{"id":435,"date":"2009-07-31T00:00:19","date_gmt":"2009-07-30T23:00:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.dallombra.it\/?p=435"},"modified":"2026-08-31T19:20:10","modified_gmt":"2026-08-31T17:20:10","slug":"francesco-gatti-e-sergio-battarola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/?p=435","title":{"rendered":"Francesco Gatti e Sergio Battarola"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">\u201cOh allora in bocca al lupo! Tienici aggiornati, buone vacanze!\u201d. \u201cChe simpatico; mi sembra un bel lavoro: <em>Sutherland, Ossa Mea e le Crocifissioni di Testori<\/em>\u201d. \u201cNon vedo l\u2019ora di leggerla\u201d. In questi anni di lavoro all\u2019Associazione Giovanni Testori ho visto sfilare decine di tesisti, dottorandi o semplici appassionati, arrivati per consultare l\u2019archivio e reperire scritti di o su Testori, utili a confezionare la propria tesi di laurea o approfondire la propria ricerca. Molti ricevono anche indicazioni necessarie a definire il tema e a considerarne tutte le implicazioni. Posso dire di aver visto passare le persone pi\u00f9 disparate: studentesse alla fine dell\u2019universit\u00e0 che arrivano accompagnate dalla madre, intellettuali di provincia che hanno gi\u00e0 deciso cosa scopriranno, timidi studiosi da biblioteca che macinano carte e scoprono tesori, belle ragazze un po\u2019 svagate che \u00abTestori mi ha preso veramente\u00bb, anziani instancabili cultori, adolescenti introversi\u2026 In comune la passione per Giovanni Testori, questo grande intellettuale del Novecento, capace di attrarre, tramortire e accompagnare i giovani di ogni cronologia. Normalmente, raccolte le braccia intorno ad un plico di fotocopie e qualche libro, ringraziano, salutano e spariscono per mesi. Fino all\u2019email che annuncia la rispettiva laurea o la fine del lavoro. Molti spediscono la tesi, altri, orgogliosi, vengono personalmente a portarla, altri\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Francesco Gatti arriv\u00f2 da me un giorno tra gli altri. Non ricordo se fosse estate o inverno, ma la sua faccia me la ricordo bene. Pass\u00f2 da noi quasi una giornata. Parlammo di Testori, naturalmente, e di un pittore bergamasco scoperto dal critico negli anni Ottanta. Francesco non doveva fare una tesi: su Sergio Battarola e Testori stava facendo un film. Un documentario sulla vita del pittore, sul suo incontro con Testori, ma anche un interrogatorio sul significato della parola \u201cmaestro\u201d, sul senso delle aspirazioni umane, sulle occasioni della vita\u2026 Gi\u00e0 la vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da quel giorno non rividi pi\u00f9 Francesco. E non pass\u00f2 mai a portarmi il suo film. Francesco, un anno fa, si \u00e8 suicidato. L\u2019ho saputo per caso, alla Stazione Centrale di Milano, in partenza per Roma, un\u2019amica: \u00abti ricordi\u2026 quel ragazzo\u2026 ma lo sai\u2026 successo? \u2026dato\u00bb. Francesco faceva il regista e si stava costruendo un futuro del quale ha sentito, un giorno, di poter fare a meno. Ma\u00a0gli amici pi\u00f9 cari si sono presi cura del suo film, Giovanni Maderna lo ha portato a compimento come si fa con una promessa, e lo ha condotto fin qui, fino al debutto locarnese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il film si apre con una sorta di patto di sangue. Dietro a un suo disegno, Sergio Battarola non fa una semplice dedica, ma una sorta di atto notarile, di quelli che iniziano con: \u00abio sottoscritto\u00bb e Francesco, il regista, fa altrettanto. Si tratta di un patto segreto, una presa in consegna di un disegno che \u00e8 la presa in carico della vita dell\u2019artista da raccontare. E proprio nell\u2019atto di scegliere questo disegno, si vede per l\u2019unica volta il volto di Francesco, per il resto del film, anche cameraman.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La vita che Battarola consegna in mano di Gatti \u00e8 tutta dispiegata, fotogramma dopo fotogramma, con un\u2019insistenza volutamente ossessiva sul volto dell\u2019artista, sulla sua voce, sulle sue cose. L\u2019incontro con Giovanni Testori che, solo dopo anni di frequentazioni, trova finalmente nella sua opera quello che stava cercando; un gruppo di 120 disegni di feti, disegni duri, dolorosi, ma veri. Testori mette in moto la sua consuetudine di critico militante: acquista i disegni in blocco, \u00abFammi sapere il prezzo\u00bb, scrive il saggio, cura un catalogo bellissimo e gli organizza la sua prima personale. Battarola, allora, non aveva mai venduto un quadro e quella notte\u00a0non chiuse occhio. Sembra l\u2019inizio di una storia di successo. Ma Milano non \u00e8 la citt\u00e0 di Battarola, e non lo sar\u00e0 mai e il film, in questo senso, non fa sconti. Se \u00e8 del successo del mondo che stiamo parlando, fatto di mostre, quotazioni che si alzano, benessere, popolarit\u00e0, internazionalit\u00e0, tributi della critica, Fiere internazionali, Biennali\u2026 se \u00e8 di questo successo che si parla, beh in questa storia non ce n\u2019\u00e8 traccia e Gatti registra un\u2019assenza che pesa, perch\u00e9 se \u00e8 di quel successo che stiamo parlando, quella che racconta questo film \u00e8 la storia di uno dei 999 che non ce la fa. Eppure non riesco a pensare che sia un film disperato. C\u2019\u00e8 un passaggio, tra i tanti bellissimi, che mi ha fatto pensare: siamo a casa di Battarola, in un paesino della bergamasca, e quando una giornalista