{"id":307,"date":"2006-02-18T00:00:03","date_gmt":"2006-02-17T23:00:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.dallombra.it\/?p=307"},"modified":"2026-08-31T19:41:10","modified_gmt":"2026-08-31T17:41:10","slug":"bamca-arte-4-bsi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/?p=307","title":{"rendered":"Banca &#038; Arte in Svizzera 4. BSI"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Prendere o lasciare, ma c\u2019\u00e8 un angolo di cedro. Basterebbe descrivere questa foto per capire tutto: la nuova sede BSI di Lugano s\u2019impone senza compromessi sulla citt\u00e0 e, in un certo senso, sulla propria storia. Completamente ridisegnata da Giampiero Camponovo, \u00e8 una roccaforte di travertino verso il futuroo pensata come uno scrigno minimale che completa l\u2019isolato con la sede storica di Palazzo Riva e quella progettata da Giancarlo Durisch negli anni Sessanta. Non a tutti piacer\u00e0 e tra i figli di coloro che hanno mal digerito il secondo edificio, non saranno pochi a non comprendere il terzo. Ma il lavoro di Camponovo \u00e8 accurato e ineccepibile perch\u00e9 bisogna ammettere che un vero dialogo con la sede storica era di fatto impossibile: meglio allora quell\u2019effetto \u201castronave caduta dal cielo\u201d, completamente estranea al contesto, ma per questo pi\u00f9 sincera del tentativo di Durisch che un dialogo, non solo cromatico, aveva cercato. Nel perfetto parallelepipedo, le facciate sono aperte da grandi finestre che ne svelano la naturale propensione al comunicare: l\u2019ingresso \u00e8 una sorta di banchina di trasmissione tra la citt\u00e0 e la riva, un lungo corridoio a prospettiva infinita, sottolineato dall\u2019intervento di Daniel Buren. Salendo, il corridoio si sposta al centro del palazzo, il collegamento si ripete ad ogni piano,\u00a0come fossero ponti sovrapposti di una nave: tutti aperti ai lati sulle stanze e al fondo verso il lago, anzi no verso il cedro. S\u00ec perch\u00e9 i suggerimenti che ci d\u00e0 questa foto non sono finiti, e non mi riferisco al cielo terso, spazzato dai venti alpestri, che domina su Lugano. C\u2019\u00e8 una presenza solo apparentemente estranea alla banca ed \u00e8 il grande cedro, maestoso davanti all\u2019edificio. Qui se ne nota solo l\u2019ombra, ma nel palazzo \u00e8 visione che ricorre e rassicura, nella sua duplice funzione di polena e ormeggio. Ecco il contesto in cui si gioca il cuore della nuova strategia della BSI Art Collection, fortemente voluta dal presidente della direzione generale Alfredo Gysi e affidata alla curatela di Luca Cerizza. In programma c\u2019\u00e8 una caratterizzazione di tutte le sedi della banca che va ben oltre il semplice arredamento artistico ed \u00e8 frutto di progetti studiati ad hoc, dove trovano il loro posto le opere d\u2019arte contemporanea gi\u00e0 acquisite o appositamente commissionate dalla Banca, da Mario Merz e Giulio Paolini ad Alighiero Boetti e Simon Starling, vincitore del prestigioso Turner Prize 2005. Il progetto per la sede di Lugano, \u201call Around all\u201d, non poteva che fare da testa di ponte all\u2019intero programma di interventi e il risultato \u00e8 un\u2019opera d\u2019arte ambientale a otto mani da scoprire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Non solo Lugano. Ad ogni sede la sua arte<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il progetto BSI Art Collection \u00e8 in corso in tutte le sedi della Banca e non solo svizzere. Nella maggior parte dei casi si tratta di vere e proprie personali, in cui ammirare decine di opere di un artista, appartenenti a nuclei omogenei o rappresentative di un percorso artistico: \u00e8 ci\u00f2 che gi\u00e0 avviene con Giulio Paolini a Milano, con il fotografo John Chamberlain a Losanna e a Chiasso, dove dominano gli splendidi dipinti e acquetinte di Alex Katz (nella foto un dettaglio di \u201cBirthday Party\u201d). In due casi, antesignani del progetto luganese, si \u00e8 optato invece per un intervento appositamente realizzato in loco dall\u2019artista: i dipinti murali di Peter Halley a Torino e le istallazioni di Daniel Roth a Bellinzona. Nelle altre sedi il dialogo si fa a pi\u00f9 voci e se a Roma disegni e sculture di Fausto Melotti dialogano con quelle di Massimo Bartolini, a Bologna \u201cIdentit\u00e0 e ripetizione\u201d \u00e8 il tema che accomuna opere di Paolini, Daniel Buren e Alighiero Boetti. A Ginevra si sta approntando in questi mesi una raccolta collettiva sul tema del \u201cViaggio e dell\u2019incontro\u201d mentre un legame tutto particolare lega lo scultore Tony Cragg alla BSI, che non solo ha festeggiato i 125 anni di presenza a Locarno regalando una sua grande opera alla citt\u00e0, ma ne ha acquistata una per il cavedio di Palazzo Riva a Lugano e ha dedicato alle opere dell\u2019artista la sede di Zurigo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>PT \u2013 Daniel