{"id":454,"date":"2008-02-13T00:00:16","date_gmt":"2008-02-12T23:00:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.dallombra.it\/?p=454"},"modified":"2026-08-31T19:29:29","modified_gmt":"2026-08-31T17:29:29","slug":"furto-di-cezanne-van-gogh-degas-e-monet","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/?p=454","title":{"rendered":"Furto di C\u00e9zanne, Van Gogh, Degas e Monet"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Zurigo \u00e8 una citt\u00e0 alla quale ci si affeziona. E a dirlo \u00e8 un italiano. Non saprei bene spiegare perch\u00e9, malgrado mi sia interrogato pi\u00f9 volte sull\u2019argomento. Certo \u00e8 la cosa pi\u00f9 distante dall\u2019Italia che si riesca ad immaginare e, forse proprio per questo, c\u2019\u00e8 qualcosa che rimane in lei, ad ogni visita, indimenticabile. Lo ammetto, la sto prendendo un po\u2019 larga, ma nella mia mente la notizia del furto alla B\u00fchrle ha creato un certo dissesto, tanto che i ricordi si affastellano in modo disordinato, riportandomi alla mia prima visita al piccolo museo zurighese&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La rapina dei quattro capolavori dal valore arcimilionario non \u00e8 una di quelle brevi che stanno bene in prima. Come era prevedibile, stamane, tutti i pi\u00f9 grandi quotidiani internazionali hanno dato la notizia, sfoggiando, per l\u2019occasione, le inossidabili espressioni di rito: \u00abfurto del secolo\u00bb, \u00abincredibile rapina\u00bb, \u00abcapolavori inestimabili\u00bb, aggettivo subito contraddetto dalla contabilizzazione monetaria che sempre lo affianca. Frasi che hanno fatto letteralmente il giro del mondo, ma che raccontano solo in parte l\u2019accaduto. Anche le congetture sul furto, l\u2019ipotesi del riscatto o della commissione destinata ad una particolarissima collezione, non riescono a scaldarci fino in fondo. Le indagini avranno il loro corso e, naturalmente, ci auguriamo che un pronto ritrovamento faccia invecchiare di colpo queste parole. Anche perch\u00e9 le opere rubate, tutte realizzate negli ultimi decenni dell\u2019Ottocento, sono in effetti opere prime, assolute, si diceva un tempo. Gli amanti degli impressionisti piangeranno il <em>Campo di papaveri a V\u00e9theuil<\/em> di Monet, i raffinati conoscitori di Degas grideranno all\u2019oltraggio per un quadro dal tratto istantaneo e fulmineo, grande come i pi\u00f9 bei pastelli del pittore: <em>Il conte Lepic e le sue figlie<\/em>. La maggior parte dei notiziari hanno adocchiato subito il nome che fa notizia e strombazzato la perdita del <em>Ramo di castagno in fiore<\/em> di Van Gogh. In effetti, le ragioni non mancano: dall\u2019esplosione incontenibile del ramo fiorito, al tratto sincopato che ha fatto accartocciare di vita le foglie, fino al cielo che, colto da una frenesia irresistibile, danza loro intorno, incapace di resistere allo scoppio vitale della natura. Bisogna ammetterlo: \u00e8 uno dei rari dipinti capaci di commuovere ed eccitare allo stesso tempo. Ma il vero tonfo al cuore, non c\u2019\u00e8 dubbio, ce lo ha procurato <em>Il ragazzo con il panciotto rosso di C\u00e9zanne<\/em>. \u00c8 di fronte alla minaccia di una perdita definitiva di questo quadro,\u00a0che la mente ritorna a Zurigo, all\u2019inverno, al sibilo dei tram che tagliano la citt\u00e0 senza ferirla, alla ricerca di quel piccolo dannato museo, che conserva decine di quadri degni del MoMA, ma che sparisce nel tracciato urbano del rigore elvetico. Era una giornata di neve fresca, non ancora spalata, una domenica mattina silente all\u2019inverosimile quando, finalmente, arrivai all\u2019ingresso del Museo. Museo? Quando lo identificai capii perch\u00e9 non mi riuscisse di trovarlo. Niente pi\u00f9 che una bella casa in mezzo a tante altre belle case, un civico qualsiasi in un quartiere residenziale; all\u2019ingresso, non potevo credere che lo scrigno che cercavo fosse proprio quello: una abitazione borghese nella quale, varcata la soglia, ti vien da chiedere: \u00ab\u00e8 permesso?