{"id":684,"date":"2009-11-14T00:00:04","date_gmt":"2009-11-13T23:00:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.dallombra.it\/?p=684"},"modified":"2026-08-31T19:18:35","modified_gmt":"2026-08-31T17:18:35","slug":"da-londra-a-roma-2-damien-hirst-alla-wallace-collection","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/?p=684","title":{"rendered":"Da Londra a Roma 2. Damien Hirst alla Wallace Collection"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Damien Hirst, ha sorpreso tutti con una piccola esposizione di quadri, eccezionalmente dipinti da lui e non, come era ormai prassi consolidata, realizzati da uno dei suoi cento assistenti seguendo una sua idea. Per comprendere la scelta di Hirst occorre capire come l\u2019artista sia arrivato fino a questo punto&#8230;<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se ripartiamo da una mostra londinese (<em>Wallace Collection<\/em>, fino al 24 gennaio) \u00e8 perch\u00e9 il protagonista con il quale avevamo chiuso lo scorso anno il nostro <em>Diario londinese<\/em> (ora su www.gdp.ch), Damien Hirst, ha sorpreso tutti con una piccola esposizione di quadri, eccezionalmente dipinti da lui e non, come era ormai prassi consolidata, realizzati da uno dei suoi cento assistenti seguendo una sua idea. A prima vista la qualit\u00e0 dei dipinti non \u00e8 sembrata all\u2019altezza del nome, ma Hirst \u00e8 un maniaco perfezionista che non sarebbe arrivato dove \u00e8 arrivato senza una rigida autocoscienza del suo lavoro. Qualcosa non tornava\u2026 La mente mi si \u00e8 aperta grazie all\u2019intuizione dell\u2019amico Giovanni Frangi, non a caso un bravissimo pittore: questo lavoro va considerato nel suo complesso, come un\u2019opera concettuale. La mostra alla Wallace va vista, e giudicata, come un\u2019installazione che coinvolge l\u2019intero palazzo; quello che Hirst mette in mostra non sono i singoli quadri ma la mostra stessa, ad andare in scena \u00e8 il suo ritorno alla pittura, la sua necessit\u00e0 di farlo, non i suoi quadri. Non rendersi conto di questo vuol dire astrarre un dettaglio dalla storia e pretendere di capirlo. Si tratta di un\u2019ingenuit\u00e0 critica. \u00abQual \u00e8 l\u2019opera d\u2019arte?\u00bb \u00abLa mostra stessa\u00bb \u00e8 la risposta. Non \u00e8 un caso che l\u2019artista inglese Tracey Emin abbia descritto quello di Hirst come \u00abun cammino sperimentale e un atto decisamente coraggioso\u00bb. Hirst sceglie un titolo <em>No Love lost\u00a0<\/em>(Nessun amore rimasto) citando l\u2019omonima canzone dei Joy Division, il cui testo di angoscia e morte \u00e8 una descrizione poetica e puntuale dello spettacolo messo in scena. Il terribile Damien investe oltre 400 mila franchi per allestire la sua mostra alla Wallace Collection, scelta perch\u00e9 tempio della tradizione pittorica, riservato a pochissimi artisti viventi prima di lui (Lucian Freud, 2004) e casa-museo dove sono raccolti alcuni grandissimi della pittura europea, con i quali vuole mettersi in relazione diretta. Per sottolineare che si tratta di un\u2019installazione, adatta ai suoi quadri delle cornici antiche, o in stile, li appende alle pareti con delle catenelle, davanti ad una seta sontuosa che non trova gi\u00e0 in loco, ma che commissiona, per 100 mila franchi, ad un tessitore di Lione, da cui si riforniva anche Maria Antonietta. Le parole di Hirst pubblicate in catalogo, da distillare dal consueto delirio che contengono sempre le sue conversazioni, ci danno poi una chiave di lettura indispensabile. Hirst sente la necessit\u00e0 di un ritorno alla pittura, di riaprire una porta che Rothko aveva chiuso creando uno straordinario spazio di spiritualit\u00e0, dal quale non s\u2019intravedeva per\u00f2 una strada percorribile. Per questo, negli anni, ha infilato animali morti in strutture pulite come sculture minimaliste, \u00abnelle sculture di Sol le Wit\u00bb, volendo attraversare il minimalismo, entrarci dentro con la vita e la morte. Poi \u00ab\u00e8 successo qualcosa e sto dipingendo da circa tre anni in questo modo. Mi sono stancato di curare la fabbricazione di tutte le sculture, adesso posso permettermelo: sono tornato ad avere 16 anni, allora non potevo farlo, ora s\u00ec, posso riportare un\u2019idea sulla tela, riesco a realizzarla\u00bb. Ma