{"id":321,"date":"2010-10-30T00:00:32","date_gmt":"2010-10-29T23:00:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.dallombra.it\/?p=321"},"modified":"2026-08-31T19:12:00","modified_gmt":"2026-08-31T17:12:00","slug":"rinascimento-ticinese-2-la-mostra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/?p=321","title":{"rendered":"Rinascimento ticinese. La mostra"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>La mostra sul Rinascimento ticinese che va in scena alla Pinacoteca Z\u00fcst di Rancate \u00e8 uno di quegli eventi storici che spiazza qualsiasi commentatore. Occorreranno trent\u2019anni per recepire, e anche sacrosantamente discutere o verificare, tutte le scoperte e proposte di questa mostra&#8230;<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo i dettagli bellissimi e misteriosi pubblicati nell\u2019anteprima della mostra di Rancate (Gdp del 17 luglio scorso) proponiamo una sequenza di immagini dell\u2019allestimento dell\u2019esposizione, in cui le opere s\u2019intravedono. Come con un cannocchiale complicato che non si riesce a maneggiare, o come quando si fatica a mettere a fuoco perch\u00e9 gli occhi sono pieni di lacrime, passiamo dal tanto vicino al tanto lontano. I motivi sono tre: primo perch\u00e9 ci hanno insegnato che le esposizioni serie si dividono in mostre di poesia e mostre di prosa e questa \u00e8 una mostra di poesia, nella quale gli accostamenti parlano quanto le opere singole; secondo perch\u00e9 le mostre vanno viste e questa dovrebbe essere percorsa da ogni ticinese con l\u2019orgoglio nazionale che sappiamo per certo esista ancora; infine, perch\u00e9 questa pagina \u00e8 solo l\u2019inizio di una catena di interventi sulla mostra: da qui a Natale, a cadenza settimanale, presenteremo in dettaglio un\u2019opera della mostra che da sola vale la visita e, in una doppia pagina speciale, racconteremo dei 25 itinerari artistici sul territorio che incoronano le sale di Rancate, portando la mostra oltre i suoi confini fisici e temporali. Ecco allora una fotosequenza, o fotoracconto, della mostra: dieci fermo-immagine rubati da un visitatore innamorato che, messi insieme, non ambiscono alla documentazione completa. Si tratta piuttosto di un mazzetto di fotografie destinate ad essere conservate nell\u2019album delle giornate felici, da riaprire a distanza d\u2019anni, per scoprire, girando la foto, alcuni appunti che si dimenticava di aver scritto:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1<\/strong> Il territorio scandagliato \u00e8 l\u2019antica diocesi di Como, Valtellina compresa, unito al Ticino attuale, ossia dentro anche le Tre Valli ambrosiane (Leventina, Blenio, Riviera), insieme a Campione e Brissago. Una geografia pi\u00f9 semplice a vedersi che ad elencarsi: sui muri della mostra, i murales esplicativi di Mario Mondo li sorveglia il \u201cSan Giorgio\u201d di Losone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2<\/strong> Sulla scala si respira aria ferrarese e, saliti al primo piano, ancora un po\u2019 di panneggi spezzati; \u00e8 uno snodo elegantissimo: tanto Carlo Scarpa, complimenti a Claudio Cavadini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3<\/strong> Con i dipinti: sculture, pergamene miniate, scudi, un arazzo, un cassone, qualche oreficeria. L\u2019insieme \u00e8 tanto equilibrato che il dialogo tra loro \u00e8 sussurrato, anzi innamorato: solo sguardi, niente chiasso. Qui, due bellissime teche per un calice e una placchetta d\u2019argento inciso si affacciano, guardiani silenti, tra un paio di Santi e il protagonista della mostra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>4<\/strong> La \u201cPiet\u00e0\u201d scolpita dai De Donati fa cascar morti dalla bellezza; il gruppo centrale ora naviga espulso dalla sua cornice, posta un passo indietro, come uno sfondo pertinente ma estraneo. A destra un\u2019altra \u201cPiet\u00e0\u201d: \u00e8 di Antonio da Montonate; un po\u2019 troppo bamboleggiante forse. In entrambe, Maria cerca di trattener per s\u00e9 almeno un braccio del figlio morto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>5<\/strong> Ancora arti applicate; che scoperta ogni volta: un arazzo, una vetrata; il mondo dell\u2019arte \u00e8 pi\u00f9 unito di ci\u00f2 che s\u2019immagina: il disegno del cartone per l\u2019arazzo \u00e8 di Zenale. Sul fondo, la pala di Ravecchia: finalmente ad altezza uomo!