternit\u00e0 di un tema affine al Caravaggio poco distante. Il duo Arocha Schraenen, con una grande scultura geometrica di specchi, mostra la declinazione contemporanea della multivionariet\u00e0 illusiva e simbolica del Barocco architettonico, inglobando e deformando la realt\u00e0 delle opere che la circondano. Thierry De\u00a0Cordier, infine, prende il tema della Crocifissione e lo sublima annullandolo, sostituendo al culmine del dramma la scritta \u201cI.N.R.I\u201d con il termine spagnolo \u201cNada\u201d e facendo calare l\u2019intera scena nel profondo di un nero che sembrerebbe senza ritorno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sanguine \u00e8 una mostra aperta che non lascer\u00e0 indifferenti e delusi, nella misura in cui si sar\u00e0 disposti a mettersi in gioco, scegliendo la propria suggestione interpretativa, distillando i temi che travalicano i secoli, e godendo della responsabilit\u00e0 dell\u2019arte, che non si esime dall\u2019espressione della partigianeria dei sentimenti, alle prese con la nostra necessit\u00e0 d\u2019esistere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0Davide Dall\u2019Ombra<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/2018-11-4_Sanguine-DallOmbra-Alias.pdf\">Scarica l&#8217;articolo in PDF<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/alias.png\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-large wp-image-1827\" title=\"alias\" src=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/alias-679x1024.png\" alt=\"\" width=\"679\" height=\"1024\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Fondazione Prada di Milano \u00e8 una realt\u00e0 museale-espositiva-culturale-fashion ricercata e di ricerca, che incastona mostre tra il bar griffato dal regista Wes Anderson, il Cinema d\u2019essai e le opere della collezione, scalate nella Torre progettata da Rem Koolhaas. 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