{"id":34,"date":"2011-07-09T00:00:37","date_gmt":"2011-07-08T23:00:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.dallombra.it\/?p=34"},"modified":"2026-08-31T17:48:10","modified_gmt":"2026-08-31T15:48:10","slug":"eduard-manet-luomo-che-libero-la-pittura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/?p=34","title":{"rendered":"Edouard Manet: l&#8217;uomo che liber\u00f2 la pittura"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Ci sono opere che conosciamo, magari senza rendercene conto, fin da un tempo imprecisato. E non \u00e8 detto sia un bene. Ci sono immagini di quadri che abbiamo visto centinaia di volte, tanto che alla loro ricomparsa in un catalogo, su una rivista, in un poster o perfino in una pubblicit\u00e0, il nostro occhio passa ormai distratto su di esse.\u00a0\u00a0Spesso l\u2019assuefazione \u00e8 tale che, qualora ci sia data l\u2019occasione di vedere il dipinto dal vero, non \u00e8 detto che l\u2019impatto con l\u2019originale faccia saltare la cataratta dell\u2019abitudine, stupendoci e coinvolgendoci come il capolavoro, in s\u00e9, avrebbe meritato fin dall\u2019inizio. Andare a Parigi ed entrare al Museo d\u2019Orsay per vedere una grande antologica di \u00c9duard Manet, paradossalmente, \u00e8 un\u2019operazione rischiosa: usciranno quei quadri dal catalogo delle immagini un po\u2019 polverose, stampate nei volumi che la mamma, fin da bambini, ci ha sapientemente fatto circolare per casa? Emergeranno nella loro, oggettiva, grandezza, tanto che si possa parlare di capolavori, non solo perch\u00e8 obbligati dalla storia, ma perch\u00e8 affascinati da un\u2019esperienza diretta? \u00c8 la prova del nove, anche perch\u00e9, si sa, quando i francesi fanno una mostra su uno dei loro paladini, in un museo che, gi\u00e0 di per s\u00e9, possiede decine di straordinarie opere dell\u2019artista, la <em>grandeur<\/em> \u00e8 assicurata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Manet, bisogna dirlo, stravince la sfida. Fin dalle prime sale, il cuore si apre di colpo e i polmoni cominciano a respirare un\u2019aria di cui non ricordavano il sapore. Non \u00e8 una mostra, \u00e8 il trionfo della pittura in quanto tale. Dipinto dopo dipinto, in una serie realmente impressionante di opere epocali, il visitatore \u00e8 chiamato a godersi lo spettacolo dell\u2019arte, frutto della straordinaria capacit\u00e0 di Manet di usare del mezzo pittorico tutte le potenzialit\u00e0, di premere fino in fondo con libert\u00e0 assoluta e portarci in viaggio tra le pieghe della realt\u00e0 quotidiana, delle sue luci, dei suoi tessuti, delle sue ombre, delle sue acque&#8230; Sempre e comunque ammaliati dalla potenza di chi ha il passo sicuro e determinato, di chi, proprio perch\u00e8 conosce alla perfezione la strada maestra, \u00e8 libero di trascinarci sui sentieri spericolati della rappresentazione artistica. \u00c8 una mostra che d\u00e0 un\u2019iniezione di fiducia rispetto alla capacit\u00e0 della pittura in quanto tale \u2013 e dell\u2019arte in genere \u2013 di dare un apporto fondamentale alla nostra esistenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si tratta solo di un fattore soggettivo ed emozionale, ma storico. La mostra non fa altro che restituirci la carica esplosiva di Manet rimasta intatta in questi due secoli e mezzo ma che, fin dall\u2019apparire dei suoi dipinti nei Salon degli anni Sessanta dell\u2019Ottocento, ebbe un effetto detonante sulla storia della pittura. Si tratt\u00f2 gi\u00e0 allora di benzina sul fuoco di una rivoluzione che esplose in una ventina d\u2019anni, ma che ha prodromi e sviluppi almeno in tutta la seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento. Anche solo per tracciarla a sommi capi, sono gli anni in cui Parigi \u00e8 al centro della pittura Occidentale e in cui il saldo potere dell\u2019Accademia comincia a scricchiolare sotto le pressioni delle giovani energie che avrebbero rivoluzionato la pittura. Sono gli anni in cui il Salon continua a suonare la nota della pittura di storia, dei soggetti e delle tecniche imbalsamate che si trascinano dal Settecento, gli anni in cui Courbet (1819-1877) d\u00e0 la prima dirompente spallata al sistema con la sua doppia rivoluzione