{"id":2117,"date":"2022-03-26T15:02:12","date_gmt":"2022-03-26T14:02:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.dallombra.it\/?p=2117"},"modified":"2026-08-28T11:55:49","modified_gmt":"2026-08-28T09:55:49","slug":"massimo-uberti-orbita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/?p=2117","title":{"rendered":"Orbita. Una mostra di Massimo Uberti"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;artista dell&#8217;opera che cambier\u00e0 il Museo Gamba<br \/>\nUn progetto di Casa Testori<br \/>\nA cura di Davide Dall&#8217;Ombra<br \/>\nCastello Gamba &#8211; Museo d&#8217;arte moderna e contemporanea<br \/>\nCh\u00e2tillon, Valle d&#8217;Aosta<br \/>\n26 marzo &#8211; 5 giugno 2022<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/?page_id=2137&#038;preview=true\"><strong><span style=\"color: #993366;\">[English text here]<\/span><\/strong><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Orbita: La mostra<\/strong><\/p>\n<p>Massimo Uberti \u00e8 un\u2019artista che disegna con la luce. Per farlo, tende la mano al nostro quotidiano, raccogliendo oggetti e tratteggiando stanze e ambientazioni che ci appartengono. Spesso si tratta di elementi di una semplicit\u00e0 disarmante: una scala, una sedia, due cavalletti, la struttura della casa come la disegnavamo da bambini\u2026 Una semplicit\u00e0 che vuole metterci con le spalle al muro, obbligandoci ad andare all\u2019essenziale di ci\u00f2 che ci circonda, stressando il contorno, perch\u00e9 l\u2019apparenza delle cose riveli la sua ossatura, la sua sostanza. La casa, la scala, la sedia diventano l\u2019idea che le genera e l\u2019uso che le rende necessarie e famigliari, fondanti. Alla radice delle cose ci siamo noi, manco a dirlo, e asciugarle di connotazioni le rende universali, dell\u2019umanit\u00e0 tutta. \u00c8 a questo livello di essenzialit\u00e0 che la mente diventa libera di librarsi nel pensiero, non per fuggire la realt\u00e0, ma per darne conto nella sua complessit\u00e0. E non solo perch\u00e9 la casa \u00e8 universo personale, la sedia accoglienza e riposo dell\u2019animo, la scala elevazione e desiderio di ascesa umana e spirituale\u2026 Il mezzo della luce porta in s\u00e9 la dilatazione del contingente all\u2019universale, espande, con le sue particelle luminose, gli elementi del quotidiano, illuminando loro e il contesto, ma soprattutto chiamandoli a generare volumi potenzialmente infiniti, facendoci alzare lo sguardo dal personale, liberando la materia dal suo limite. \u00c8 questo che rende cos\u00ec care e appaganti le linee di Uberti, capaci di restituirci la sensazione che le cose siano tornate, foss\u2019anche per un istante, finalmente al loro posto.<\/p>\n<p><strong>All\u2019ingresso<\/strong><\/p>\n<p>In questo processo di dilatazione, e liberazione della materia, fino alla purezza dell\u2019<em>Orbita<\/em> che cinger\u00e0 il Castello Gamba, l\u2019oggetto si fa protagonista dello spazio che occupa, non per circoscriverlo, ma per generarlo. Le opere di un museo sono trampolini del pensiero e dell\u2019emotivo. <em>ESSERE SPAZIO<\/em> \u00e8 una semplice scritta luminosa che, marchiando il Castello, denuncia questo processo generativo che innescano le opere negli occhi del visitatore: il museo come luogo generato e generativo di essenza, innanzitutto artistica e quindi umana, in cui il potere \u00e8 in mano a chi lo vive.<\/p>\n<p><strong>Tra le opere della collezione\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 cos\u00ec che alcune opere di Uberti partecipano a questo processo ri-creativo e contaminano le sale della collezione permanente a sottolinearne aspetti chiave.