{"id":186,"date":"2008-12-17T00:00:35","date_gmt":"2008-12-16T23:00:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.dallombra.it\/?p=186"},"modified":"2026-08-31T19:22:48","modified_gmt":"2026-08-31T17:22:48","slug":"diario-londinese-7","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/?p=186","title":{"rendered":"Diario londinese 7. Arte e immagine"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Siamo ormai alla settima pagina del nostro \u201cDiario londinese\u201d e al terzo dei dialoghi sull\u2019arte contemporanea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel tentativo che ci siamo posti di dare ai nostri lettori qualche coordinata in pi\u00f9 per avvicinarsi all\u2019arte d\u2019oggi, senza la pretesa di sostituirci all\u2019incontro personale con l\u2019opera, il discorso non poteva esaurirsi nel diapason tra arte figurativa e arte astratta. Come negli altri casi, la recensione di una mostra in corso a Londra ci ha permesso di presentare il padre della corrente artistica di cui volevamo parlare: dopo Bacon e l\u2019arte figurativa, dopo Rothko e l\u2019arte astratta, eccoci a Warhol (sabato scorso) e all\u2019arte dell\u2019immagine: pi\u00f9 che una corrente artistica, un presupposto sotteso a gran parte dell\u2019arte che ci circonda, dagli anni Sessanta in poi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Francesco Gesti \u2013<\/strong> Parto da un esempio. Da qualche anno lavoro in una libreria nel centro di una piccola provincia lombarda e sempre, quando si avvicina il Natale, sono un testimone affascinato di come la gente, in ogni caso, acquisti di tutto. Giusto la scorsa domenica, per\u00f2, abbiamo tentato un esperimento d\u2019avanguardia che ha \u2013 occorre dirlo \u2013 i tratti della scoperta dell\u2019acqua calda. Abbiamo riempito la vetrina con una quantit\u00e0 di copie dello stesso libro pop-up tutto bianco. Nel corso di quello stesso pomeriggio il volume \u00e8 andato esaurito. Allora: se mostri una cosa bella, piacer\u00e0 a qualcuno; se la mostri tante volte, piacer\u00e0 certamente a tutti. Davvero \u00e8 l\u2019acqua calda, e qualsiasi pubblicitario pu\u00f2 sorridere bonariamente di questo aneddoto della provincia, ma rimane un episodio sintomatico. Dopo la fotografia, l\u2019arte ha dovuto affrontare la pubblicit\u00e0 e tutti i mezzi di comunicazione visiva e televisiva che questa ha messo in campo. Anche qui molti si sono perduti e sono stati incapaci di realizzare immagini altrettanto potenti; gli artisti pi\u00f9 grandi, invece, hanno saputo usare questi meccanismi, traendo dalla sproporzione un vantaggio. Per questo Warhol \u00e8 forse il pi\u00f9 potente padre dell\u2019arte contemporanea, perch\u00e9, esattamente come nel linguaggio pubblicitario, ha usato le produzioni in serie come mezzo comunicativo, per esaltare l\u2019immagine e non per appiattirla.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>D. D. \u2013<\/em> La pubblicit\u00e0 \u00e8 l\u2019anima del commercio e anche gli artisti si adeguano pur di \u201cbucare\u201d, di cogliere l\u2019attenzione del pubblico, utilizzando i mezzi che il pubblico ri-conosce. C\u2019\u00e8, nella serialit\u00e0 delle <em>Marilyn<\/em> o <em>Lattine<\/em>, una volont\u00e0 di amplificare con la ridondanza il valore e la bellezza della realt\u00e0 che ci circonda, non una volont\u00e0 nichilista di inflazionare, e quindi denigrare, la realt\u00e0 stessa. Warhol sa cosa funziona e cosa no, conosce la potenza delle immagini e la usa per farci guardare intorno, toccando spesso punte liriche eccezionali, certo di una poesia nuova, ma cos\u00ec nostra! La cosa non dovrebbe stupire, visto che, proprio in una vita estrema e folle, Warhol rimase sempre cattolico, e non poteva che partire da una passione incontrollata, da bambino, per tutto ci\u00f2 che lo circondava. \u00c8 nata cos\u00ec una nuova strada&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>F. G. \u2013<\/strong> C\u2019\u00e8 stata una generazione di creativi, fra gli anni Cinquanta e Sessanta, che ha attraversato gli Stati Uniti in adorazione della grafica dei fumetti, delle scritte al neon e delle gigantografie degli attori appese sopra le sale cinematografiche in citt\u00e0; dei