{"id":190,"date":"2008-12-31T00:00:18","date_gmt":"2008-12-30T23:00:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.dallombra.it\/?p=190"},"modified":"2026-08-31T19:21:26","modified_gmt":"2026-08-31T17:21:26","slug":"diario-londinese-9","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/?p=190","title":{"rendered":"Diario londinese 9. In exitu Hirst"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Guardando indietro, al nostro piccolo \u201cDiario londinese\u201d, devo dire che di temi ne abbiamo sollevati tanti e speriamo di aver dato ai nostri lettori qualche coordinata in pi\u00f9 per affrontare l\u2019arte del nostro tempo. In questa ultima puntata, che cade simbolicamente nell\u2019ultimo giorno dell\u2019anno, ci eravamo ripromessi di fare un consuntivo-preventivo sul tema. In realt\u00e0, pezzo dopo pezzo, \u00e8 apparso chiaro che, in questa straordinaria storia che \u00e8 l\u2019arte contemporanea, siamo talmente immersi che la storicizzazione tentata finora \u00e8 costretta, con l\u2019avvicinarsi degli anni, a lasciare il passo alla semplice segnalazione empirica. Cerco di spiegarmi. Partendo dalle esposizioni londinesi, abbiamo cercato di dare qualche paletto ai nostri lettori nel complicato viaggio attraverso l\u2019arte del secondo Novecento. Abbiamo proposto tre grandi maestri: Francis Bacon (15 novembre), Mark Rothko (29 novembre) e Andy Warhol (13 dicembre), approfondendo le rispettive ripercussioni della loro opera sull\u2019arte a seguire: l\u2019Arte Figurativa (19 novembre), l\u2019Arte Astratta (3 dicembre) e l\u2019Arte-Immagine (17 dicembre). Ad ogni approfondimento abbiamo proposto tre opere viste ad una delle fiere d\u2019arte contemporanea pi\u00f9 importante del mondo, il Frieze di Londra, anch\u2019esse rappresentative delle tre correnti ed eseguite da autori, Jenny Saville, Anish Kapoor e David Lachapelle, che sembrano tenere il passo con la modernit\u00e0 dei loro maestri. Infine, sabato scorso (27 dicembre), abbiamo fatto un excursus, necessario, sulla scultura contemporanea inglese: Antony Gormley, Tim Noble e Sue Webster, Marc Quinn, Ron Mueck e, naturalmente, Damien Hirst.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 proprio con Hirst che vogliamo chiudere questo anno e questo \u201cDiario londinese\u201d. Hirst \u00e8 forse l\u2019ultimo grande figlio dell\u2019Arte-Immagine, ma \u00e8 certamente un figlio anche di Bacon&#8230; Dopo di lui nasceranno certo altri epigoni del gusto dell\u2019eccesso, ma c\u2019\u00e8 da credere che il punto di incontro tra raffinatezza dell\u2019immagine e ossessione per la morte toccato dalla sua opera, si sia assestato ad un livello difficilmente superabile, condannando coloro che si ostineranno a restare sulla strada del sensazionalismo, ad essere semplici imitatori. E non \u00e8 poco. Ma sono diversi i motivi della nostra scelta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Francesco Gesti \u2013<\/strong>\u00a0Torniamo all\u2019opera che abbiamo scelto come logo di questo \u201cDiario londinese\u201d, a quel fotogramma raggelato dello squalo di cinque metri in salotto sul quale era rimasta in sospeso la nostra ultima conversazione&#8230; <em>The Physical Impossibility of Death in the Mind of Someone Living<\/em> \u00e8 stato indubbiamente il colpo di scena, l\u2019acme nell\u2019atto conclusivo dell\u2019arte del Novecento; e, al di l\u00e0 della sua concentrazione estetica, \u00e8 un\u2019opera la cui storia diventa necessaria come la Stele di Rosetta per tradurre i geroglifici del linguaggio estremamente complesso con cui funziona tutto il sistema dell\u2019arte contemporanea. Come gi\u00e0 per Warhol, dunque, l\u2019aneddotica, i racconti e le informazioni, le cifre che iniziano a circolare insieme all\u2019opera e anche eventualmente prima della sua stessa nascita, assumono un valore decisamente pi\u00f9 alto della coloritura utile ad arricchirne i racconti; \u00e8 un valore, anzi, di una natura differente, nella misura in cui quegli aneddoti, rivelando le volute di un pensiero creativo, concorrono a formare il valore estetico stesso di quella particolare opera d\u2019arte. Cos\u00ec ci possiamo figurare Charles Saatchi che nel 1991 inizia a tessere la trama di una delle pi\u00f9 riuscite strategie pubblicitarie applicate all\u2019arte e volta a raccogliere e promuovere a livello internazionale una schiera di giovani artisti britannici; ce lo si pu\u00f2 figurare nell\u2019atto di dare carta bianca a un Hirst solo ventiseienne perch\u00e9 realizzi il lavoro pi\u00f9 sconvolgente che gli riesca di immaginare. Ugualmente possiamo immaginare Hirst alla ricerca anzitutto di informazioni, che