{"id":1851,"date":"2019-05-12T08:39:39","date_gmt":"2019-05-12T07:39:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.dallombra.it\/?p=1851"},"modified":"2026-08-28T12:24:05","modified_gmt":"2026-08-28T10:24:05","slug":"david-hockney-al-museo-van-gogh","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/?p=1851","title":{"rendered":"David Hockney al Museo Van Gogh"},"content":{"rendered":"<p>Per un pittore e per un ammiratore incondizionato di Van Gogh come l\u2019inglese David Hockney (1937), poter allestire una propria personale al Van Gogh Museum di Amsterdam \u00e8 certamente la realizzazione del sogno di una vita. E nessuno, del resto, dubitava che tale privilegio se lo fosse meritato, vista la caratura dell\u2019artista e il legame tutt\u2019altro che tangenziale tra i rispettivi esiti pittorici e l\u2019urgenza espressiva di entrambi. Hockney non ha mancato di esplicitare in pi\u00f9 occasioni il proprio amore incondizionato per il pittore olandese e una particolare consonanza. Del resto, come lui stesso ricorda, anche la sua produzione deve molto a un trasferimento: dalla luce bruma e filtrata del freddo paese d\u2019origine, Bradford nello Yorkshire, a quella abbacinante di una citt\u00e0 calda d\u2019elezione: Los Angeles, in California. Un mutamento di luci e scenari dirimente, che ne accese la pittura, esattamente come era avvenuto per Van Gogh all\u2019arrivo ad Arles.<\/p>\n<p>La mostra ha il pregio di accostare puntuali paesaggi dei due pittori, creando visioni a confronto dalla liceit\u00e0, se non necessit\u00e0, tangibile. \u00c8 cos\u00ec che una sequenza di acquerelli su carta di pari formato sono disposti a creare un pacificante polittico, dispiegati a dettagliare diverse visioni di paesaggi campestri a piena luce, felicemente accostate a un paio di paesaggi ampi e cocenti del padrone di casa. Un secondo polittico di carboncini fittissimi e ariosi insieme \u2013 in cui la vegetazione sbriciola gli umori della primavera incipiente intorno a piccole strade ricurve e infinite \u2013 \u00e8 messo a confronto con temporalesche carte vangoghiane, solcate a matita e inchiostro.<\/p>\n<p>Naturalmente la mostra, visitata a stretto giro dopo i tre piani del Museo, con gli occhi pieni della collezione permanente, facilita un confronto mentale anche con i dipinti non sottratti al percorso espositivo ma, come evidenzia il catalogo, fortemente pertinenti. Fra questi, certamente, i tre estremi e celebri paesaggi oblunghi, quella terna di opere dipinta da Van Gogh negli ultimi giorni di vita, in una sequenza drammatica: dal campo di grano schiacciato dalle nuvole del temporale a quello crivellato di corvi, fino al dettaglio ravvicinato di un\u2019accolita di radici agonizzanti tra i colori, in cerca di un definito contesto di nutrimento e appartenenza che il suicidio neg\u00f2 non solo al dipinto, rimasto incompiuto.<\/p>\n<p>Del resto l\u2019interesse di Hockney per la pittura che lo ha preceduto \u00e8 tutt\u2019altro che rapsodico, come dimostra un suo grande libro del 2001 che gli richiese due anni di lavoro, pressoch\u00e9 esclusivo. <em>Secret knowledge. Rediscovering the lost techniques of the Old Masters<\/em> \u00e8 interamente dedicato ai maestri del passato e alla loro tecnica esecutiva. \u00c8 un viaggio all\u2019interno della pittura in oltre 450 immagini, dettagli e accostamenti parlanti quanto i testi \u2013 dal mosaico bizantino di Cefal\u00f9 a Van Gogh, appunto \u2013 introdotte da una citazione di Roberto Longhi: \u201cI dipinti sono i primi documenti. I documenti d\u2019archivio possono essere falsi; il giudizio critico no\u201d. Una dichiarazione d\u2019intenti che suggerisce una chiave di lettura per la stessa opera di Hockey, del resto, da godere nella sua evidenza formale e cromatica.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 la mostra \u00e8 qualcosa di pi\u00f9 di un accostamento puntuale e palmare tra due sensibilit\u00e0 tematiche, cromatiche ed esistenziali. \u00c8 innanzitutto l\u2019esplosione dell\u2019opera degli ultimi quindici anni di Hockney, segnata da un ritorno ai paesaggi dello Yorkshire, ma illuminati dai colori californiani. Superati i settant\u2019anni, nel 2010 l\u2019artista scopre la straordinaria potenzialit\u00e0 di un semplice programma di disegno, prima sull\u2019iPhone e poi sull\u2019iPad, con il quale dar vita ad opere digitali, traducibili in stampate seriali dal formato potenzialmente infinito. Con un tablet sempre sottomano si azzera il tempo tra visione e traduzione pittorica; non servono pi\u00f9 colori o matite e si annullano le gerarchie dei soggetti, perch\u00e9 ogni cosa pu\u00f2 essere immediatamente e facilmente ritratta.