{"id":432,"date":"2009-10-03T00:00:00","date_gmt":"2009-10-02T23:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.dallombra.it\/?p=432"},"modified":"2026-08-31T19:19:46","modified_gmt":"2026-08-31T17:19:46","slug":"giacometti-a-basilea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/?p=432","title":{"rendered":"Giacometti a Basilea"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">\u201cSappiamo che Giacometti \u00e8 un artista difficile da capire poich\u00e9 \u00e8 difficile capire la purezza attraverso l\u2019impurit\u00e0, capire il vuoto simile a quello del misticismo attraverso il pieno della materia nella scultura, capire il suo amore per l\u2019Essere attraverso quella violenza sull\u2019essere, quella riduzione e corrosione dell\u2019essere, che \u00e8 la sua arte\u201d. Aveva ragione Roberto Tassi Alberto Giacometti, scultore di nascita svizzera (1901-1966), \u00e8 difficile da capire, occorre assecondarlo per andare oltre lo stereotipo degli \u201cuomini stretti e lunghi\u201d che lo hanno reso celebre. E il dramma del rapporto tra pieno e vuoto, tra la materia e il \u201ctogliere\u201d dello scultore \u00e8 proprio il centro della grandezza di Giacometti, capace, con la sua opera, di mettere in figura il divino equilibrio tra la corrosione della vita e l\u2019irriducibilit\u00e0 della grandezza umana. Un equilibrio che insegu\u00ec tutta la vita e che fu una ricerca instancabile e straordinaria: \u00abEra un incrocio tra un monaco e un montanaro. Aveva una voce sonora e un forte accento italiano: la valle di Borgonovo, dov\u2019\u00e8 nato, \u00e8 vicina alla frontiera. Aveva conservato il calore e la vivacit\u00e0 italiani. Lavorava in un atelier molto povero, grigio, scuro; tutta la sua vita era concentrata sul lavoro, unicamente sul lavoro\u2026 Molto presto si \u00e8 creata la leggenda dell\u2019artista insoddisfatto e distruttivo. Ricominciava daccapo senza tregua e non sembrava mai contento di quello che aveva fatto; in effetti ha distrutto molte opere\u2026 non per disfattismo ma perch\u00e9 questo corrispondeva al suo modo di creare, alla volont\u00e0 di trovare la verit\u00e0 pur sapendo che non l\u2019avrebbe mai raggiunta\u2026\u00bb. L\u2019autore di questo brano poneil tema centrale dell\u2019inesausta ricerca di Giacometti, una ricerca tanto implacabile ed onesta della verit\u00e0 da far saltare tutti i presunti equilibri tra grande e piccolo: l\u2019uomo conserva la sua grandezza nel piccolissimo e, allo stesso modo, si espone alla corrosione della vita nella fragilit\u00e0 del gigante. A centrare cos\u00ec il punto dell\u2019opera di Giacometti \u00e8 un autore intelligente e lucido, al punto di lasciar trasparire tutto il proprio desiderio di verit\u00e0, proprio mentre s\u2019impegna a negare che esista la possibilit\u00e0 di raggiungerla. L\u2019autore non \u00e8 un critico, ma il mercante Ernst Beyeler. Beyeler conobbe personalmente l\u2019artista e, nella sua straordinaria vita di mercante, ha visto passare tra le sue mani quasi trecento opere di Giacometti. Fu Beyeler ad acquistare i novanta pezzi del pi\u00f9 grande collezionista dello scultore, l\u2019americano G. David Thompson, permettendo alla Svizzera di riportare a casa un nucleo significativo del suo artista, per il quale fu costituita una Fondazione ad hoc che affid\u00f2 tre quarti delle opere alla Kunsthaus di Zurigo, quasi un quarto al Kunstmuseum di Basilea e qualche pezzo a Winthertur.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si pu\u00f2 ben capire, allora, quanta attesa ci fosse per la mostra monografica che la Fondazione Beyeler ha deciso di dedicare allo scultore grigionese. E le attese di grandi capolavori, di una scelta esaustiva non \u00e8 stata certo delusa. Pensate al vostro Giacometti preferito, andate a Basilea (fino all\u201911 ottobre) e scoprirete che\u2026 c\u2019\u00e8. La selezione, come sempre molto accurata, ha il sapore della rimpatriata o, meglio, del ritrovarsi tutti \u201cal paese\u201d, per quell\u2019occasione che non si pu\u00f2 mancare, quasi a saldare un debito d\u2019affetto. Con Beyler naturalmente. Con la consueta intelligenza e completezza non viene trascurato il contesto artistico famigliare nel quale si form\u00f2 il giovane Alberto e, in gran numero e qualit\u00e0, vengono presentati i dipinti del padre Giovanni e del di lui secondo cugino Augusto, in un\u2019esplosione di colori grigionesi che, come un bel mazzo di fiori di campo, sembrano salutare la partenza di Alberto, destinato a ben altri grigiori. Non manca una grande sala dedicata al periodo surrealista di Giacometti, quando, lasciata Stampa e la Svizzera e approdato a Parigi, dopo aver lavorato nella bottega di Antoine Bourdelle, allievo di Rodin, conobbe Andr\u00e9 Breton e, con lui, il primo successo. Di fianco, una piccola sala \u00e8 dedicata ai mobili artistici del fratello di Alberto, Diego, con il quale condivise tutta la vita lo studio, usandolo come modello di alcuni suo capolavori, come dimostra il celebre busto qui riprodotto; i mobili di Diego sono messi a confronto con alcuni singolari oggetti d\u2019arredamento, vasi e lampade, che senza cartellino non avremmo mai attribuito allo stesso Alberto. La mostra procede con un bellissimo colpo di teatro, perfetto perch\u00e9 finalizzato alla comprensione dell\u2019opera dell\u2019artista e di quel passaggio concettuale che fece fare a Giacometti il salto verso la grandezza. La stanza (qui in basso) \u00e8 completamente vuota e al centro, su un enorme parallelepipedo, \u00e8 posta una piccolissima scultura, un piccolo uomo stilizzato su un basamento, in proporzione, imponente. 