<\/p>\n<p>Nella tautologia semplice degli affetti che caratterizza l\u2019artista, non poteva mancare una montagna tra le montagne della prima sala, evocata con quella creta invetriata che, poco pi\u00f9 avanti, d\u00e0 origine anche al percorso allestito negli spazi espositivi. Si annuncia cos\u00ec il tema del crinale tra preziosit\u00e0 e semplicit\u00e0, ma anche dell\u2019ambiguit\u00e0 tra impermeabilit\u00e0 e porosit\u00e0 che caratterizza questi mattoni. Al centro \u00e8 l\u2019intangibilit\u00e0 della materia, incapaci come siamo di definirla fino in fondo, riducendola a solo oggetto.<\/p>\n<p>Nel salone principale, la scultura <em>Tre dimensioni<\/em> non \u00e8 altro che una grande sedia, erta a diventare trono dell\u2019assoluto, mentre \u00e8 attraversata dalle linee luminose delle direzioni possibili. Qui \u00e8 posta a gareggiare con l\u2019eroicit\u00e0 del protagonista del Castello, l\u2019<em>Ercole<\/em> di Arturo Martini, che \u00e8 posto al centro reale e simbolico dell\u2019intero edificio. \u00c8 intorno a lui, ultimamente, che girer\u00e0 l\u2019<em>Orbita<\/em> di Uberti ed \u00e8 lui il \u201cmaschile\u201d con cui si scontra ora il \u201cfemminile\u201d di questa scultura di linea luminosa, solo in apparenza pi\u00f9 fragile.<\/p>\n<p>Camminando tra le sale non mancano altre opere inattese, con cui Uberti trapunta il percorso, interagendo con lo spazio in s\u00e9 e con la \u201cpretesa\u201d comunicativa del Museo, pi\u00f9 che con la singola opera. Si stendono cos\u00ec sul pavimento i tappetti kilim in lana, che aprono gli ambienti alle complessit\u00e0 armoniche delle citt\u00e0 ideali o compare una delle sedie in neon dell\u2019artista che, esattamente come i dipinti che la circondano, accetta di essere \u201cusata\u201d, a patto che non si rompa l\u2019incantesimo, trasgredendo le due regole auree: quella del tempo debito di osservazione e quella del guardare ma non toccare&#8230;<\/p>\n<p>Fare i conti con gli oggetti non \u00e8 un\u2019operazione indolore. Non sempre il neon, come del resto il nostro pensiero che attraversa le cose, accarezza le forme del reale, a volte sembra travolgerle o, meglio, trafiggerle. \u00c8 quello che avviene quando la luce sgorga come una spada nella roccia da un libro o lo trapassa. Lo stesso pu\u00f2 accadere tra due sedie, sventrate dalla drammaticit\u00e0 di un rapporto complesso che cerca il proprio filo da seguire, fin dal titolo: <em>Due come noi<\/em>.<\/p>\n<p><strong>Nel salone espositivo<\/strong><\/p>\n<p>Ad avviare il percorso nelle sale espositive \u00e8 un\u2019opera appositamente realizzata per la mostra: la serie dei \u201cmattoni\u201d (invetriati, dorati, smaltati o segnati dal testo\u2026) che declinano nella loro semplice linearit\u00e0 il modulo base del costruire spazio da abitare, fondamentale nella poetica dell\u2019artista. Torna la preziosit\u00e0 e semplicit\u00e0 del materiale che ci ha introdotti nel dialogo con le montagne della prima sala, ma l\u2019elemento naturale porta qui tutto il carico del lavoro umano: la realt\u00e0 plasmata dalla tradizione e dal pensiero. I piani colorati si fanno campionario delle sensazioni e delle esperienze, i mattoni sono le pietre angolari, le \u201ctestate d\u2019angolo\u201d del pensiero dell\u2019artista e dell\u2019immaginario che crea. Non a caso quattro di essi, quattro punti cardinali o, meglio, i quattro angoli della stanza del pensiero e dell\u2019abitare, sono marchiati dalle frasi topiche che sottendono tutto il lavoro dell\u2019artista: <em>Spazio Amato<\/em>, <em>Altro Spazio<\/em>, <em>Spazio Necessario<\/em> ed <em>Essere Spazio<\/em>. Sono i luoghi della creazione artistica, generati o accolti dalla sua opera. Perch\u00e9 i segni di Uberti, pi\u00f9 che soverchiarci di significati, spesso non fanno altro che indicarci la lirica poesia di ci\u00f2 che ci circonda. Non a caso l\u2019artista si definisce \u201cun disegnatore di luoghi per abitanti poetici\u201d.