{"id":1836,"date":"2018-12-31T16:35:23","date_gmt":"2018-12-31T15:35:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.dallombra.it\/?p=1836"},"modified":"2026-08-28T13:34:57","modified_gmt":"2026-08-28T11:34:57","slug":"margherita-sarfatti-museo-del-900-di-milano-e-mart-di-rovereto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/?p=1836","title":{"rendered":"MARGHERITA SARFATTI Museo del \u2019900 di Milano e Mart di Rovereto"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201c\u00c8 un\u2019opportunit\u00e0 per non proseguire nella pi\u00f9 frequentemente adottata censoria latenza che, forse, ha significato anche diffusa incapacit\u00e0 di elaborazione del trauma e un\u2019acritica rimozione di fattori ereditari che hanno fatto perdere di vista pure la possibilit\u00e0 di una pi\u00f9 autentica coscienza europea in riferimento all\u2019idea di modernit\u00e0\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una mostra in due sedi come quella dedicata a Margherita Sarfatti (1880-1961) da istituzioni italiane di primo piano, il Mart di Rovereto \u2013 in incipit, il direttore Gianfranco Maraniello \u2013 e il Museo del \u2019900 di Milano, ha il suo primo calibro d\u2019interesse proprio nell\u2019opportunit\u00e0 e necessit\u00e0 del tema che affronta. In gioco c\u2019\u00e8 la stessa funzione del Museo, se non, addirittura, la supremazia dell\u2019arte sulle sue intenzioni. Raccontare la vicenda umana e culturale della fondatrice del movimento \u201cNovecento\u201d significa fare i conti con la sua relazione, anche sentimentale, con Benito Mussolini, attestare l\u2019adesione, pi\u00f9 o meno partecipata, dei singoli artisti al fascismo e soppesare caratteri e rischi di una matrice nazionalistica che guarda al passato. Nell\u2019avvicinarci al centenario di distanza dagli anni considerati in mostra, ci si prepara a testare, inevitabilmente, quanta ideologia sia decantata sotto i ponti, decennio dopo decennio, rafforzando il sentimento di necessit\u00e0 di difendere le verit\u00e0 storiche, ricercandole senza sosta, nel collettivo appannarsi della memoria, che accomuna non solo le ultimissime generazioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non capita spesso di vedere una mostra ideata in due sedi, in citt\u00e0 distanti tra loro centinaia di chilometri, ma il tema chiamava in causa direttamente i due musei, che possiedono alcune delle pi\u00f9 importanti opere degli artisti che la Sarfatti promosse con la sua militanza critica, oltre che unici fondi documentari, la sua biblioteca d\u2019arte e l\u2019archivio personale. A Milano ci si concentra, cos\u00ec, sulle mostre nazionali e a Rovereto sulle numerose promosse all\u2019estero dall\u2019attivit\u00e0 febbrile dell\u2019ideologa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La vita della Sarfatti ha tutti gli elementi utili a una moderna fiction in due puntate su RAI 1. Figlia di una ricca famiglia ebraica veneziana, grazie alla quale pot\u00e9 frequentare personalit\u00e0 come Gabriele D\u2019Annunzio o Fogazzaro, Margherita Grassini non manca di distinguersi per intelligenza e conoscenza delle lingue fin dalla tenera et\u00e0. Ebrea, non praticante, si converte al Cattolicesimo, sposando a 18 anni l\u2019avvocato Cesare Sarfatti, da cui attinge cognome e sostegno necessari per far fronte a una vita in cui non mancarono profondi nodi di sofferenza: dal suicidio della sorella, alla morte del figlio diciassettenne, partito volontario e ucciso sull\u2019altopiano di Asiago (1918), fino all\u2019esilio volontario in Brasile nel 1938 per la promulgazione delle leggi razziali, e alla morte ad Auschwitz di un\u2019altra sorella.