{"id":1847,"date":"2019-05-26T08:33:50","date_gmt":"2019-05-26T07:33:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.dallombra.it\/?p=1847"},"modified":"2026-08-28T12:23:26","modified_gmt":"2026-08-28T10:23:26","slug":"rembrandt-al-rijksmuseum","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/?p=1847","title":{"rendered":"Rembrandt al Rijksmuseum"},"content":{"rendered":"<p>\u201cI disegni di Rembrandt procurano un godimento senza fine, meglio del cinema, guardarli \u00e8 fonte di un piacere incredibile. In Rembrandt non trovi mai un volto generico, gli occhi sono sempre sorprendenti e si pu\u00f2 dire quello che stanno guardando. Mise pi\u00f9 forza su un viso di qualsiasi altro pittore prima di lui, perch\u00e9 vedeva di pi\u00f9. Era una questione di occhio \u2013 e di cuore\u201d.<\/p>\n<p>David Hockney coglie, dall\u2019interno del mestiere, tutta la grandezza del Rembrandt disegnatore e incisore, che \u00e8 la forza dell\u2019esposizione allestita al Rijksmuseum (fino al 10 giugno) per i 350 anni dalla morte del pittore olandese. Per chi ha avuto la fortuna di vedere la mostra di Hockney che si conclude oggi al Van Gogh Museum \u00e8 spontaneo cogliere un simbolico passaggio di testimone tra i secoli, una linea ideale, ma ben visibile, tracciata intorno alla centralit\u00e0 e necessit\u00e0 del disegno, che va da Rembrandt a Hockney, passando per Van Gogh. Per omaggiare il pittore di Leida, il Rijks, che ne conserva il maggior nucleo di opere al mondo, punta tutto sulla propria collezione, esponendo 22 dipinti, 60 disegni e 300 incisioni\u2026 Non era necessario per il museo, in effetti, chiamare in causa grandi prestiti internazionali, soprattutto se, uscito dai locali delle mostre temporanee, in fondo al cannocchiale prospettico della celebre galleria, puoi contare sul suo capolavoro assoluto: la tonante e placida <em>Ronda di notte<\/em> (1642). In autunno, ad ogni buon conto, lo stesso museo non mancher\u00e0 di inaugurare una mostra a confronto, Vel\u00e1zquez-Rembrandt, forse pi\u00f9 pertinente della coppia con cui, nel 2006, il Van Gogh Museum ne aveva celebrato il quarto centenario dalla nascita: Caravaggio-Rembrandt.<\/p>\n<p>Anche restando al solo nucleo di dipinti presentati, quella allestita oggi \u00e8 una mostra che permette di essere letta a tutti i possibili livelli di conoscenza del visitatore, pregressi o contestuali che siano. Attraverso opere esemplificative, il percorso si apre con uno dei primi autoritratti, in cui il giovane pittore mette in carne la lotta tra essenza e ombra che lo accompagner\u00e0, sul crinale della verit\u00e0, tutta la vita. Passando per le convulse scene bibliche, in cui la luce detta il ritmo al crepitare della materia sulla tela, si arriva ai volti domestici, tra i quali rimane indimenticabile il ritratto della moglie Saskia, il cui volto rubicondo riesce a vincere le tenebre, tingendo la camiciola di riflessi rosati. Tra gli esiti delle tante commissioni ricevute in vita, la cui profondit\u00e0 umana frange la superficie, alternativamente invetriata e porosa, s\u2019incontrano in mostra i coniugi Soolmans, l\u2019unica coppia di ritratti a figura intera e a grandezza naturale eseguiti dal pittore.<\/p>\n<p>Scorre davanti ai nostri occhi il tormento e l\u2019estasi di una vita, messa in scena da un pittore che, come nessun altro, \u00e8 riuscito a dar corpo, non solo al crocevia complesso della sua umanit\u00e0, ma, grazie all\u2019espansione progressiva di significati dalla portata universale, alla complessit\u00e0 e ricchezza di una citt\u00e0 come Amsterdam, fino alla vertiginosa profondit\u00e0 umana e spirituale che lo ha reso interprete dell\u2019insondabilit\u00e0 dell\u2019uomo in quanto tale. Perch\u00e9 la grandezza di Rembrandt \u00e8 proprio saper trattenere, e far saltare insieme, ogni tensione particolare dell\u2019universale, un processo che non si finisce di scoprire a ogni vista. Del resto, la serie inusitata dei suoi autoritratti ne registra maturazione e invecchiamento ma, soprattutto, tormenti e desideri di un\u2019esistenza travagliata, costellata di lutti che ne abbracciarono tutta la vita. Aperta bottega a Leida nel 1625 e trasferitosi ad Amsterdam nel 1631, Rembrandt allestisce casa con la moglie Saskia (1639), la sua attivit\u00e0 di pittore \u00e8 molto promettente e la ricchezza famigliare della moglie sembra poter rassicurare il figlio di un mugnaio. Ma le tragedie