di soggetti e materia. Esattamente allo scoccare della met\u00e0 del secolo (1850) il suo <em>Un enterrement \u00e0 Ornansfa<\/em> irrompere il popolo comune sulla scena delle grandi tele di storia, i soggetti pi\u00f9 intimi della vita si fanno largo sui cavalletti: il 1855 \u00e8 l\u2019anno del suo <em>Pavillon du R\u00e9alisme<\/em> e, nel 1866, la parabola si compie con la scandalosa Origine du monde. Il dado \u00e8 tratto, ma la pittura ufficiale dei Salon sembra non volersene accorgere: gli anni Sessanta e Settanta, nei quali si svolge pressoch\u00e9 tutta la produzione artistica di Manet, sono quelli dei <em>Salon des Refus\u00e9s<\/em>, e di <em>Impression, soleil levant<\/em> (1872) di Monet che, alla mostra di due anni dopo, dar\u00e0 il nome agli Impressionisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma in questo panorama unico qual \u00e8 il ruolo del nostro Manet, classe 1832? Degas era del \u201934, Monet del \u201940, Renoir del \u201941 e se Manet \u00e8 considerato il padre, e non il fondatore o coprotagonista, degli Impressionisti non \u00e8 solo un problema cronologico. Manet si ostin\u00f2 tutta la vita a cercare l\u2019approvazione ufficiale dei Salon, non retrocedendo di un millimetro sulla propria pittura, capace spesso di far scandalo, ma riproponendosi ogni anno alla giuria e rifiutando di partecipare alle mostre, dichiaratamente alternative, degli Impressionisti. Ci\u00f2 non di meno, la rivoluzione che Manet volle portare dentro l\u2019ufficialit\u00e0 tolse il tappo ai pittori di Nadar, spingendoli alla loro esplosione creativa, almeno quanto andava facendo incoraggiandoli e sostenendoli anche economicamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La parabola di Manet \u00e8 dispiegata in mostra a darci un esempio di amore incondizionato alla vita e alla pittura, dimostrandoci come si possa fare la rivoluzione dall\u2019interno della tradizione. E questo valse non solo per l\u2019Accademia ma, ci\u00f2 che pi\u00f9 conta, all\u2019interno del singolo quadro: nella fase spagnoleggiante dei primi anni Sessanta, l\u2019artista rimastica la pittura di Vel\u00e1zquez, restituendocene l\u2019incrollabile forza e modernit\u00e0, fatta di un uso tutto nuovo del colore presto aborrito dagli Impressionisti, il nero, e di una sfrontatezza quasi animale del carattere umano (qui a sinistra). Tra le entusiasmanti opere che affiancano le tele del d\u2019Orsay, quali la celebre <em>D\u00e9jeuner sur l\u2019herbe<\/em> esposta al Salon des Refuses nel 1863 o l\u2019<em>Olympia<\/em> approdata al Salon due anni dopo, indimenticabile rimarr\u00e0 l\u2019infilata di ritratti di donna, nei quali \u00e8 possibile cogliere tutta la rivoluzione interna alla pittura portata avanti da Manet. Anche solo in un rapido confronto tra l\u2019immagine qui al centro e quella posta a chiusura, si rimane ancora una volta atterriti di fronte alla pennellata che (al centro), puntuale ma irrispettosa, sembra voler scuoiare la pelle della modella, rompendone i contorni per farne\u00a0emergere tutta la potenza espressiva, in modo forse pi\u00f9 unico e rivoluzionario di come si liberer\u00e0 nelle opere degli ultimi anni (qui sotto), pi\u00f9 vicine, anche se non assimilabili, agli Impressionisti, ove la danza delle pennellate ci porta fino alla soglia del figurativo, librando le capacit\u00e0 espressive della nostra amata pittura.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"http:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/83_Parigi_Manet1.pdf\">Scarica l&#8217;articolo in pdf<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"http:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/Edouard-Manet2.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-77 alignleft\" title=\"Edouard Manet\" src=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/Edouard-Manet2-681x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"681\" height=\"1024\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/Edouard-Manet1.jpg\"><br \/>\n<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci sono opere che conosciamo, magari senza rendercene conto, fin da un tempo imprecisato. 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