{"id":507,"date":"2007-04-21T00:00:49","date_gmt":"2007-04-20T23:00:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.dallombra.it\/?p=507"},"modified":"2026-08-31T19:34:09","modified_gmt":"2026-08-31T17:34:09","slug":"intervista-a-pierre-case","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/?p=507","title":{"rendered":"Intervista a Pierre Cas\u00e8"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>DD: Un artista ticinese a Venezia. Da dove iniziamo?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era qualche anno che la Fondazione Forberg mi aveva proposto di occupare l\u2019appartamento e l\u2019atelier che mettono a disposizione a un artista e alla sua famiglia per sei mesi a Palazzo Castelforte. E con entusiasmo, appena possibile, ho accettato. Venezia \u00e8 una citt\u00e0 splendida e al di l\u00e0 della retorica sulla sua decadenza, ogni sasso, ogni muro trasuda arte e storia. Si sta dimostrando un\u2019esperienza fondamentale per me&#8230; Sto pensando molto al mio lavoro, a dove sono arrivato e a cosa mi piacerebbe realizzare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Intanto ha allestito in citt\u00e0 la sua mostra pi\u00f9 importante?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">S\u00ec, in occasione del mio soggiorno e, avendo saputo che la Chiesa di San Stae, normalmente sede della sezione svizzera alla Biennale, veniva ceduta, nel resto dell\u2019anno, ad artisti non certo pi\u00f9 giovanissimi&#8230; ho cominciato a lavorare a un progetto adatto a questo spazio, insieme all\u2019amico architetto Quaglia. E con mio stupore il progetto \u00e8 piaciuto alla commissione ed \u00e8 stato approvato. Lavorare per San Stae per me era una sogno, una chiesa cos\u00ec importante per la Svizzera, con la facciata del ticinese Domenico Rossi e restaurata dalla Fondazione Svizzera Pro Venezia nel 1979. E poi fare una mostra qui vuol dire poter incontrare e discutere con moltissime persone, moltissimi giovani, italiani, inglesi, tedeschi o dei paesi dell\u2019est&#8230; vengono, mi riconoscono dalle foto e chiedono&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Al centro della navata torna, declinato in un\u2019installazione grandiosa, un soggetto che da qualche anno ha totalmente assorbito la sua pittura, gli emisferi del cervello&#8230; tutto cominci\u00f2 con una brutta malattia nel 1999?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 stata un\u2019esperienza terribile. In seguito a un ictus la met\u00e0 sinistra del mio corpo rimase paralizzata per moltissimi mesi. Poi, con la costante riabilitazione, l\u2019aiuto dei medici e il sostegno della mia famiglia, pian piano ricominciai a camminare, a fatica, col bastone, ma a camminare. Dopo quasi tre anni tornai definitivamente al mio lavoro. Con me avevo la TAC del mio cervello: 36 immagini quasi identiche, ma diverse, in cui erano rappresentati due emisferi del mio cervello. Capii che dentro a quella materia molle c\u2019era tutto me stesso, che senza quei due emisferi cerebrali, noi non esisteremmo. Rappresentarlo \u00e8 diventato un modo per esorcizzarne la perdita, anche un gesto scaramantico se vuole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Non \u00e8 solo un problema fisico evidentemente&#8230; <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><\/strong>Infatti. Un attacco al cervello \u00e8 un attacco alla vita, alla memoria, alla possibilit\u00e0 di trattenere le cose pi\u00f9 care ed \u00e8 terribile&#8230; Per questo ho chiamato il progetto di San Stae: <em>Mnemosine per Venezia<\/em>, perch\u00e9 la memoria, il ricordo \u00e8 fondamentale per questa citt\u00e0, oltre che per ognuno di noi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Uno spazio cos\u00ec ampio necessitava di una realizzazione di grandi dimensioni, ma c\u2019\u00e8 evidentemente una scelta nell\u2019occuparlo con 1040 opere di piccolo formato&#8230;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In effetti avrei potuto realizzare opere di due metri per due, come ne ho fatte in passato, ma per me era importante restituire l\u2019idea di serialit\u00e0 o, meglio, come la chiamo io, di \u201cserialit\u00e0 differenziata\u201d. Nella societ\u00e0 in cui viviamo siamo attaccati in tre modi: con l\u2019omologazione, l\u2019inquadramento e la riduzione a numero. Ecco, queste tre minacce le ho tradotte nella mia opera: pi\u00f9 di mille <em>Essenze craniche<\/em>, come amo siano chiamate, omologate, molto simili tra loro, tutte dello stesso formato perfetto, quadrate 30 centimetri per 30, e tutte numerate, direi marchiate dal numero, come ci vorrebbe questa societ\u00e0. Eppure nel realizzarle ci\u00f2 che emerge \u00e8 che non c\u2019\u00e8 n\u2019\u00e8 una uguale all\u2019altra ed \u00e8 qui la scoperta. Ci speravo, era il mio intento naturalmente, ma finch\u00e9 non le ho viste montate tutte insieme non ne avevo la certezza. Eppure \u00e8 cos\u00ec: sono tutte simili ma tutte diverse. Ed \u00e8 cos\u00ec anche per l\u2019uomo. Per quanto simili, nella natura di ognuno di noi c\u2019\u00e8 sempre qualcosa di unico e irripetibile che non pu\u00f2 essere ridotto e inquadrato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>C\u2019\u00e8 una profonda spiritualit\u00e0 in questo lavoro, che si inserisce con imponenza ma discrezione nel contesto sacro.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il mio intervento, pur adattandosi alle grandi dimensioni della chiesa, non copre nulla di essa e permette di vedere tutti gli altari e le opere d\u2019arte, rispettandoli. Ma non solo. Volutamente le pareti convergono verso l\u2019altare maggiore, il punto centrale della chiesa e non unicamente per un motivo prospettico: quello \u00e8 il punto centrale della sacralit\u00e0 e queste 1040 Essenze craniche, con la vita e sofferenza che rappresentano, convergono verso quel punto preciso, un punto di fuga anche per la forte componente di morte che c\u2019\u00e8 nel mio lavoro. In questo senso, le foto di Marco D\u2019Anna e le poesie di mio fratello Angelo poste nelle nicchie sul retro delle grandi pareti, hanno dato un contributo fondamentale al mio lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Che ne sar\u00e0 di Mnemosine al termine della mostra?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per realizzarla ho deciso di non chiedere aiuto economico ai soliti sostenitori, ma soprattutto non ho voluto chiedere e basta. A tutti coloro, e sono molti, che hanno creduto in questo progetto verranno date, in proporzione, alcune delle formelle che compongono Mnemosine, di modo che rimanga a loro qualcosa di questa esperienza straordinaria. \u00c8 un gesto di gratitudine verso chi ha creduto in me e un modo perch\u00e9 perduri in loro la &#8220;memoria&#8221;.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/30_Int_Cas%C3%A8.pdf\">Scarica l&#8217;articolo in pdf<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/30_Int_Cas%C3%A8-copia.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-large wp-image-416\" title=\"30_Int_Cas\u00e8 copia\" src=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/30_Int_Cas%C3%A8-copia-743x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"720\" height=\"992\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DD: Un artista ticinese a Venezia. Da dove iniziamo? 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