<\/p>\n<p>Nel salone si fronteggiano due grandi lavori che l\u2019artista ha concepito a quasi vent\u2019anni di distanza. <em>Spinario<\/em> risale al 1994, \u00e8 un\u2019opera fondante del suo percorso, in cui l\u2019omaggio alla celebre scultura dei Musei Capitolini, uno dei soggetti pi\u00f9 ripresi dalla storia dell\u2019arte, diventa l\u2019immagine poetica del ruolo dell\u2019artista, chiamato a stare sulla soglia tra il mondo visibile e un mondo altro, infinito, qui rappresentato dal quadrato di luce. L\u2019artista, chiamato a indicarci questo altro, riconosce tutta la gravit\u00e0 del compito e il suo limite umano; non \u00e8 nella posizione stentorea del viandante di Friedrich davanti all\u2019assoluto della natura, si pone su quella soglia piegato su di s\u00e9, distratto dai propri accidenti, gli d\u00e0 le spalle persino, rivelandosi uomo come noi, incapace di starci di fronte eppure dipendente da esso.<\/p>\n<p>Di fronte a lui, la grande scultura <em>Giorni Felici<\/em>, realizzata per l\u2019omonima mostra a Casa Testori nel 2011, ha gli elementi maturi del linguaggio di Uberti: nella trasfigurazione degli elementi quotidiani e nel procedere ordinato e paratattico dei fasci luminosi che ne libera la grandezza, dilatando la funzione del quotidiano. In una chiave tracciabile, Uberti sembra ora poter fare i conti con quell\u2019assoluto luminoso, non per chiuderlo, ma per indirizzarne la forma al percepibile.<\/p>\n<p><strong>Sulla balconata<\/strong><\/p>\n<p>Una seconda serie di opere realizzate per la mostra segna le pareti della balconata. Non a caso, se ci posizioniamo al centro del salone con le spalle alla finestra, tra le due grandi sculture luminose, possiamo vedere insieme i due livelli: quello dei mattoni e quello di queste tele. Si tratta, infatti, di due famiglie strettamente imparentate che, in un certo senso, svelano l\u2019ossatura della poetica dell\u2019artista, aprendoci per un momento la sua cassetta degli attrezzi. Tela dopo tela, abbiamo la possibilit\u00e0 di scoprire nello specifico gli strumenti formali con cui Uberti declina le sue quattro accezioni di <em>Spazio<\/em>. A dichiarare le fattezze che, in questi anni, han preso quei mattoni concettuali, sono esposti qui i suoi Archetipi, ossia le forme sintetiche e generative che ricorrono nelle sue opere ambientali e tridimensionali in genere: <em>la scala<\/em>, <em>il varco<\/em>, <em>la casa<\/em>, <em>la citt\u00e0 ideale<\/em>, <em>la linea<\/em>\u2026<\/p>\n<p>Negli schermi posti a lato, si svolge una narrazione per immagini di opere, grandi installazioni e interventi pubblici che l\u2019artista ha realizzato in Italia e nel mondo in questi anni, declinando questi archetipi, dilatandoli in una scala potenzialmente infinita attraverso l\u2019uso della luce, posta a segnare l\u2019unione tra grande respiro e pulizia formale.<\/p>\n<p>L\u2019ultimo degli archetipi \u00e8 proprio <em>l\u2019orbita<\/em> che generer\u00e0 la grande installazione permanente progettata per il Castello Gamba a cui \u00e8 dedicato un approfondimento nell\u2019Altana, al termine del percorso.<\/p>\n<p><strong>Massimo Uberti, Orbita<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019Altana del Castello \u00e8 dedicata a <em>Orbita<\/em>, quale anticipazione della sua installazione al Castello Gamba, nella prossima estate. Alle pareti sono posti disegni preparatori originali, prospetti tecnici, render e testimonianze sulla genesi dell\u2019opera.<\/p>\n<p>In una struttura in acciaio imponente ma leggera, agli occhi come nel peso, scorre una linea di luce calda di LED, seguendo la struttura di sostegno per 65 metri di sviluppo, 20 metri di larghezza e 13 metri di profondit\u00e0. Si tratta di un\u2019ellisse di luce ideata dall\u2019artista per cingere la sommit\u00e0 del castello e abbracciarne il perimetro. Al livello della torre centrale, un\u2019orbita visibile da molto lontano e non solo di notte, si configura come un unicum in Europa e trasformer\u00e0 il Museo in un\u2019immagine iconica riconoscibile in tutto il mondo.