marchi sui frigoriferi delle bibite nei <em>diners<\/em> e delle insegne delle stazioni di servizio che si potevano incontrare anche nella provincia pi\u00f9 lontana dalla patina <em>glitter e up to date<\/em> di Broadway&#8230; Dove in passato si era cercato un linguaggio alternativo alla fotografia, che potesse restituire un\u2019immagine rivelativa del reale, Warhol, Lichtenstein, Oldenburg \u2013 tutte persone certamente dotate di un\u2019autoironia che agli espressionisti astratti, per esempio, mancava \u2013 hanno scelto di utilizzare lo stesso linguaggio del \u201cnemico\u201d; hanno vinto lo scontro, in un certo senso, evitandolo, o rendendolo divertente. Dal punto di vista della concezione del lavoro artistico \u00e8 stata una soluzione profondamente rivoluzionaria, semplice e sconcertante, e che ha livellato tutte le differenze fra l\u2019alto e il basso, fra una elite culturale e la massa; anzi: fra il linguaggio dell\u2019\u00e9lite e quello della massa. La comparsa di artisti che, ammirando la potenza comunicativa delle immagini pubblicitarie, si sono detti \u00abquesto linguaggio funziona, \u00e8 efficace; bene: usiamolo anche noi\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>D. D. \u2013<\/strong> Non solo la pubblicit\u00e0 \u00e8 stata presa a modello, ma tutto ci\u00f2 che \u00e8 comunicazione, che sa arrivare all\u2019attenzione del pubblico. E bisogna dire che in questo inseguimento non tutte le opere d\u2019arte prodotte hanno la forza e la genuinit\u00e0 di Warhol; spesso il confine tra arte, provocazione e immagine vuota \u00e8 molto labile&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>F. G. \u2013<\/strong> C\u2019\u00e8 ancora una predominanza della fotografia di moda: la fotografia perch\u00e9 ha tempi di esecuzione pi\u00f9 brevi della pittura; e la moda perch\u00e9 ha una natura particolarmente affine al vocabolario dell\u2019apparenza, della superficie. Cos\u00ec negli ultimi tempi si sono avvicendati i lavori ambigui nella definizione di genere, o piuttosto ambivalenti, di Richard Avedon, Helmut Newton, Oliviero Toscani o David Lachapelle \u2013 e qualcuno di loro era anche passato, giovinetto, dalla Factory di Warhol&#8230;\u00a0E in termini di comunicazione, poi, \u00e8 arrivata la televisione. Su questa sponda dell\u2019Atlantico, viene in mente Mario Schifano che in quegli anni assumeva come linfa la logorrea visuale dello schermo e la comunicazione continuamente interrotta dello zapping, trasformandola in pittura suprema. Gli schermi sempre accesi nello studio, la telecamera sempre a portata di mano, le Polaroid scattate alle trasmissioni televisive: era una tipologia di immagine ipertrofica che Schifano, quasi alla lettera, mangiava.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>D. D. \u2013<\/strong> Ma Schifano, uno dei pi\u00f9 grandi artisti italiani del secolo scorso, \u00e8 stato anche un caso unico, una specie di mostro di velocit\u00e0 e dedizione, che lavorava giorno e notte, tutti i giorni, con un ritmo sfiancante, e, tutto sommato, da solo. In moltissimi artisti contemporanei, invece, la libert\u00e0 di questo nuovo linguaggio ha necessariamente rimesso in discussione anche il procedere della produzione artistica. Era\u00a0necessaria un\u2019alta dose di spregiudicatezza, una libert\u00e0 a 360 gradi di attingere da ogni aspetto del reale, di non disdegnare neanche il trash, di sapere anche giocare, oltre che denunciare o insegnare. Ma facendo proprie nuove tecniche, dovendo sfruttare al massimo la ripetitivit\u00e0, e la pi\u00f9 ampia visibilit\u00e0 possibile, l\u2019artista aveva anche bisogno di una \u201cFactory\u201d, di una squadra di assistenti. In un certo senso \u00e8 tornato ad avere una \u201cbottega\u201d, ma con la fondamentale differenza che non esiste pi\u00f9 l\u2019opera del maestro e quella di bottega, di valore enormemente minore. Tutta l\u2019opera che esce dalla fabbrica \u00e8 \u201cdel\u201d maestro, anche se lui l\u2019ha solo ideata e non realizzata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>F. G. \u2013<\/strong> Se la parabola del pop \u00e8 conclusa e storicizzata, circoscrivibile a un preciso decennio o ventennio, gli elementi di quel pensiero operativo