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019arrivo a Milano, nel 1902, coincide con l\u2019avvio della sua collaborazione con la rivista diretta da Ersilia Bronzini, \u201cL\u2019Unione\u00a0femminile\u201d, impegno reiterato dieci dopo, con il sostegno a \u201cLa difesa delle lavoratrici\u201d, periodico fondato e diretto da Anna Kuliscioff. Il 1912 \u00e8 l\u2019anno del cortocircuito emotivo-culturale pi\u00f9 importante della sua vita. Incontrato nella redazione de\u00a0\u201cl\u2019Avanti!\u201d, per cui la Sarfatti curava la rubrica d\u2019arte e di cui lui sarebbe diventato a breve il direttore, Benito Mussolini\u00a0fu suo compagno di lotta socialista prima, amante poi ed errore da ripudiare, in fine. Spetta alla Sarfatti, del resto, la stesura di uno dei tasselli fondamentali dell\u2019agiografia mussoliniana, la biografia <em>Dux<\/em>, pubblicata in prima battuta in inglese (1925), ma anche un pi\u00f9 articolato sostegno alla propaganda della figura del dittatore all\u2019estero. La funzione aggregatrice da cui nacque \u201cNovecento\u201d ebbe il suo epicentro nel salotto Sarfatti, diventato, in breve tempo, snodo chiave per la cultura, non solo di regime, a Milano, frequentato dai futuristi, come da\u00a0Medardo Rosso\u00a0o\u00a0Arturo Martini. La Sarfatti divent\u00f2 una delle donne pi\u00f9 influenti della cultura italiana e, l\u2019elenco delle personalit\u00e0 di cui incroci\u00f2 destini e culture si allunga da Guglielmo Marconi ad Ada Negri, passando per Coco Chanel, Elsa Schiaparelli, Andr\u00e9 Chastel o Bernard Berenson. Una storia di passione e successo che, come spesso accade, si bruci\u00f2 in pochi anni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La promozione artistica operata dalla Sarfatti si organizz\u00f2 a tappe serrate; con i propri articoli port\u00f2 alla ribalta nazionale il gruppo che si stava coagulando a Milano e configurando nella sua idea critica come il nuovo volto della pittura italiana. Sono gli anni in cui si consolidano le dinamiche del moderno \u201csistema dell\u2019arte\u201d che vede coinvolti critici, galleristi, artisti, pubblico borghese e giornalisti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In un articolo del 1922 la Sarfatti annuncia il gruppo \u201cNovecento\u201d e i nomi sono quelli di Mario Sironi, Anselmo Bucci, Leonardo Dudreville, Piero Marussig, Achille Funi, Emilio Malerba e Ubaldo Oppi, \u201cquasi tutti i migliori, insomma, del manipolo di avanguardia, il quale, qui a Milano, prepara con vigile amore, e indefessa fatica le sorti avvenire dell\u2019arte italiana\u201d. Una compagine non ingessata, caratterizzata da defezioni e nuovi ingressi, che non mutarono, tuttavia, la linea generale del suo progetto. Nei suoi scritti, rintracciava in loro la \u201csincerit\u00e0\u201d, il \u201csacrificio dell\u2019orpello\u201d, la \u201crinunzia all\u2019effetto facile, e perci\u00f2 pi\u00f9 piacevole\u201d, esaltandone \u201csobriet\u00e0 e limitazione\u201d. L\u2019arte aveva per Margherita una funzione alta, non di svago ma di trasmissione di valori, cui contribuiva la stesura salda delle forme, la solidit\u00e0 classica ma non classicista: una \u201cmoderna classicit\u00e0\u201d, insomma, capace di rivivere il passato senza retorica, in una ricerca della \u201cpi\u00f9 vera delle verit\u00e0, la bellezza\u201d. L\u2019\u201carmonia espressiva\u201d si opponeva allora alla \u201ccruda espressione\u201d, in un \u201cideale di concretezza e di semplicit\u00e0, limpidit\u00e0 nella forma e compostezza nella concezione\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 dell\u2019anno seguente, 1923, l\u2019inaugurazione alla milanese Galleria Pesaro della prima mostra di artisti di \u201cNovecento\u201d, alla presenza del neo presidente del Consiglio Benito Mussolini. Dopo la partecipazione alla Biennali di Venezia nel 1924 con una sala dei \u201cSei pittori di Novecento\u201d, nel 1926 il gruppo cambia nome, aggiungendo la specifica nazionale. La