batte i docks come un personaggio di un racconto di Conan Doyle, chiedendo dove sia possibile recuperare quel certo tipo di bestia, finch\u00e9 viene a sapere che molto probabilmente in Australia&#8230; lo immaginiamo mentre consulta i chimici per conoscerne i termini di conservazione&#8230; Come gi\u00e0 si \u00e8 detto, allora, bastava trovare lo squalo e la formaldeide, far realizzare la teca in vetro e acciaio&#8230; e gi\u00e0 qui \u00e8 possibile osservare una dinamica eclatante: un artista molto giovane e determinato\u00a0che ha per le mani la sua prima possibilit\u00e0 di fare un\u2019uscita sensazionale, che ha alle spalle un mecenate potente; ma ancora pi\u00f9 sorprendente \u00e8 il fatto di avere avuto un\u2019idea tanto imprevista e inedita, di pensare che fosse realizzabile, e di metterla in atto nel miglior modo possibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>D. D. \u2013<\/strong> Il risultato \u00e8 un\u2019immagine di terrore ma anche di maest\u00e0 della natura impressionante. Raffigura l\u2019immagine pi\u00f9 terribile di morte ma rendendo eterno, vivo per sempre, un vincente della natura in carne ed ossa. Ed \u00e8 un\u2019opera che segna anche un altro paradosso, nel solco gi\u00e0 tracciato da Warhol tra \u201cartista\u201d e \u201cproduttore\u201d, perch\u00e9 non solo lo squalo non l\u2019ha catturato n\u00e9 imbalsamato lui, la cassa non l\u2019ha materialmente prodotta lui, ne la formaldeide \u00e8 una sua invenzione&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>F. G. \u2013<\/strong> Gi\u00e0, questo \u00e8 solo l\u2019antefatto. Perch\u00e9 se, come poi \u00e8 accaduto, dopo alcuni anni lo squalo inizia, in seguito a un errore, a marcire? Se non fosse pi\u00f9\u00a0possibile tentare di \u201crestaurarlo\u201d e anche i chimici, scuotendo la testa, dicono che lo squalo \u00e8 irrimediabilmente perso? Basta trovarne un altro&#8230; E allora, recuperata la sola cassa a vetri, gettato via lo squalo marcio con la formaldeide, \u00e8 stato acquistato un nuovo squalo e lo si \u00e8 immerso in nuova formaldeide, tutto a spese del ricco collezionista, nuovo proprietario dell\u2019opera dal 2004. Il nuovo squalo \u00e8 naturalmente diverso e, per volont\u00e0 dell\u2019artista ha anche la bocca spalancata anzich\u00e9 socchiusa; eppure non \u00e8 una nuova opera: \u00e8 cambiato quasi tutto, ma \u00e8 la stessa; originale, nell\u2019intenzione creativa, quanto la prima. \u00c8 il finale grandioso: l\u2019idea non ha pi\u00f9 nemmeno la necessit\u00e0 di legarsi a uno e un solo corpo: quella rimane, mentre questo pu\u00f2 diventare accessorio, tanto da essere sostituito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>D. D. \u2013<\/strong> E cosa c\u2019\u00e8 di pi\u00f9 contemporaneo di questo?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>F. G. \u2013<\/strong> Hirst \u00e8 anche quello che ha tenuto impegnato un gruppo di esperti in giro per le cave del mondo alla ricerca dei diamanti pi\u00f9 puri che poi, nelle mani di orafi, sono stati incastonati in un teschio di platino che gioca alla morte una beffa nel lusso estremo: <em>For the Love of God<\/em> ha il primato di essere l\u2019opera d\u2019arte contemporanea con i costi di realizzazione pi\u00f9 alti della storia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>D. D. \u2013<\/strong> Bisogna dire che opere come queste hanno naturalmente un forte carattere provocatorio, ma che il loro significato non si limita a questo, lui stesso ha l\u2019ambizione di mettere le persone di fronte alle \u201cquestioni fondamentali della propria vita\u201d, di fronte alle quali non si sente in grado di dare risposte \u201ceterne\u201d, ma solo obbligato a farle emergere quali sono, ossia domande sempre aperte, questioni eterne, appunto. E, proseguendo nella stessa intervista di Robert Ayers, alla domanda di quale siano queste questioni eterne, Hirst, citando un\u2019opera di Gauguin, non lascia dubbi: \u00abDa dove veniamo? Chi siamo? Dove stiamo andando? Penso siano queste le grandi questioni dell\u2019arte e molti artisti si pongono queste domande e cercano di dare ad esse una parvenza di risposta, qualche suggerimento per trovarla&#8230;\u00bb e non mi sembra una dichiarazione da poco, anche perch\u00e9 stare di fronte a queste domande porta Hirst ad amare ancora di pi\u00f9 la vita e il suo lavoro: \u00abMa alla fine della giornata, anche l\u2019arte non pu\u00f2 che dire: \u201cNon \u00e8 grande la vita?!