{"id":619,"date":"2006-03-11T00:00:57","date_gmt":"2006-03-10T23:00:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.dallombra.it\/?p=619"},"modified":"2026-08-31T19:40:37","modified_gmt":"2026-08-31T17:40:37","slug":"intervista-a-carlo-bertelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/?p=619","title":{"rendered":"Intervista a Carlo Bertelli"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Al professore \u00e8 stato conferito ieri a Milano il Premio 2005 della Fondazione del Centenario della Banca della Svizzera Italiana. Alla cerimonia di consegna del prestigioso riconoscimento la laudatio \u00e8 stata tenuta dall\u2019Ambasciatore Sergio Romano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Professor Bertelli, questo premio non fa che suggellare un legame con la Svizzera che dura da pi\u00f9 di vent\u2019anni e che l\u2019ha vista nel ruolo di Professore di Storia dell\u2019arte in due importanti universit\u00e0 come quella di Losanna e Mendrisio. A Losanna ha risieduto per pi\u00f9 di dieci anni, dall\u201982 al \u201995, che ricordo ha di quegli anni?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Losanna mi \u00e8 rimasta nel cuore per tante ragioni, per l\u2019atmosfera che c\u2019era, per l\u2019incontro coi colleghi, per la variet\u00e0 dei punti di vista, per i rapporti di vita collegiale e per la bellezza del luogo. Il campus di Losanna \u00e8 indimenticabile, insieme alle grandi possibilit\u00e0 di studio che Losanna offriva e offre: avere la biblioteca facilmente consultabile dalle 8 di mattina fino alla sera tardi, la possibilit\u00e0 di avere libri in prestito e continuare a lavorare a casa, il fatto che questa biblioteca era un punto in cui poter incontrare gli studenti e i colleghi, avere sotto la biblioteca una buona mensa e un ristorante\u2026 Erano cose che danno allo studio le lusinghe di una grande vacanza, io ho lavorato moltissimo in quegli anni, ma avevo sempre la sensazione di essere in vacanza. Dal \u201997, dopo un anno alla Facolt\u00e0 di Architettura di Venezia, \u00e8 tornato in Svizzera, ma questa volta l\u2019avventura di Professore \u00e8 ripartita dall\u2019Universit\u00e0 di Architettura di Mendrisio. A Mendrisio era diverso perch\u00e9 non risiedevo l\u00ec, facevo il pendolare, ma \u00e8 stata un\u2019esperienza altrettanto entusiasmante. \u00c8 stata la riscoperta di una Lombardia che non esiste pi\u00f9: mi \u00e8 sembrato che Mendrisio, come del resto il Ticino, avessero conservato le tradizioni, lo spirito, il dialetto\u2026 in un modo che non si trova altrove. E poi la grande esperienza era quella di tentare una strada completamente nuova. Ho partecipato alla nascita dell\u2019Universit\u00e0, con i fondatori, Botta naturalmente, ma anche personalit\u00e0 come il grande Panos Koulermos che portava un\u2019esperienza internazionale, americana in particolare. Con loro si \u00e8 iniziato un discorso molto aperto su quello che doveva essere l\u2019universit\u00e0. \u00c8 stato un momento di una fertilit\u00e0 incredibile. Adesso l\u2019universit\u00e0 va avanti a Lugano e a Mendrisio ma allora avevamo proprio l\u2019orgoglio di esserne i fondatori, \u00e8 stata una grandissima esperienza, irripetibile naturalmente e che, se posso permettermi di dirlo, mi d\u00e0 un certo orgoglio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Dopo tanti anni di insegnamento in Universit\u00e0, che idea si \u00e8 fatto degli studenti? Come \u00e8 la situazione oggi della nuova generazione?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fino a non molto tempo fa, ma le cose si stanno attenuando, c\u2019era una grande differenza tra gli studenti che venivano dall\u2019Europa dell\u2019Est, rumeni o tedeschi orientale, che avevano prima di tutto una preparazione di base invidiabile, avevano imparato l\u2019ABC, come si dice, cosa che i nostri spesso non avevano, e possedevano una grande energia, una grande voglia di andare avanti; i nostri erano pi\u00f9 pigri, venivano da situazioni sociali molto diverse e da un insegnamento che era stato molto pi\u00f9 rilassato. Oggi quello che io constato \u00e8 soprattutto l\u2019affetto dei miei allievi con i quali continuo ad avere un rapporto, e il fatto che molti di loro stanno progredendo: partecipano a concorsi insieme ad architetti affermati, a concorsi internazionali\u2026 hanno coraggio, questo\u00a0mi sembra un elemento molto importante, e non hanno la timidezza che avevano inizialmente, hanno acquistato fiducia in s\u00e9 stessi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Dagli allievi ai maestri: quali sono stati i suoi?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono stati soprattutto Roberto Longhi e Pietro Toesca ma direi che c\u2019\u00e8 anche un terzo: Otto P\u00e4cht di cui sono stato grande amico, per tanti anni. Credo mi abbia influenzato molto anche se naturalmente, come italiano, avevo una preparazione che si rifaceva a Toesca e a Longhi. Longhi era un maestro molto difficile perch\u00e9 era inimitabile, il problema con Longhi era di emanciparsi da lui, con Toesca era quello di potersi confrontare con lui, con la sua filologia e con P\u00e4cht il problema era riuscire a seguire le sue intuizioni, non tanto la sua metodologia, ma la sua grandissima capacit\u00e0 intuitiva, un modo di accostare cose diverse e trovare il filo che le univa. Sono profondamente grato a questi miei tre maestri che sono quelli che mi hanno formato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Uno storico dell\u2019arte non va mai in pensione: a cosa sta lavorando ora?