{"id":188,"date":"2008-12-27T00:00:02","date_gmt":"2008-12-26T23:00:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.dallombra.it\/?p=188"},"modified":"2026-08-31T19:21:48","modified_gmt":"2026-08-31T17:21:48","slug":"diario-londinese-8","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/?p=188","title":{"rendered":"Diario londinese 8. Scultura al British"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Al British Museum siamo riusciti ad arrivare soltanto alla fine \u2013 dopo un <em>houmous wrap<\/em>, spremuta d\u2019arancia e caff\u00e9 large da Starbucks \u2013 in un dopopranzo naturalmente grigio, con un cielo naturalmente basso e una luce freddina sul corso naturalmente torbido e marrone del Tamigi, con bagaglio alla mano e una mezzoretta appena a disposizione prima di dover lasciare Londrra. Mentre entravamo in volata, ci passava davanti agli occhi la sequenza di un\u2019altra corsa tra le sale di un museo. Ma Londra non \u00e8 Parigi, e l\u2019immagine della giovinezza di Odile, Arthur e Franz che attraversano le sale del Louvre in <em>Bande \u00e0 part <\/em>di Jean-Luc Godard, e poi nel <em>Dreamers<\/em> di Bertolucci, \u00e8 solo un accostamento formale. Passato lo scalone d\u2019accesso su Great Russell Street, nell\u2019atrio veniamo accolti e bloccati dall\u2019apertura alare di <em>Case for an Angel I<\/em>, la statua in fibra di vetro e piombo di Antony Gormley, una figura umana a grandezza naturale del tutto priva di dettagli fisiognomici e anatomici \u2013 tanto da assomigliare, nella sua stilizzazione vagamente America fine Venti, alla statuetta degli Oscar \u2013 che ha due enormi ali\u00a0d\u2019aeroplano al posto delle braccia, per un\u2019estensione di otto metri e mezzo proporzionatissima allo spazio che la ospita, e che rimanda eco dalle crocifissioni cristiane come dai tori alati della Mesopotamia che si trovano nelle sale interne. L\u2019opera di Gormley introduce l\u2019esposizione temporanea <em>Statuephilia<\/em>, un progetto che invita cinque fra gli artisti pi\u00f9 rappresentativi della scena britannica contemporanea ad esporre le loro sculture o installazioni perch\u00e9 intrattengano un dialogo con gli ambienti e i pezzi della collezione archeologica del British Museum.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sotto le ali di questo monumento insieme trionfale e funebre, nella penombra dell\u2019atrio, si accentua il senso di una certa sacralit\u00e0, come se la statua fosse stata messa l\u00ec con l\u2019intento di sottolineare ancor pi\u00f9 esplicitamente il fatto che stiamo varcando le soglie di un tempio; dall\u2019altra parte, ci avvolge la luce naturale e amplissima della piazza interna, la Great Court voltata in vetro e acciaio da Norman Foster. Sostiamo appena davanti alla Stele di Rosetta, davanti ai colossali Tori assiri della fortezza di Sargon II, davanti ai fregi del Partenone perch\u00e9, per quanto di fretta, non \u00e8 possibile passare fingendo di non vederli&#8230; Qualcuno dei visitatori sar\u00e0 giunto fin qui per una delle due immagini di morte: i duecento teschi iper\u00a0colorati di Damien Hirst collocati nei <em>cabinets<\/em> ottocenteschi come reperti tra i reperti, e i due ammassi di animali semidecomposti, allestiti da Tim Noble e Sue Webster, che\u00a0ricreano sul muro l\u2019ombra cinese di due teste sgozzate. Ma il nostro pellegrinaggio onora il culto di altre divinit\u00e0: il \u201cvitello d\u2019oro\u201d, al cui cospetto immaginavamo una folla china e adorante, e quel \u201cvolto gigante\u201d, trasudante dell\u2019amore del suo creatore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Ron Mueck<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci sono amori figurativi a cui speri di poter dedicare infinite occasioni di contemplazione, emozione e racconto. L\u2019eternit\u00e0 di amori come questi \u00e8 il loro perdurare come momenti indimenticabili, fissi per sempre, compagni di quella manciata d\u2019esperienze care che hai la ferma convinzione di portarti accanto tutta la vita. Uno di questi amori totalizzanti me lo ha procurato l\u2019opera dell\u2019artista australiano Ron Mueck. Si tratta di uno scultore della nuova generazione britannica che sta strabigliando il mondo, dal Giappone agli Stati Uniti, con le proprie sculture iperrealiste che riproducono uomini, donne e bambini, sempre fuori misura: o molto grandi o molti piccoli. Grazie alle tecniche raffinate negli ultimi trent\u2019anni, in ambito scenografico e cinematografico, non