{"id":442,"date":"2008-12-24T00:00:09","date_gmt":"2008-12-23T23:00:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.dallombra.it\/?p=442"},"modified":"2026-08-31T19:22:17","modified_gmt":"2026-08-31T17:22:17","slug":"giovanni-bellini-a-natale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/?p=442","title":{"rendered":"Giovanni Bellini a Natale"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Il Natale che racconta questa <em>Presentazione al Tempio<\/em>, dipinta da Giovanni Bellini alla fine del Quattrocento, \u00e8 un Natale descritto pizzicando quelle corde delicate della percezione, invisibili ma tenaci, che sottendono ad accadimenti imprevisti, piccoli e straordinari insieme. Appena sotto la superficie di commovente, tenera bellezza, andando poco pi\u00f9 a fondo dell\u2019emozione che provoca questo dipinto, si scoprir\u00e0 che quello che sta avvenendo \u00e8 ben pi\u00f9 di un\u2019usata situazione d\u2019intimo affetto. La storia inizia da destra, l\u2019uomo quasi perfettamente di profilo \u00e8 Simeone, il vero motore immobile della scena; le vesti sono quelle del sacerdote, l\u2019austera materia e sembianza di cui \u00e8 dipinto sono quelle che \u00e8 giusto tributare al Vecchio Testamento: spetta a lui il compito di portarsi dietro, insieme alla propria, millenni d\u2019attesa del suo popolo per quel Bambino. A lui il compito di scoccare, da quelle labbra socchiuse, la frase che attraversa il dipinto, le parole che non lasciano spazio all\u2019equivoco: \u00abEgli \u00e8 qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione, perch\u00e9 siano svelati i pensieri di molti cuori\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gi\u00e0, di molti cuori. Giuseppe, l\u00ec accanto, lo guarda con una consapevolezza che non potremmo dire rassegnata, tanto meno incredula: bello e maturo da far girare la testa a tutte le giovani di Nazaret, lo guarda da un\u2019altra generazione, dalla consapevolezza di chi, in cos\u00ec pochi giorni, ha gi\u00e0 dovuto capire tutto, abbandonarsi tutto, per ricevere, in cambio, la ricompensa di pace che sembra trasudargli dalla pelle. \u00c8 un passaggio di testimone tra due generazioni che racchiude, in s\u00e9, tutta la vertigine di quell\u2019anno zero che ha cambiato il Testamento. E il mondo. A sinistra, grazie ad un bellissimo, ampio manto che incornicia la scena, ad accogliere, ad assorbire in s\u00e9, ad intridersi delle parole di Simeone \u00e8 lei, Maria: bella come solo Giovanni Bellini seppe fare le proprie Madonne, bella e dolce come dev\u2019essere la madre della Bont\u00e0, la madre della Bellezza, la madre del compimento tutto&#8230; Ma Simeone non aveva finito. La frase che sta passando davanti agli occhi certi di Giuseppe, per incagliarsi nel grembo di Maria, non finiva cos\u00ec: \u00abEgli \u00e8 qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione, perch\u00e9 siano svelati i pensieri di molti cuori\u00bb. Pausa. \u00abE anche a te una spada trafigger\u00e0 l\u2019anima\u00bb. Giuseppe incassa. Lei, madre, abbraccia. I primi due pensieri da svelare erano i loro. Ma come pu\u00f2 Maria rimanere serena, imperturbabile mentre il profeta le sputa in faccia le terribili parole di un destino che&#8230; che in cuor suo conosceva bene, d\u2019accordo, ma insomma&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La risposta la stringe tra le mani, anzi la porge tra le mani, quasi a farsi scudo di fronte a quelle terribili parole: se pu\u00f2 riceverle, abbracciarle appunto, \u00e8 solo perch\u00e8 le arrivano dopo aver traversato il figlio, suo figlio, il Figlio dell\u2019uomo. Ma sar\u00e0 poi vero che era stato lui ad attutire il colpo? La faccia, in effetti, sembra essersi girata di scatto come spinta dalle parole di Simeone, ma in fondo non era forse lui la spada di sua madre? Non era forse destinato a diventare, contemporaneamente, il suo compimento, la sua unica ragione di vita, ma anche il suo maggior dolore? \u00abSegno di contraddizione&#8230;\u00bb. Aveva gi\u00e0 iniziato. E lei lo sapeva\u00a0Ma per ora quel bambino era soprattutto carne della sua carne: la pelle di latte che riempie di candore la scena non \u00e8 forse identica alla sua? A dirla tutta, sar\u00e0 la suggestione, ma non potremmo dire che non abbia preso qualcosa anche dal babbo, quasi che Dio, a quel padre putativo, nella sua infinita tenerezza, abbia regalato una certa somiglianza con il figlio, per carit\u00e0, per ricompensa del suo s\u00ec&#8230; Al centro, quel bambino che non sta ancora in piedi da solo, si chiama Ges\u00f9 e in volto ha due meravigliosi occhi celesti che guardano lontano. Potremmo scommettere che sia stato proprio da quelle pupille che Simeone l\u2019ha riconosciuto e che sia stato guardandolo negli occhi, appena prima di farglieli girare con la sua ferale profezia, che ha esclamato: \u00abOra lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola; perch\u00e9 i miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele\u00bb. Gli occhi negli occhi: la luce per illuminare le genti era gi\u00e0 in quello sguardo indimenticabile. Era tutta in quelle pupille.