sono ancora in atto a diversi livelli di tutto il sistema dell\u2019arte contemporanea. \u00c8 emblematico il caso degli \u201cYoung British Artists\u201d, comprati in blocco all\u2019inizio degli anni Novanta da Charles Saatchi (pubblicitario di professione, quello della Saatchi&amp;Saatchi), lanciati come ultimo movimento del millennio, esposti nella sede della Saatchi Gallery alla County Hall, sul lungotamigi, proprio alle spalle del London Eye, la ruota panoramica dove migliaia di turisti quotidianamente si mettono in coda&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>D. D. \u2013<\/strong> E siamo giunti all\u2019ultima grande star dell\u2019arte, forse il pi\u00f9 celebre artista vivente, che non a caso abbiamo scelto per il logo di questi Diari londinesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>F. G. \u2013<\/strong> Fra questi artisti, senza dubbio il pi\u00f9 geniale e completo, il pi\u00f9 emblematico \u2013 quello in cui pi\u00f9 chiaramente si comprende di che portata siano le trasformazioni intervenute nel lavoro artistico dopo avere inglobato il linguaggio dell\u2019immagine pubblicitaria \u2013 \u00e8 Damien Hirst. E se \u2013 a ragione \u2013 \u00e8 considerato il Re Sole dell\u2019arte contemporanea, lo \u00e8 per alcune ragioni molto precise. \u00c8 l\u2019apoteosi dell\u2019ideazione e della progettazione; \u00e8 probabilmente il pi\u00f9 grande e il pi\u00f9 sensazionalista dei producers, che si \u00e8 circondato della pi\u00f9 nutrita equipe di assistenti specializzati che realizzano idee apparentemente irrealizzabili. Se esteticamente \u00e8 l\u2019erede di Bacon, con la sua ossessione per la morte, operativamente \u00e8 senz\u2019altro erede di Warhol; e come Warhol aveva a suo tempo intuito che una lattina di zuppa poteva essere un soggetto efficace, Hirst ha intuito che, per rappresentare uno squalo, niente poteva essere pi\u00f9 efficace e sensazionale di uno squalo tigre vero. Bastava trovarne uno; bastava far realizzare la teca di vetro (baconiana) che lo contenesse; bastava una soluzione di formaldeide per conservarlo. Gi\u00e0, ma passare poi dall\u2019idea all\u2019opera? Ecco dove risiede esattamente il punto della genialit\u00e0 \u201cgestionale\u201d di Hirst: \u00e8 forse pi\u00f9 un talento imprenditoriale applicato all\u2019espressione artistica, il suo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>D. D. \u2013<\/strong> Alla fine si direbbe che il gioco vale la candela (all\u2019italiana) o il Santo vale la candela (alla ticinese)&#8230; Il suo Squalo rimane l\u2019immagine pi\u00f9 dirompente della presenza della morte nella vita di ognuno di noi. Non \u00e8 possibile spiegare meglio, a parole o con altre immagini, la contraddizione assoluta che sta nell\u2019uomo: che spende tutte le sue energie per la vita e deve fare i conti con la morte; fa finta di niente, cerca di non pensarci, ma lei, prima o poi, s\u2019impone, agghiacciante come uno squalo di cinque metri in salotto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2008\/12\/49_LON_ArteImma.pdf\">Scarica l&#8217;articolo in pdf<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/07_LON_ArteImma.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-177 size-large\" title=\"07_LON_ArteImma\" src=\"http:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/07_LON_ArteImma-693x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"693\" height=\"1024\" srcset=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/07_LON_ArteImma-693x1024.jpg 693w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/07_LON_ArteImma-203x300.jpg 203w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/07_LON_ArteImma-768x1135.jpg 768w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/07_LON_ArteImma-1039x1536.jpg 1039w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/07_LON_ArteImma-1386x2048.jpg 1386w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/07_LON_ArteImma.jpg 1732w\" sizes=\"(max-width: 693px) 100vw, 693px\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Siamo ormai alla settima pagina del nostro \u201cDiario londinese\u201d e al terzo dei dialoghi sull\u2019arte contemporanea. 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