<\/p>\n<p>Ma quando siamo ormai ubriachi di tanto colore e tele giganti che superano i dieci metri, Hockney ci fa provare anche l\u2019esperienza simultanea delle quattro stagioni. Al centro di una stanza buia, siamo circondati da quattro pareti occupate da altrettanti grandi video, girati lungo lo stesso tratto di strada nel bosco, in quattro diversi momenti dell\u2019anno. L\u2019immagine di ciascuna parete \u00e8 solo apparentemente una: a ben guardare, \u00e8 creata dall\u2019unione di nove schermi, su cui scorrono differenti riprese, realizzate allestendo sul cofano di un\u2019automobile nove telecamere indipendenti, controllate dallo stesso Hockney. La ricerca \u00e8 analoga a quella sperimentata dagli anni ottanta nei suoi celebri collage fotografici, di una potenza tanto imitata dai suoi epigoni, quanto irraggiunta. Le immagini sono la tavolozza con cui l\u2019artista si pu\u00f2 muovere nello spazio, scegliendo tra le inquadrature e, questa volta, anche nel tempo, selezionando i secondi di riprese da montare. Il risultato \u00e8 un\u2019immersione totale e verosimile nello spazio della natura e nelle quattro stagioni: grazie a \u201cThe four seasons, Woldgate Woods\u201d (2010-2011), ci sentiamo risucchiati lungo questa stradina, via via impregnata dal rigoglio primaverile, dalla calura estiva, dai mille colori dell\u2019autunno e dagli alberi innevati dall\u2019inverno.<\/p>\n<p>Ma come \u00e8 arrivato fino a qui David Hockney? Facendo scorrere a memoria, o con l\u2019ausilio di una monografia, l\u2019opera dell\u2019artista ultraottantenne, non \u00e8 difficile cogliere come la direzione tirata dalla sua ricerca punti alla campitura cromatica pura e abbacinante, anzi disarmante. Si capisce come sia stato importante, tra gli anni Cinquanta e Sessanta attraversare e ripulire la propria anima pittorica ripercorrendo la linea tesa tra Picasso e Bacon, per sciacquarsi i panni ai piedi delle litografie pi\u00f9 pure di Warhol, senza il quale sarebbe difficile immaginare le sue celebri \u201cpiscine\u201d, dove, dalla met\u00e0 degli anni sessanta, la lascivia si sterilizza sotto il sole abbacinante della California. Solo cos\u00ec Hockney arriva a Matisse, non attraverso una scorciatoia, ma nella conquista senile dei principi elementari della pittura. Del resto l\u2019ultimo Matisse, complice la malattia, arriva alla purezza del d\u00e9coupage e Alberto Burri giunge ai \u201cSestanti\u201d e alle sculture in ferro smaltato solo dopo aver attraversato sacchi, bruciature e cretti. Tutte conquiste visive, non a caso, legate a nuove sperimentazioni tecniche.<\/p>\n<p>Hockney ha tracciato la sua cristallina traiettoria pittorica in un rapporto personale e reciproco con Andy Warhol, Francis Bacon e Lucian Freud, per citare solo i maggiori, e al netto delle contaminazioni con ciascuno di loro \u2013 necessariamente unilaterali solo nel caso del pittore olandese \u2013 sembra lecito chiedersi cosa aggiunga la natura di Hockney a quella di Van Gogh. La risposta, uscendo dalla mostra e dal museo, \u00e8 tanto semplice quanto inesorabile: la felicit\u00e0. Certo non schiantarsi sui trentasette e festeggiare gli ottanta ha i suoi vantaggi. Ma tanto la vertigine drammatica del pittore olandese gli impedisce di trovar pace anche nel pi\u00f9 eclatante splendore cromatico e naturale, tanto l\u2019esplosione del colore e la sicurezza del tratto nitido e amplissimo del pittore inglese ci distende l\u2019animo, concedendoci di respirare a pieni polmoni. L\u2019impressione \u00e8 che si colga in questa mostra una complementariet\u00e0 possibile, che ha qualcosa da dire non solo sui due pittori, ma sulla funzione stessa dell\u2019arte, che si fa compagna di vita solo se, nella sua coralit\u00e0, \u00e8 capace di dilatare continuamente lo spettro infinito di desideri, turbamenti ed estasi dell\u2019umano, in ogni latitudine e tempo.<\/p>\n<p>Davide Dall\u2019Ombra<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/2019-5-12_Hockney-DallOmbra-Alias.pdf\">Scarica il file in formato PDF<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Schermata-2019-06-08-alle-10.43.04.png\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-1852\" src=\"http:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Schermata-2019-06-08-alle-10.43.04.png\" alt=\"\" width=\"622\" height=\"904\" srcset=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Schermata-2019-06-08-alle-10.43.04.png 622w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Schermata-2019-06-08-alle-10.43.04-206x300.png 206w\" sizes=\"(max-width: 622px) 100vw, 622px\" \/><\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Schermata-2019-06-08-alle-10.43.26.png\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-1853\" src=\"http:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Schermata-2019-06-08-alle-10.43.26.png\" alt=\"\" width=\"621\" height=\"904\" srcset=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Schermata-2019-06-08-alle-10.43.26.png 621w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Schermata-2019-06-08-alle-10.43.26-206x300.png 206w\" sizes=\"(max-width: 621px) 100vw, 621px\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per un pittore e per un ammiratore incondizionato di Van Gogh come l\u2019inglese David Hockney (1937), poter allestire una propria personale al Van Gogh Museum di Amsterdam \u00e8 certamente la realizzazione del sogno di una vita. 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