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Forse anche Simeone non avr\u00e0 potuto far a meno di pensare al passo che aveva letto migliaia di volte, la descrizione pi\u00f9 struggente dell\u2019amore di Dio per l\u2019uomo: \u00abEgli lo trov\u00f2 in terra deserta, in una landa di ululati solitari. Lo circond\u00f2, lo allev\u00f2, lo custod\u00ec come pupilla del Suo occhio\u00bb. Si era compiuta tutta la sua storia, la storia del suo popolo. Ed ora eccola l\u00ec, la pupilla del Suo occhio, colei con la quale dividiamo un destino comune: noi, trattati da Dio allo stesso modo. \u00c8 guardando quegli occhi che scopriremo il prosieguo della storia: a quelle pupille non saranno risparmiate lacrime, non sar\u00e0 celata la vista delle fatiche, delle abiezioni umane, non sar\u00e0 risparmiata la commozione per l\u2019uomo, la tristezza per la morte di un amico, a quelle pupille non sar\u00e0 nascosto nulla, e, alla fine, saranno prosciugate sulla croce&#8230; eppure. Eppure \u00e8 una storia che Lui dice di aver vinto, non scansato, vinto. Ed \u00e8 per questo che \u00e8 una storia che ci interessa. In questa faccia di latte dagli occhi celesti c\u2019\u00e8 tutta la straordinaria contraddizione del Natale, la promessa che non ci sono dolori troppo grandi per quegli occhi da bambino e che Dio si prender\u00e0 cura di noi lasciandoci attraversare le circostanze pi\u00f9 contraddittorie, non risparmiandoci niente, ma non smettendo di illuminarle con gli indimenticabili occhi della Sua dolce presenza.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/50_NataleBellini_a.pdf\">Scarica l&#8217;articolo in PDF<\/a>\u00a0\u00a0<a href=\"http:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/50_NataleBellini_b.pdf\">Seconda parte<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L&#8217;articolo prevedeva un inedito attacco di ambientazione, nato dalla visione del dipinto e dallo stato d&#8217;animo del momento. Eccolo:<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e8 capita, qualche volta, di entrare in un pomeriggio freddissimo d\u2019inverno, stringersi nel bavero del cappotto e sentire l\u2019aria fredda che t\u2019invade la faccia, suscitandoti piacere anzich\u00e9 fastidio. Allora guardi in silenzio l\u2019orizzonte nitido e cristallino tra i rami nudi che son memoria di vita e quel freddo, che nel resto dei giorni non vorresti che sfuggire, ti trova inaspettatamente amico, tanto da permettergli di corroborarti, richiamando a s\u00e9 la voglia di vita, tenerezza e malinconia che ti porti dentro. Da sempre. Perch\u00e8 capita di stringere tra le mani un cespo di foglie odorose, di spremerlo intorno al naso per attorniarci le narici e respirare profondamente, lasciando che la natura delle cose t\u2019inebri con la sua forza, in una sensazione di strana vitalit\u00e0 e partecipazione che, a ripensarci, ritorna vivida come appena accaduta, colmandoti del profumo fortissimo di basilico, di rosmarino o di limone che sia. Non si tratta di gesti premeditati, non si tratta di atti necessari, non sentiresti la necessit\u00e0 di raccontarli a nessuno, sono tuoi, personali incontri con il reale, che si presenta a te d\u2019improvviso, chiedendoti una piccola e imprevista dose di abbandono, una piccola cedevolezza. Ma se la realt\u00e0 ci sorprende in modo cos\u00ec indelebile, con cos\u00ec piccoli profumi e percezioni, invisibili agli occhi, eppur destinati a permanere come esperienze vivide e amate, capaci persino di evocar nostalgie, cosa si potr\u00e0 dire dello sguardo improvviso di una persona cara? E Cosa, della dirompente invadenza dello sguardo della persona amata?<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/50_NataleBellini_a-copia.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-large wp-image-427\" title=\"50_NataleBellini_a copia\" src=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/50_NataleBellini_a-copia-717x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"717\" height=\"1024\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Natale che racconta questa Presentazione al Tempio, dipinta da Giovanni Bellini alla fine del Quattrocento, \u00e8 un Natale descritto pizzicando quelle corde delicate della percezione, invisibili ma tenaci, che sottendono ad accadimenti imprevisti, piccoli e straordinari insieme. 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