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>6<\/strong> Una mostra nella mostra: da tenere a mente per formare qualche generazione di conoscitore. Dipinti a due mani, nelle quali Giovanni Agostino da Lodi viene sostituito, causa dipartita dello stesso, da pittori diversi a seconda del campo da gioco: Marco d\u2019Oggiono a Milano, Bergognone a Pavia, Giovanni Antonio De Lagaia ad Ascona. A confermare la preziosit\u00e0 educante: un \u201cAngelo\u201d e il suo disegno preparatorio, ma anche un\u2019opera tutta di Giovanni Agostino, utile per una lezione sullo stato di conservazione delle tavole del \u2019500 (in questo caso sorprendente).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>7<\/strong> Si scende. Il mezzanino: ballatoio sull\u2019ultima sala. Si sbircia dall\u2019alto ma, a tenerci sul pezzo, \u00e8 la sorpresa per un meraviglioso inedito del giovane Vimercati (siamo nel \u2019600). E gi\u00f9 ancora ad imparare ingranaggi e motori della storia dell\u2019arte, del gusto e della critica. In pochi metri quadri, nell\u2019ordine: crudo e sincero racconto delle frustrazioni che subisce un curatore, gusto del tempo che ignora un capolavoro, denuncia della dispersione del patrimonio artistico, sguardo sulla storiografia e la divulgazione per immagini e incombere del protagonista del Rinascimento lombardo: Bernardino Luini, rimesso a nuovo in cronologia e attribuzioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>8<\/strong> Scendiamo ancora. Il salone finale, quello grande. Perch\u00e9 passando i decenni del \u2019500 le opere crescono di dimensione. Ad accoglierci \u00e8 un Giampietrino. Possiamo pestare i piedi finch\u00e9 vogliamo, ma il leonardismo c\u2019\u00e8 stato e bisogna pur dirlo. Entriamo, Luini maestoso: due colossi ci accolgono ma sembrano pronti a franarci addosso. Sul fondo la sorpresa pi\u00f9 impressionante della mostra. Ne parleremo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>9<\/strong> A chiudere, un accostamento che spiega tutto: al giovanile e stramazzante Gaudenzio Ferrari, si affianca un Gaudenzio tardo un po\u2019 laccato: ma se anche la trasparenza del digiuno sembra cedere il passo alla saturazione della scorpacciata, il pi\u00f9 zuccheroso Gaudenzio \u00e8 sempre pi\u00f9 vero di ogni principio di maniera. Zoomata su altre due vergini dolenti, svenenti e svenute. Ma sul volto della Vergine del Del Maino affiora un qualcosa che, se piacere non pu\u00f2 dirsi, certamente solo dolore non riusciamo a chiamarlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>10<\/strong> La mostra \u00e8 finita. Uscendo, diamo uno sguardo alla pala di Callisto Piazza: la fine di una storia o l\u2019inizio di una nuova? Ci basti la provenienza del dipinto: \u00e8 lo scomparto centrale del disperso polittico dell\u2019altare maggiore di Santa Maria degli Angeli a Lugano, dietro al tramezzo di Luini: l\u2019ennesima scoperta dei curatori.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2010\/10\/69_Rinascimento_2.pdf\">Scarica l&#8217;articolo in pdf<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/69_Rinascimento_2-copia.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-255 size-large\" title=\"69_Rinascimento_2 copia\" src=\"http:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/69_Rinascimento_2-copia-686x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"686\" height=\"1024\" srcset=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/69_Rinascimento_2-copia-686x1024.jpg 686w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/69_Rinascimento_2-copia-201x300.jpg 201w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/69_Rinascimento_2-copia-768x1147.jpg 768w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/69_Rinascimento_2-copia-1029x1536.jpg 1029w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/69_Rinascimento_2-copia-1372x2048.jpg 1372w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/69_Rinascimento_2-copia.jpg 1714w\" sizes=\"(max-width: 686px) 100vw, 686px\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La mostra sul Rinascimento ticinese che va in scena alla Pinacoteca Z\u00fcst di Rancate \u00e8 uno di quegli eventi storici che spiazza qualsiasi commentatore. 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