prima mostra del movimento \u201cNovecento Italiano\u201d inaugura al Palazzo della Permanente di Milano, ancora alla presenza di Mussolini, con grande riscontro sulla stampa, e segna il momento di massima partecipazione del regime alla configurazione sarfattiana, portando a numerose acquisizioni da parte dei musei pubblici di Milano e Roma, oltre che dallo stesso Mussolini. Seguono anni in cui la Sarfatti promuove una serie di mostre all\u2019estero, in Europa e Sud America, nel tentativo di dar seguito a un\u2019internazionalizzazione dell\u2019arte italiana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 1929, la Seconda Mostra del Novecento Italiano, segna tuttavia, l\u2019inizio della fine. Il regime e lo stesso Mussolini si allontanano dalla Sarfatti, messa in disparte dall\u2019emergere delle mostre del Sindacato Fascista, della Triennale \u2013 dal \u201923 a Monza e dal \u201933 a Milano \u2013 e della Quadriennale romana, nata nel 1927. In quel 1929, il Duce le scrive una durissima lettera, intimandole di non sostenere nei suoi scritti una coincidenza tra \u201cNovecento\u201d e arte fascista e irridendo la sua pretesa di ipotecare l\u2019intero secolo, affidando quel nome alla compagine dei suoi artisti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le due mostre che ricostruiscono ora l\u2019articolata vicenda (fino al 24 febbraio) mettono al centro le opere, lasciando al visitatore il giudizio su liceit\u00e0 e grandezza del pensiero della Sarfatti. \u00c8 cos\u00ec che, mentre Felice Casorati suona una nota talmente alta da lasciarsi difficilmente assimilare a un gruppo di qualsiasi genere, alcuni artisti rinfrescano il percorso stupendo i meno adusi al genere, come accade almeno con Anselmo Bucci a Milano e Mario Tozzi a Rovereto. Uscendo, la mente va a due immagini correlate che si riesce solo a giustapporre a quelle appena viste. La prima \u00e8 il rigetto che, di \u201cNovecento\u201d, avrebbe compiuto dieci anni dopo il Realismo, con le ferite del Ventennio negli occhi, brandendo il dolore della Guerra in una mano e Picasso nell\u2019altra. La seconda \u00e8 la fortuna di questi artisti oggi, con il 2019 alle porte, quando Morlotti, Guttuso o Cassinari faticano a mantenere il posto che meritano, mentre Morandi e Casorati tornano a star benissimo in un salotto minimal-concettuale dal design internazionale.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-file\"><a href=\"http:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/2018-12-30_SarfattiDallOmbra-Alias.pdf\">Leggi l&#8217;articolo in PDF<\/a><\/div>\n<div><a href=\"http:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/scarfatti.png\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-large wp-image-1837\" src=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/scarfatti-678x1024.png\" alt=\"\" width=\"678\" height=\"1024\" srcset=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/scarfatti-678x1024.png 678w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/scarfatti-199x300.png 199w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/scarfatti-768x1160.png 768w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/scarfatti-1017x1536.png 1017w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/scarfatti.png 1330w\" sizes=\"(max-width: 678px) 100vw, 678px\" \/><\/a><\/div>\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201c\u00c8 un\u2019opportunit\u00e0 per non proseguire nella pi\u00f9 frequentemente adottata censoria latenza che, forse, ha significato anche diffusa incapacit\u00e0 di elaborazione del trauma e un\u2019acritica rimozione di fattori ereditari che hanno fatto perdere di vista pure la possibilit\u00e0 di una pi\u00f9 autentica coscienza europea in riferimento all\u2019idea di modernit\u00e0\u201d. 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