\u00bb. \u00c8 per questo che non mi ha stupito la notizia, l\u2019apparente facilit\u00e0 con cui \u00e8 avvenuto il furto, cos\u00ec estraneo a quella natura silente e ordinata, cos\u00ec avulso a quel pezzo di terra da essere fatalmente imprevedibile, impossibile da scongiurare. Semplicemente non sembrava nel corso naturale delle cose&#8230; E allora non ci rimane che attendere il ritorno del \u201cnostro\u201d C\u00e9zanne, uno dei dieci dipinti pi\u00f9 importanti dell\u2019artista, uno dei ritratti capitali per la storia dell\u2019arte&#8230; \u00c8 proprio in quest\u2019opera che il pittore va a fondo del suo studio sulla luce e sulla materia: la componente diagonale permette al ragazzo ritratto di incastonarsi nella realt\u00e0 con perfezione assoluta e di cominciare a succhiare, da ci\u00f2 che lo circonda la sua stessa vita, i suoi colori. La camicia, che solo il nostro cervello immagina bianca, \u00e8 inzuppata di toni, riflette in s\u00e9 quelli del divano, del panciotto rubino&#8230; perfino il volto sembra prosciugarsi di colore per andare ad intridere la camicia, portandola ad una consistenza materica eterna. \u00c8 in questo quadro che capiamo cosa volesse dire costruire con il colore. Ma non siamo solo di fronte al vertice della sapienza compositiva e della passione materica di C\u00e9zanne. Ci\u00f2 che rende eterno questo dipinto \u00e8 il risultato di abbandono totale alla vita, al quale il pittore riusc\u00ec a portare la materia che lo compone. Il giovane ragazzo si erge a esemplificazione di un sentimento ben noto all\u2019artista, e a tutti noi, divenendo il manifesto della malinconia\u00a0La ferita per Zurigo \u00e8 gravissima, l\u2019oltraggio \u00e8 alla sua stessa natura, appunto di straziante e gravida malinconia&#8230; \u00c8 come se ne avessero prosciugato il lago, o raso al suolo la collina amata dagli scacchisti en plein air&#8230; Han rubato la malinconia, un sentimento che possiamo anche bestemmiare, ma troppo necessario per rinunciarvi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il Monet a Brissago<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prima di approdare al museo B\u00fchrle di Zurigo una delle quattro tele rubate domenica, ossia <em>Campo di papaveri a V\u00e9theuil<\/em>, di Claude Monet, faceva parte della collezione che Max Emden, ricchissimo uomo d\u2019affari ebreo nato ad Amburgo, aveva portato con s\u00e9 nel suo esilio sulle isole di Brissago. Emden fu costretto a lasciare la Germania nazista e fu l\u2019ultimo proprietario privato delle isole di Brissago, dove fece costruire la villa oggi annessa al parco botanico. E proprio a Max Emden la TSI ha recentemente dedicato un documentario intitolato <em>I misteri delle isole<\/em>, di Michelangelo Michelangelo Gandolfi e Nicoletta Locarnini. Il documentario \u2013 proposto di recente alle Giornate cinematografiche di Soletta, fuori concorso \u2013 rievoca, per voce del nipote Juan Carlos Emden, le persecuzioni subite dal nonno da parte del regime nazista, l\u2019esilio dorato a Brissago, la spoliazione dei suoi beni, la morte in circostanze misteriose nel 1940 e la fuga in Cile del suo unico figlio, Hans Erich, i cui eredi sono attualmente impegnati nel difficile recupero dei quadri appartenuti un tempo alla famiglia. Tra questi, appunto, il Monet oggetto del colpo del secolo di domenica, numerose altre tele approdate in collezioni private e pubbliche di tutto il mondo e due opere di Canaletto, al centro di una vertenza legale con il Governo tedesco.<strong><\/strong><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2008\/02\/38_FurtoZurigo.pdf\">Scarica l&#8217;articolo in pdf<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/38_FurtoZurigo-copia.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-large wp-image-424\" title=\"38_FurtoZurigo copia\" src=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/38_FurtoZurigo-copia-685x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"685\" height=\"1024\" srcset=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/38_FurtoZurigo-copia-685x1024.jpg 685w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/38_FurtoZurigo-copia-201x300.jpg 201w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/38_FurtoZurigo-copia-768x1148.jpg 768w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/38_FurtoZurigo-copia-1028x1536.jpg 1028w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/38_FurtoZurigo-copia-1370x2048.jpg 1370w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/38_FurtoZurigo-copia.jpg 1713w\" sizes=\"(max-width: 685px) 100vw, 685px\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Zurigo \u00e8 una citt\u00e0 alla quale ci si affeziona. 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