Buren. Un cannocchiale tra terra e acqua<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima istallazione offre il meglio di s\u00e9 al passante di via degli Albrizzi che, in un continuo mutare di trasparenze,\u00a0percezioni colorate e visioni indiscrete, qui negate l\u00e0 concesse, scorrer\u00e0 l\u2019iride delle vetrine bicromate, andando o venendo dal lago. Entrando,\u00a0oltre la grande porta d\u2019acciaio satinato, il cliente cercher\u00e0 le casse nascoste dentro le feritoie che si intravedono appena sulla destra; per arrivarci non dovr\u00e0 far altro che lasciarsi andare al vero elemento d\u2019attrazione: il lungo sentiero di archi d\u2019alluminio a strisce bianche e nere, che si susseguono a distanza regolare a perdita d\u2019occhio. Nella volont\u00e0 dell\u2019artista, l\u2019ultimo arco avrebbe dovuto cadere fuori dal palazzo, a sottolineare la volont\u00e0 di un intervento che vuole mettere in continua relazione lo spazio esterno con quello interno e viceversa. Ma \u00e8 gi\u00e0 ora di salire al terzo piano, alle sale per la ricezione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3\u00b0 P \u2013 Robert Barry. Lettere d\u2019alluminio<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abIn fondo quest\u2019opera \u00e8 sulla vita reale\u00bb. Trenta parole composte da lettere in alluminio satinato alte 30 cm, incollate sui muri del corridoio e delle sale. Tutto qui, o quasi. Perch\u00e9 ci\u00f2 che crea l\u2019opera d\u2019arte \u00e8 lo spettatore: colui che dovr\u00e0 soffermarsi a pensare quanta ricchezza di significato, individuale e collettivo, la nostra esperienza condensa in parole come \u201cTradizione\u201d o \u201cAspettare\u201d. Per questo Barry pu\u00f2 dire del proprio lavoro: \u00abNon so dove la parte concettuale finisca e dove inizi quella esperenziale, o viceversa\u00bb. \u00c8 arte concettuale, arte ambientale ma anche antropologica, perch\u00e9 vive dei significati che l\u2019autore e il visitatore danno a quelle parole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>4\u00b0 P \u2013 John Armleder. L\u2019incanto sta nel segno<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tre gli elementi: il pallino, colorato nella sala d\u2019attesa, monocromo nel corridoio, gli esili ricordi geometrici di una Bauhaus corretta in toni pastello dipinti sul muro delle stanze e, a fronteggiarli, quadri optical a tinte forti e lucide. Su tutti la vera protagonista \u00e8 la luce che, col passare delle ore, non solo fa colorare in modo diverso gli interventi pittorici, eseguiti con vernice iridescente, ma regala l\u2019effetto sorprendente del corridoio che, grazie alla breve differenza cromatica tra sfondo e pois, si presta a un equivoco di pieni e vuoti, lasciando allo spettatore la sola certezza del pavimento di legno; o del cedro ben piantato oltre il vetro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>5\u00b0 P \u2013 Liam Gillick. Tinte unite di forme solide<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella sala d\u2019aspetto due sculture a parete: pannelli smaltati in tonalit\u00e0 degradanti di rosso, la prima, e spesse lamelle in alluminio affiancate fitte, la seconda. Tra loro, grazie alla luce che sbatte diretta, scambi continui di raggi rosati. Nel corridoio, una sfilata regolare di rielaborazioni grafiche, nero su nero anticipa il libro sull\u2019arte che Gillick sta scrivendo. Nelle sale, sulla parete di fondo, campeggiano grandi dipinti geometrici che s\u2019impongono a tinte unite e colori decisi. Su tutto, piove il chiacchiericcio e il tintinnio delle posate: i tavoli apparecchiati ci invitano a sostare, pensando alle continue sollecitazioni ricevute da occhi, mente e memoria in questo viaggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/14_BA4_BSI.pdf\">Scarica l&#8217;articolo in PDF<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/14_BA4_BSI-copia.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-262 size-large\" title=\"14_BA4_BSI copia\" src=\"http:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/14_BA4_BSI-copia-692x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"692\" height=\"1024\" srcset=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/14_BA4_BSI-copia-692x1024.jpg 692w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/14_BA4_BSI-copia-203x300.jpg 203w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/14_BA4_BSI-copia-768x1137.jpg 768w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/14_BA4_BSI-copia-1038x1536.jpg 1038w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/14_BA4_BSI-copia-1384x2048.jpg 1384w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/14_BA4_BSI-copia.jpg 1729w\" sizes=\"(max-width: 692px) 100vw, 692px\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Prendere o lasciare, ma c\u2019\u00e8 un angolo di cedro. 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