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ho appena inaugurato una mostra dedicata a Ravenna nel VI secolo, e continuo ad occuparmi del tema che ho affrontato con la mostra dei Longobardi, e che m\u2019interessa molto, ossia quello del meticciato, della fusione\u00a0delle stirpi e delle culture, tra il mondo germanico e quello mediterraneo: le grandi novit\u00e0 e transizioni del VI secolo. Un altro argomento che continuo a studiare \u00e8 Piero delle Francesca, sul quale sto preparando una mostra per il 2007 ad Arezzo e di nuovo mi interessano questi passaggi, questi momenti di transizione nei quali si rivelano le identit\u00e0 e nello stesso tempo si sciolgono, perch\u00e9 si tratta di affrontare situazioni radicalmente nuove portando dietro quelle che sono state le proprie tradizioni, il proprio modo di pensare e operare. Questo trovo sia molto stimolante e in fondo molto attuale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Che augurio farebbe al Ticino e alla sua vita culturale?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019augurio al Ticino \u00e8 un augurio politico: non abbia paura dell\u2019Europa, non sia il Cantone che continua a votare contro le forme di integrazione europea, perch\u00e9 il destino della Svizzera \u00e8 essere al cuore dell\u2019Europa, se posso fare un augurio vedendo le cose da sud delle Alpi. Per quella che \u00e8 la cultura del Ticino, mi sento ancora molto impegnato perch\u00e9 faccio parte del consiglio della Fondazione Marianne Werefkin del Museo di Ascona e secondo me il Ticino ha molto da recuperare in quello che gi\u00e0 sta facendo per riconnettere, ricostruire il tessuto con la grande migrazione europea che l\u2019ha sostenuta in questi anni e soprattutto negli anni della dittatura, quando il Ticino \u00e8 stato uno dei grandi centri di libert\u00e0 ed elaborazione culturale. Per questo ci tengo a vedere il Ticino come una parte dell\u2019Europa. Il fatto che ci sia un\u2019universit\u00e0 e che questa raccolga studenti che vengono da tutto il mondo, dall\u2019America Latina, da tutto il Mediterraneo, dall\u2019Est Europeo, mi pare che sia un fatto nuovo che riprenda le fila di una tradizione ticinese molto importante e che \u00e8 stata elaborata negli anni difficili dell\u2019Europa: quando l\u2019Europa era sotto le dittature e il Ticino \u00e8 stato un faro di libert\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00abUn omaggio al giornalista, studioso, docente e funzionario\u00bb<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Premio 2005 della Fondazione del Centenario della BSI \u00e8 stato conferito a Carlo Bertelli con la seguente motivazione: \u00abDurante la sua lunga carriera Carlo Bertelli ha recitato nel mondo dell\u2019arte, con altrettanto successo, quattro parti distinte. Ha concorso, come funzionario del Ministero dei Beni culturali, all\u2019amministrazione del patrimonio culturale italiano occupando posizioni di grande responsabilit\u00e0 e prestigio nell\u2019Istituto Centrale del restauro e, infine, alla testa della sovrintendenza milanese. Ha affrontato con grande acume e competenza, come studioso, alcuni grandi problemi e periodi di storia dell\u2019arte, dall\u2019antichit\u00e0 all\u2019Alto Medio Evo, dal Rinascimento ai rapporti tra la cultura artistica veneziana e il Levante. Ha arricchito la cultura universitaria confederata e della Svizzera italiana con il prezioso apporto di conoscenze ed esperienze legate alla grande pittura italiana, educando all\u2019apprezzamento dei valori artistici un\u2019intera generazione di giovani studenti dell\u2019Universit\u00e0 di Losanna e dell\u2019Accademia di Architettura di Mendrisio. Ha saputo trasmettere al grande pubblico della stampa quotidiana il vasto patrimonio delle sue conoscenze ed esperienze. Con questo premio la Fondazione del Centenario della Banca della\u00a0Svizzera Italiana rende onore al funzionario, allo studioso, al docente e al giornalista\u00bb. La Fondazione del Centenario, costituita in occasione del primo secolo di vita della banca BSI nel 1973 e presieduta dall\u2019avvocato Franco Masoni, ha l\u2019obiettivo di patrocinare personalit\u00e0 e organizzazioni che dedicano il loro impegno allo sviluppo delle relazioni tra Italia e Svizzera contribuendo a una sempre migliore intesa e comprensione tra i popoli delle due nazioni o all\u2019accrescimento del comune patrimonio culturale. Nell\u2019albo d\u2019oro della Fondazione del Centenario, figurano nomi di spicco della letteratura, della critica, dell\u2019arte e della politica tra cui Riccardo Bacchelli, la Fondazione Svizzera Pro Venezia, Giovanni Spadolini, Vittore Branca, Giancarlo Vigorelli, Cornelio Sommaruga, Carlo Bo, Rocco Filippini, Giovanni Pozzi ed Enrico De Cleva e, fra gli enti: l\u2019Istituto Svizzero di Roma, la Pro Venezia, la Scuola Svizzera di Milano e l\u2019Universit\u00e0 della Svizzera Italiana.<strong><\/strong><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/16_Int_Bertelli.pdf\">Scarica l&#8217;articolo in PDF<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/16_Int_Bertelli-copia.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-large wp-image-404\" title=\"16_Int_Bertelli copia\" src=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/16_Int_Bertelli-copia-964x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"720\" height=\"764\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Al professore \u00e8 stato conferito ieri a Milano il Premio 2005 della Fondazione del Centenario della Banca della Svizzera Italiana. 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