<\/p>\n<p>\u00c8 un\u2019opera che cambier\u00e0 il volto del Castello Gamba, nata da un progetto elaborato con l\u2019artista da Casa Testori, voluta dalla Soprintendenza della Regione autonoma della Valle d\u2019Aosta e realizzata grazie al sostegno del Ministero della Cultura che le ha assegnato il PAC (Piano per l\u2019Arte Contemporanea) 2020, un bando promosso dalla Direzione Generale Creativit\u00e0 Contemporanea.<\/p>\n<p>Un\u2019orbita di cui l\u2019edificio, e le opere d\u2019arte che contiene, sono il centro generativo, il sole intorno cui ruotare. La severa struttura del castello \u00e8 trafitta e alleggerita da un segno contemporaneo che accelera la capacit\u00e0 di irradiazione culturale del suo contenuto, messo in un nuovo circolo di trasmissione. Il museo diventa cos\u00ec perno e \u201cmotore\u201d ideale, un \u201csole\u201d della collettivit\u00e0, attorno a cui ruotano i suoi \u201csatelliti\u201d, ossia le aspettative collettive di bello e conoscenza del contemporaneo.<\/p>\n<p>La presentazione dell\u2019opera <em>Orbita<\/em> nell\u2019Altana \u00e8 stata allestita grazie al contributo di CVA energie.<\/p>\n<p>Davide Dall&#8217;Ombra<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-2120\" src=\"http:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/Screenshot-115.png\" alt=\"\" width=\"720\" height=\"998\" \/> <img decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-2121\" src=\"http:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/Screenshot-116.png\" alt=\"\" width=\"720\" height=\"680\" \/> <img decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-2122\" src=\"http:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/Screenshot-117.png\" alt=\"\" width=\"720\" height=\"1005\" \/> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-large wp-image-2123\" src=\"http:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/Screenshot-118.png\" alt=\"\" width=\"720\" height=\"498\" \/> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-2124\" src=\"http:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/Screenshot-119.png\" alt=\"\" width=\"720\" height=\"931\" \/> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-2125\" src=\"http:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/Screenshot-120.png\" alt=\"\" width=\"720\" height=\"1009\" \/> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-2126\" src=\"http:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/Screenshot-121.png\" alt=\"\" width=\"720\" height=\"1002\" \/> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-2127\" src=\"http:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/Screenshot-122.png\" alt=\"\" width=\"720\" height=\"996\" \/> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-2128\" src=\"http:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/Screenshot-123.png\" alt=\"\" width=\"720\" height=\"501\" \/> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-2129\" src=\"http:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/Screenshot-124.png\" alt=\"\" width=\"720\" height=\"516\" \/> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-2130\" src=\"http:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/Screenshot-125.png\" alt=\"\" width=\"720\" height=\"506\" srcset=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/Screenshot-125.png 992w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/Screenshot-125-300x211.png 300w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/Screenshot-125-768x540.png 768w\" sizes=\"(max-width: 720px) 100vw, 720px\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;artista dell&#8217;opera che cambier\u00e0 il Museo Gamba Un progetto di Casa Testori A cura di Davide Dall&#8217;Ombra Castello Gamba &#8211; Museo d&#8217;arte moderna e contemporanea Ch\u00e2tillon, Valle d&#8217;Aosta 26 marzo &#8211; 5 giugno 2022 [English text here] &nbsp; Orbita: La mostra Massimo Uberti \u00e8 un\u2019artista che disegna con la luce. 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