8 cm di altezza in tutto persi in una stanza enorme. Una sala veramente indimenticabile perch\u00e9 rappresenta il momento (1941) in cui Giacometti vive il dramma di dedicarsi con tanta foga al raggiungimento della sola essenza umana da far quasi scomparire l\u2019opera. Per salvare le sue opere Giacometti anzich\u00e9 farle rimpicciolire le assottiglia: il mutare le proporzioni della realt\u00e0 fu l\u2019unico modo a lui possibile per non diminuirne la veridicit\u00e0. Le sale che seguono sono tre grandi atelier d\u2019artista, in cui le opere affollano le stanze di tali e tanti capolavori da richiedere ognuno una trattazione a parte. Il visitatore non sa da che parte girarsi, tutto bellissimo, tutto grandissimo, stupendamente illuminato\u2026 un\u2019abbuffata che, dobbiamo ammetterlo, rischia di essere il punto debole della pur imperdibile mostra. Nell\u2019esposizione, infatti, abbiamo trovato la completezza del percorso reso con pezzi superbi a cui ci ha abituato l\u2019intelligenza ed esperienza di Beyeler. Ma ci aspettavamo anche quella poesia visiva delle installazioni delle opere di Giacometti a cui lo stesso gallerista ci aveva abituato, grazie ad alcuni allestimenti delle stesse, che sono tra i quattro ocinque ricordi figurativi incancellabili della nostra vita. E non mi riferisco solo alla commozione e il turbamento fattoci provare da Ernst accostando, nella sua Fondazione, Giacometti e le tele di Rothko e Newman ma alle scelte allestitive della stessa collezione permanente: \u00abCi tenevo inoltre a rendere un omaggio speciale a Giacometti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Avremmo potuto esporre un numero maggiore di sue opere, ma mi sembrava importante, piuttosto, creare un luogo spirituale, concentrato su un tema centrale, come il suo progetto per la Chase Manhattan Plaza di New York, che gli era stato commissionato da David Rockefeller e dall\u2019architetto Bunshaft (&#8230;) Mi aveva allora confidato di aver lavorato cos\u00ec tanto per realizzare donne sempre pi\u00f9 grandi che avrebbe potuto eseguirne di qualsiasi taglia, perch\u00e9 ormai le aveva nelle stesse mani. Sfortunatamente mor\u00ec alcuni mesi dopo aver fatto ritorno dall\u2019America e il progetto non fu mai realizzato. Questo spirito si conserva, spero, nella sala Giacometti alla Fondazione (qui riprodotta). Abbiamo scelto il tema dell\u2019uomo che cammina verso la meta delle donne ingrandite; il busto sulla destra evoca simbolicamente l\u2019artista che guarda. Credo che siamo riusciti a dar vita a una sala in movimento e, attraverso l\u2019uomo che cammina verso le donne, a un tema eterno\u00bb. Cosa \u00e8 successo Ernst? Perch\u00e9 alla poesia \u00e8 subentrata la bulimia? Non c\u2019era modo, rinunciando a qualche pezzo, con qualche separazione ottica tra un\u2019opera e l\u2019altra, di creare qualche luogo pi\u00f9 raccolto che aiutasse lo spettatore ad un rapporto diretto con l\u2019opera? La fatica che sar\u00e0 costata riunire per la prima volta le nove \u201cDonne\u201d della Biennale del \u201956 non poteva essere premiata da un\u2019ambientazione che non fosse l\u2019androne del bookshop, nel quale il bellissimo Newman diventa tappezzeria? Non c\u2019era modo di essere fino in fondo te stesso, moltiplicando e non rinunciando a quelle superbe stanze dell\u2019anima che hai lavorato tutta la vita per regalarci?<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/55_Giacometti.pdf\">Scarica l&#8217;articolo in pdf<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/55_Giacometti-copia.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-large wp-image-430\" title=\"55_Giacometti copia\" src=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/55_Giacometti-copia-680x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"680\" height=\"1024\" srcset=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/55_Giacometti-copia-680x1024.jpg 680w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/55_Giacometti-copia-199x300.jpg 199w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/55_Giacometti-copia-768x1156.jpg 768w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/55_Giacometti-copia-1020x1536.jpg 1020w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/55_Giacometti-copia-1361x2048.jpg 1361w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/55_Giacometti-copia.jpg 1701w\" sizes=\"(max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cSappiamo che Giacometti \u00e8 un artista difficile da capire poich\u00e9 \u00e8 difficile capire la purezza attraverso l\u2019impurit\u00e0, capire il vuoto simile a quello del misticismo attraverso il pieno della materia nella scultura, capire il suo amore per l\u2019Essere attraverso quella violenza sull\u2019essere, quella riduzione e corrosione dell\u2019essere, che \u00e8 la sua arte\u201d. 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