cosa cerca con queste opere, perch\u00e9 dovremmo accettare l\u2019operazione concettuale alla Wallace e chiudere un occhio sulla qualit\u00e0 non proprio ineccepibile dei dipinti? Perch\u00e9, ancora una volta, Hirst pone l\u2019accento su un punto centrale senza il quale non ci potr\u00e0 essere strada per la pittura oggi. Per anni, ammette, ha realizzato dipinti con mezzi meccanici, affidandosi alle macchie di colore (vedi in basso a destra) per evitare di dipingere veramente: \u00abpenso di esserne stato spaventato\u00bb. Ma cosa spaventava Hirst: \u00abMax Beckmann dipingeva le sue tele di nero prima di lavorarci e diceva: \u201cecco il vuoto\u201d\u2026 Ogni cosa che dipingo \u00e8 qualcosa che metto tra me il vuoto\u2026 Sono tantissime le cose che ho buttato sulla tela per metterle tra me e il vuoto di Max Beckmann ed erano\u00a0cose che mi permettevano di non implicarmi con quello che potrebbe riempire il vuoto\u2026 Cercavo un modo meccanico di fare pittura, di creare dipinti realizzati a macchina, nel tentativo di svuotare la responsabilit\u00e0 di essere artista\u00bb. Con gli Spot painting (vedi a destra) \u00abavrei voluto eliminare le faccende formali con il colore puro, in quei quadri il problema era solo scegliere colori consoni al mio stato d\u2019animo con i quali riempire una griglia formale. Allora l\u2019ho fatto credendo fosse un buon lavoro, oggi dipingo pi\u00f9 visceralmente\u2026 Uso l\u2019olio e amo i tempi di asciugatura della pittura, amo aspettare che il bianco asciughi prima di dipingerci sopra\u00bb. Un pittore insomma. Un pittore che, a 44 anni, arrivato, realizzato e osannato pi\u00f9 di chiunque altro artista al mondo, riparte da capo, deciso a giocare la vera partita, deciso a fare i conti con quel vuoto, affidando le sue speranze alla pittura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Requiem &amp; resurrezione<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo splendido mazzo di rose bianche che esplode sprigionando farfalle nel blu \u00e8 una delle ultime opere di Hirst, posto a chiusura della mostra di Londra. Il suo carattere definitivo, per ora, emerge chiaro nel titolo: \u201cRequiem\u201d. Fin dal Quattrocento, i quadri di fiori hanno sempre rappresentato la sublime bellezza del creato, incapace di sfuggire alla caducit\u00e0 della vita e destinati a marcire. Qui i fiori sono rappresentati nel momento della loro massima magnificenza\u00a0ed energia vitale, nell\u2019atto di generare farfalle. Spesso l\u2019artista ha usato nelle sue opere farfalle vive, proprio per il loro senso di caducit\u00e0: esplosione di colori meravigliosi ma anche corpi d\u2019animali gi\u00e0 morti. Hirst sta sempre sul crinale tra morte e splendore, puntando il dito nel costato della vita. A noi scegliere se vederci un superbo memento mori o uno straziante e indimenticabile manifesto di una bellezza che vince la morte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/57_LONROM_Hirst.pdf\">Scarica l&#8217;articolo in pdf<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/57_LONROM_Hirst-copia.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-650 size-large\" title=\"57_LONROM_Hirst copia\" src=\"http:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/57_LONROM_Hirst-copia-683x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"683\" height=\"1024\" srcset=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/57_LONROM_Hirst-copia-683x1024.jpg 683w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/57_LONROM_Hirst-copia-200x300.jpg 200w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/57_LONROM_Hirst-copia-768x1152.jpg 768w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/57_LONROM_Hirst-copia-1024x1536.jpg 1024w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/57_LONROM_Hirst-copia-1366x2048.jpg 1366w, https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/57_LONROM_Hirst-copia.jpg 1707w\" sizes=\"(max-width: 683px) 100vw, 683px\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Damien Hirst, ha sorpreso tutti con una piccola esposizione di quadri, eccezionalmente dipinti da lui e non, come era ormai prassi consolidata, realizzati da uno dei suoi cento assistenti seguendo una sua idea. 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