\u201d. Questo \u00e8 il massimo che si possa ottenere dall\u2019arte\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>F. G. \u2013<\/strong> Infine, Hirst \u00e8 quello che ha deciso di ritirarsi temporaneamente dalle scene perch\u00e9 la sua immagine \u00e8 ormai inflazionata e compare su qualsiasi genere di pubblicazione; prima di andarsene, per\u00f2, ha organizzato un\u2019asta campale di tre giorni, completamente autogestita, in cui la vendita delle opere di sua propriet\u00e0 da lui stesso definite \u201cgiovanili\u201d e rispetto alle quali ha annunciato di voler cambiare genere, gli ha garantito il pi\u00f9 alto incasso plurimilionario che sia mai stato realizzato; e per una di quelle virate ironiche del destino, tutto questo \u00e8 accaduto pochi mesi fa, nel giorno esatto del tracollo finanziario delle banche americane&#8230; Cos\u00ec si chiude l\u2019anno a Londra: sullo sfondo rimangono quattro mostre che segnano il livello pi\u00f9 alto e necessario dell\u2019arte del secondo Novecento, e la scena rimane vuota, come i magazzini delle case d\u2019asta. Intanto, nell\u2019attesa che il Re ritorni, restiamo in ascolto di altre voci da altre stanze; osserviamo il percorso \u2013 in confronto pi\u00f9 discreto ma altrettanto consolidato \u2013 di Bill Viola e Gerhard Richter, di Anselm Kiefer, di Matthew Barney&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>D.D. \u2013<\/strong> Come spesso accade le scadenze cronologiche non coincidono con quelle epocali. Un tempo mi facevi notare che la musica degli anni Ottanta non sia finita nel 1989, ma abbia dovuto aspettare di schiantarsi sulle note di Kurt Cobain e dei Nirvana. Mi par di capire che anche per l\u2019arte contemporanea sia cos\u00ec e l\u2019impressione \u00e8 che il secondo millennio non sia finito con il 1999 ma con il 2008, dopo qualche anno di assestamento, nei quali sono arrivati all\u2019apice certi fenomeni artistici dei quali Hirst \u00e8 il capofila, e nei quali, certamente stanno ribollendo sotto le ceneri gli artisti che domineranno a scena del nuovo secolo. Magari saranno le nuove vite di nomi gi\u00e0 noti \u2013 qualcuno sa che fine ha fatto Cattelan? \u2013 certo compariranno nuovi nomi&#8230; Cos\u00ec come l\u2019economia \u00e8 raggelata in attesa della grande crisi del 2009, l\u2019arte lavora sottocoperta&#8230; Attendiamo anche noi il nuovo anno, insomma, perch\u00e9 l\u2019arte \u00e8 come la vita, si trasforma ma non muore mai.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2008\/12\/52_LON_Inexitu.pdf\">Scarica l&#8217;articolo in pdf<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/09_LON_Inexitu.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-179 size-large\" title=\"09_LON_Inexitu\" src=\"http:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/09_LON_Inexitu-689x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"689\" height=\"1024\" srcset=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/09_LON_Inexitu-689x1024.jpg 689w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/09_LON_Inexitu-202x300.jpg 202w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/09_LON_Inexitu-768x1142.jpg 768w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/09_LON_Inexitu-1033x1536.jpg 1033w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/09_LON_Inexitu-1378x2048.jpg 1378w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/09_LON_Inexitu.jpg 1722w\" sizes=\"(max-width: 689px) 100vw, 689px\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Guardando indietro, al nostro piccolo \u201cDiario londinese\u201d, devo dire che di temi ne abbiamo sollevati tanti e speriamo di aver dato ai nostri lettori qualche coordinata in pi\u00f9 per affrontare l\u2019arte del nostro tempo. In questa ultima puntata, che cade simbolicamente nell\u2019ultimo giorno dell\u2019anno, ci eravamo ripromessi di fare un consuntivo-preventivo sul tema. In realt\u00e0, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":179,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[17,515],"tags":[29,168,217],"class_list":["post-190","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-articoli","category-giornale-del-popolo-articoli","tag-davide-dallombra","tag-francesco-gesti","tag-hirst"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/190","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=190"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/190\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5612,"href":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/190\/revisions\/5612"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/179"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=190"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=190"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=190"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}