gli si mitraglieranno addosso in un pugno d\u2019anni. I primi tre figli non superano i pochi mesi di vita e la nascita del figlio Titus \u00e8 seguita, a breve distanza, dalla malattia e morte della moglie (1642). Del resto, le traversie che seguirono furono di ogni genere, non gli fu risparmiata la bancarotta (1656), che lo costrinse a lasciar casa e vedersi pignorati tutti i suoi averi e quadri e, sul limitare della vita, non gli venne concessa la dipartita, se non prima di aver vissuto la morte della sua nuova compagna Hendrickje (1663), del figlio Titus (1668) e della nuora Maddalena, scomparsa pochi mesi prima del pittore (1669), di cui non ci sono nemmeno arrivate le spoglie mortali. Un travaglio di vita che Rembrandt ci restituisce in figura senza sconti, ma veicolandolo attraverso le rappresentazioni di un mondo pulsante e multidirezionale come solo l\u2019Olanda di inizio Seicento poteva essere: porto e crogiolo di religioni dove Calvinismo, Protestantesimo (in varianti multiple e dottrinalmente contrapposte) e Cattolicesimo interessano al pittore non solo per le possibili committenze ma, evidentemente, per una ricerca di spiritualit\u00e0, che avvertiva necessaria. In mostra, il tempo \u2013 \u00e8 il caso di dirlo \u2013 sembra fermarsi di fronte al <em>Geremia che piange sulla distruzione di Gerusalemme<\/em> (1630), dipinto ben prima di metter su casa nel quartiere ebraico di Amsterdam, dove reper\u00ec molti modelli per le scene pi\u00f9 articolate, ma anche per i suoi <em>Ritratti di Ges\u00f9<\/em>, visti alla sorprendente mostra del Louvre nel 2011.<\/p>\n<p>La pittura di Rembrandt, si sa, non \u00e8 solo luce, ma soprattutto materia, come accentua nella sua produzione degli ultimi anni, in cui si rompono le regole della compostezza e le placche telluriche del colore gonfiano panneggi e incarnati, destabilizzando ogni possibile finitezza formale ed esistenziale della giovent\u00f9. \u00c8 il caso del tardo <em>Isacco e Rebecca<\/em> (<em>La sposa ebrea<\/em>), una sorta di testamento di stile, perfettamente complementare al dipinto giovanile dedicato a Geremia. Dal luccichio a punta di pennello, si arriva alla materia impastata sulla tela, chiamata a reggere il peso della vita, in un\u2019evoluzione che, <em>mutatis mutandis<\/em>, non pu\u00f2 non farci pensare all\u2019ultimo Tiziano o ai dipinti con le dita di Fra\u2019 Galgario.<\/p>\n<p>Si coglie, proprio grazie a questi esiti pittorici, l\u2019importanza di poter vedere in mostra un nucleo significativa di disegni e una selezione cos\u00ec ampia delle oltre 1300 incisioni che possiede il museo. Materiali che, per la loro fragilit\u00e0 pi\u00f9 ancora che per motivi di spazio, a differenza delle tele, non sono normalmente esposti. L\u2019occasione unica \u00e8 un affondo definitivo in questo livello di materia che ci racconta la verit\u00e0 dell\u2019artista. Quella che abbiamo in mostra, non \u00e8 solo la possibilit\u00e0 di risalire al crepuscolo dell\u2019ideazione di un quadro, di cogliere la libert\u00e0 e sincerit\u00e0 di tratto amata da Hockney. \u00c8 l\u2019occasione di seguire la mano di Rembrandt, tratto dopo tratto, impegnato a solcare una lastra di cui possiamo indagare, stato dopo stato, la ricerca continua delle tenebre della luce e della luce delle tenebre. Picchiettando la nostra retina con i tratti sincopati, sinusoidali e contraddittori del disegno o con la trama parallela a densit\u00e0 variabile delle incisioni a bulino e punta secca, Rembrandt ci apre la porta del suo mondo, in cui si rompono le gerarchie dei soggetti. Perch\u00e9 la carne di una donna addormentata e quella del corpo bolso di un Cristo calato a fatica dalla croce, sembra dirci, hanno la stessa identit\u00e0 dignit\u00e0: quella dell\u2019esistenza.<\/p>\n<p>Davide Dall\u2019Ombra<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/2019-5-26_Rembrandt-DallOmbra-Alias.pdf\">Scarica l&#8217;articolo in formato PDF<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/rem-dd.png\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-large wp-image-1848\" src=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/rem-dd-706x1024.png\" alt=\"\" width=\"706\" height=\"1024\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cI disegni di Rembrandt procurano un godimento senza fine, meglio del cinema, guardarli \u00e8 fonte di un piacere incredibile. 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