impietosa ricorda a Sergio che di tutte le promesse di quell\u2019esordio non sembra esser rimasto nulla, si sentono suonare le campane. Manca un quarto d\u2019ora alla messa. Sono le campane della vita, di un paese che vive, che da millenni trova la sua strada lontano dal \u201csuccesso\u201d, \u00e8 il richiamo della sua terra, quella bergamasca, che Battarola non ha mai voluto o potuto lasciare, quella strozza di malinconia e pazzia che sono parte di lui e che Testori non gli avrebbe mai chiesto di abbandonare. Ecco, le gocce di speranza bisogna cercarle come rugiada in questo film: sono passaggi delicati e struggenti che\u00a0ci dicono che non \u00e8 mai finita e che la giustizia si ristabilisce solo al patto di accettare chi si \u00e8 e \u201cdove si \u00e8\u201d. Alla rivolta del fuggire, si oppone allora la rivolta dell\u2019accettare. Certo il filo della speranza \u00e8 sottilissimo e Francesco lo sapeva. Credo sia per questo che ha voluto trapuntare le parole di Battarola con brani d\u2019interviste a Testori, mentre parla della vita, degli ultimi e dell\u2019amore\u2026 Sono passaggi bellissimi, che puntellano il video portando ossigeno, anzi linfa, a quel filo sottile. Il filo della speranza\u2026 Francesco aveva trent\u2019anni e non so perch\u00e9 in lui, quel giorno, il filo si sia spezzato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche noi sentiamo il bisogno di uno di quei \u201cpali\u201d capaci di reggere i nostri fili un po\u2019 allentati, ma ancora abbastanza forti da sostenere insieme la corrente della vita e il riposo degli uccelli. Per questo, torniamo anche noi a Testori e lo troviamo mentre supplica: \u00abAccettate la vita, comunque sia; non perch\u00e9 resti tale, ma perch\u00e9 ognuno di voi, che se ne va in questo modo, aiuta chi vuole che la vita continui a rimanere quale essa \u00e8. Stringete i denti, le volont\u00e0, i cuori, gli intelletti. Dite s\u00ec contro chi vorrebbe che voi diceste no. S\u00ec alla vita, s\u00ec al sangue, s\u00ec alla carne, s\u00ec alle ossa, s\u00ec all\u2019intelligenza, s\u00ec al respiro che v\u2019hanno dato vostro padre e vostra madre, s\u00ec al sigillo e al significato che Dio v\u2019ha regalato. Solo cos\u00ec potrete dire e, soprattutto, eseguire tutti i no che saranno necessari\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Incarnate la vita; la vostra vita. \u00c8 il primo atto; l\u2019inizio. Forse, domani, sembrer\u00e0 anche a voi il principio di tutto\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Chi \u00e8 Sergio Battarola<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Sergio Battarola \u00e8 nato nel 1955 a Bariano, nella bassa bergamasca. Diplomatosi all\u2019Accademia di Brera negli anni Ottanta, si \u00e8 imposto all\u2019attenzione di un vasto pubblico nel 1989, con una mostra presentata da Giovanni Testori alla Compagnia del Disegno di Milano. A questa prima importante mostra sono seguiti poi una serie di appuntamenti in svariate gallerie e musei italiani: fra le pi\u00f9 significative quella all\u2019Officina di Brescia (1995) con presentazione di monsignor Gianfranco Ravasi. Poi da Caserta a Treviso, da Cesena a Como, passando da Cremona e Reggio Emilia. Significativa la presenza a Palazzo Reale a Milano, nel 2003, dove ha esposto le proprie opere nella collettiva dedicata a Giovanni Testori, I segreti di Milano. Per maggiori informazioni www.battarola.it \u00e8 il suo sito internet personale.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>L\u2019autore del documentario<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong><\/strong>Francesco Gatti, nato a Treviglio nel 1977, ha vinto nel 2000 il Premio Solinas con la sceneggiatura \u201cStorie per dormire\u201d, progetto notato anche da Goffredo Fofi e da diversi registi italiani che esordiscono in quegli anni, come Giovanni Maderna e Francesco Munzi. Negli anni successivi ecco alcuni cortometraggi e documentari, subito improntati ad una personalissima ricerca sul linguaggio, libero e irriverente. La svolta nel 2005 con \u201cIrreality Show\u201d, premio produttivo Filmmaker doc 10. \u00c8 suo anche il Filmmaker doc 11 grazie a \u201cLe regole del gioco\u201d. Francesco Gatti muore il 26 luglio 2008 a Milano, lasciando un ultimo film, \u201cI figli di Amleto\u201d in fase di premontaggio. Il suo staff lo ha comunque portato a termine.<\/em><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/54_FiglioAmleto.pdf\">Scarica l&#8217;articolo in pdf<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/54_FiglioAmleto-copia.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-large wp-image-429\" title=\"54_FiglioAmleto copia\" src=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/54_FiglioAmleto-copia-932x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"720\" height=\"791\" srcset=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/54_FiglioAmleto-copia-932x1024.jpg 932w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/54_FiglioAmleto-copia-273x300.jpg 273w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/54_FiglioAmleto-copia-768x843.jpg 768w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/54_FiglioAmleto-copia-1399x1536.jpg 1399w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/54_FiglioAmleto-copia-1865x2048.jpg 1865w\" sizes=\"(max-width: 720px) 100vw, 720px\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cOh allora in bocca al lupo! 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