sono mancati scultori contemporanei capaci di riprodurre con impressionante verosimiglianza il corpo umano, fino a restituire l\u2019esatta consistenza dei peli o della pelle del viso. Gi\u00e0 altri hanno saputo divertire e affascinare rappresentando persone a grandezza naturale, atteggiate nei relativi mestieri. E infatti non \u00e8 questo a rendere indimenticabili le sculture di Mueck. La variazione di dimensione \u2013 come la neonata di 5 metri o la coppia di vecchiette alte mezzo metro \u2013 \u00e8 un ottimo espediente attraverso il quale l\u2019artista dichiara come non sia l\u2019imitazione del reale a interessarlo e, tanto meno, la finzione il suo obbiettivo. Ci\u00f2 che Mueck riesce a rappresentare \u00e8 la creazione stessa. Non solo la creatura, ma la creazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C\u2019\u00e8 un modo di scegliere i soggetti, una tenerezza di sguardo sulle cose semplici della vita, che sono frutto di un\u2019attenzione amorevole che l\u2019artista ha per le\u00a0sue creature. Un amore discreto, direi pudico, con il quale forgia immagini dove la poesia sta dalla parte dello straordinario quotidiano. Non mi viene in mente nessun altro scultore contemporaneo che abbia saputo catturare cos\u00ec la poesia della realt\u00e0 insita nell\u2019uomo in quanto tale e, con essa, la grandezza della vita. Credo che questo sia possibile solo per chi mantiene uno sguardo da \u201ccreatore\u201d sull\u2019uomo. C\u2019\u00e8 impressa, sulle sue opere, una carezza di chi, generandoli, sa prendersi cura dei propri figli, come dimostrano alcune fotografie di lavoro, tra le quali la struggente immagine di Mueck che fa la messa in piega ad una sua gigante donna a letto. Traspare da quella foto tutta la cura amorevole dell\u2019artista, capace di generare opere assolutamente reali, ma mai ciniche, mai impietose, espressione di una delicatezza da Padre, appunto. E non vi sembra miracoloso che, come dimostra l\u2019opera qui riprodotta ed esposta al British, questa tenerezza creaturale riesca a mantenerla intatta anche nel raffigurare la persona che normalmente l\u2019uomo fa pi\u00f9 a fatica ad amare: se stesso?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2008\/12\/51_LON_Statueph.pdf\">Scarica l&#8217;articolo in pdf<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/08_LON_Statueph.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-large wp-image-178\" title=\"08_LON_Statueph\" src=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/08_LON_Statueph-731x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"720\" height=\"1008\" srcset=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/08_LON_Statueph-731x1024.jpg 731w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/08_LON_Statueph-214x300.jpg 214w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/08_LON_Statueph-768x1075.jpg 768w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/08_LON_Statueph-1097x1536.jpg 1097w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/08_LON_Statueph-1462x2048.jpg 1462w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/08_LON_Statueph.jpg 1828w\" sizes=\"(max-width: 720px) 100vw, 720px\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Al British Museum siamo riusciti ad arrivare soltanto alla fine \u2013 dopo un houmous wrap, spremuta d\u2019arancia e caff\u00e9 large da Starbucks \u2013 in un dopopranzo naturalmente grigio, con un cielo naturalmente basso e una luce freddina sul corso naturalmente torbido e marrone del Tamigi, con bagaglio alla mano e una mezzoretta appena a disposizione [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":178,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[17,515],"tags":[29,217,167,218],"class_list":["post-188","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-articoli","category-giornale-del-popolo-articoli","tag-davide-dallombra","tag-hirst","tag-londra","tag-mueck"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/188","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=188"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/188\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5388,"href":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/188\/revisions\/5388"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/178"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=188"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=188"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=188"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}