{"id":708,"date":"2011-06-11T00:00:34","date_gmt":"2011-06-10T23:00:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.dallombra.it\/?p=708"},"modified":"2026-08-31T17:50:05","modified_gmt":"2026-08-31T15:50:05","slug":"c","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/?p=708","title":{"rendered":"Anish Kapoor al Grand Palais"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Una delle caratteristiche che sembra definire il genere uomo \u00e8 la necessit\u00e0 di rivalsa sulle esperienze dei propri padri. Cos\u00ec, per rimanere in ambito artistico, negli anni Settanta ci rinfacciavano le Factory degli anni \u201960, negli anni \u201990 invidiavamo il Pop opulento all\u2019italiana degli anni \u201980 e, nel secondo decennio di questo millennio, ci tocca rimpiangere la Londra di Saatchi e Hirst del primo decennio\u00a0\u00a0di questo millennio, ci tocca rimpiangere la Londra di Saatchi e Hirst del primo decennio&#8230; Non so se sarei mai stato credibile, spacciandomi per uno dei 500.000 di Woodstock (1969) e non mi resta che aspettare che cresca il mio nipotino, per mettere alla prova il fascino dell\u2019epica dell\u2019&#8221;io c\u2019ero&#8221;, riferito al concerto di Vasco Rossi allo stadio di San Siro del \u201990. Certo, lo ammetto, sono tra coloro che hanno gi\u00e0 cominciato a coltivare la mitologia delle proprie esperienze uniche e irriproducibili. Ed eccoci arrivati al punto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sensazione \u00e8 che, nel neonato millennio, quando a chiamare sono state esperienze di partecipazione ad un\u2019opera d\u2019arte, al posto giusto e al momento giusto mi sia trovato due volte. La prima a Londra, nel 2003, quando ero tra i ragazzi straiati sul pavimento della Turbin Hall di Olafur Eliasson alla Tate Modern, intento ad osservarmi nel piccolo riflesso dello sconfinato specchio che copriva il soffitto trenta metri pi\u00f9 s\u00f9, posto a raddoppiare la gi\u00e0 enorme sala e a completare il sole artificiale posto sul fondo per &#8220;abbronzarci&#8221;, diffondendo una vaporosa luce ocra. La seconda a Parigi, in questo 2011, nel ventre rosso di Leviathan, la monumentale installazione di Anish Kapoor al Grand Palais di Parigi (fino al 23 giugno). Per capire l\u2019impresa di quest\u2019artista inglese, figlio di un\u2019irachena ebrea e di un padre indiano, \u00e8 necessario in un certo senso predisporsi all\u2019epopea, approcciarsi all\u2019opera come ad un viaggio che ha certamente una forte componente ludica ma che, come nel caso dell\u2019opera di Eliasson, non pu\u00f2 ridursi ad essa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta di un\u2019installazione titanica che nasce dalla necessit\u00e0 di fare i conti con l\u2019enorme e straordinario spazio del Grand Palais, cos\u00ec come richiesto dal ciclo di mostre in cui s\u2019inserisce, Monumenta, che ha visto impegnati, dal 2007, artisti come Anselm Kiefer, Richard Serra e Christian Boltanski. I numeri sono da capogiro, perch\u00e8 questo enorme pallone, progettato in Inghilterra e realizzato con PVC tagliato in Germania, assemblato in Italia e allestito a Parigi da una squadra di ingegneri della Repubblica Ceca, \u00e8 alto 33 metri, largo 100 e profondo 72, occupa 13.500 metri quadri, ingombra 72.000 metri cubi e pesa &#8220;solo&#8221; 18 tonnellate. \u00c8 un\u2019opera d\u2019ingegneria mirabile e nessuna prova \u00e8 stata fatta prima di allestirlo in loco. \u00c8 andata bene perch\u00e8, su una superficie di migliaia di metri, un errore di millimetri avrebbe creato delle grinze e l\u2019artista era stato chiaro: &#8220;le grinze non sono ammesse&#8221;. Per gonfiarlo c\u2019\u00e8 voluta una settimana, ma per sgonfiarsi dovrebbero bastare 90 minuti. E sono dati importanti, perch\u00e8 tutti percepibili vivendo l\u2019opera: dal vero si ha contemporaneamente la sensazione di enormit\u00e0 e leggerezza, di stabilit\u00e0 ed effimero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attraverso una porta girevole, lo spettatore viene introdotto subito nel ventre rosso infuocato dell\u2019opera: l\u2019effetto \u00e8 claustrofobico ed estasiante insieme; quando ritiene di aver assorbito abbastanza pulsazioni di luce-calorecolore-vuoti-pieni-righe-spazzi esce da un\u2019altra porta che lo conduce all\u2019interno del Grand Palais ma fuori dal ventre; solo l\u00ec, girando intorno al mostro, si rende conto della vastit\u00e0 della &#8220;bestia&#8221;, della reale forma trilobata &#8211; dal dentro non percepibile -, dello splendido color melanzana che dialoga con il senape e salvia delle strutture liberty, del perfetto inserimento nel Palazzo a vetrate e, forse, del pericolo scampato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il titolo dell\u2019opera scelto da Kapoor, pi\u00f9 che sottintendere un significato, ha chiaramente la funzione di metterne in luce la componente inquietante. Il Leviatano \u00e8 un biblico mostro marino oltre che l\u2019incarnazione del potere opprimente dello Stato Assoluto per il filosofo Thomas Hobbes. Ma il punto non \u00e8 che cosa voglia dirci con quest\u2019opera l\u2019artista, ma che esperienza voglia farci fare. Kapoor ci porta al culmine del suo percorso artistico accogliendoci dentro ad uno spazio di fusione tra colore e materia, creando un oggetto monocromo con un\u2019unica forma continua, ci attrae in una caverna di percezioni sensoriali irripetibili e introvabili in natura, costringendoci a fare i conti con le nostre paure, il nostro senso di intimit\u00e0, la nostra percezione affettiva e l\u2019esperienza di ricordi e pulsioni che non saranno mai uguali tra due visitatori. Uscendo ci fa prendere confidenza con la vastit\u00e0 e l\u2019ingombro delle esperienze provate, con la profondit\u00e0 del nostro essere e con la straordinaria capacit\u00e0 che ognuno di noi ha di scatenare il proprio io reagendo alla vita. Sono esperienze che fanno paura. E, infatti, girando intorno al &#8220;mostro&#8221; del nostro io, dopo un tempo di silenzio variabile per ognuno, ammirazione e sconcerto lasciano spazio al richiamo del gioco, della foto alla giapponese o, che \u00e8 l\u2019altra faccia della fuga, a dotte considerazioni estetiche engag\u00e8. Ci\u00f2 che conta \u00e8 che nessuno potr\u00e0 mai dirsi che, dentro a quel ventre madido, qualcosa non sia accaduto.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/81_Parigi_Kapoor.pdf\">Scarica l&#8217;articolo in pdf<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/81_Parigi_Kapoor-copia.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-large wp-image-664\" title=\"81_Parigi_Kapoor copia\" src=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/81_Parigi_Kapoor-copia-679x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"679\" height=\"1024\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una delle caratteristiche che sembra definire il genere uomo \u00e8 la necessit\u00e0 di rivalsa sulle esperienze dei propri padri. Cos\u00ec, per rimanere in ambito artistico, negli anni Settanta ci rinfacciavano le Factory degli anni \u201960, negli anni \u201990 invidiavamo il Pop opulento all\u2019italiana degli anni \u201980 e, nel secondo decennio di questo millennio, ci tocca [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":664,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[17,515],"tags":[],"class_list":["post-708","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-articoli","category-giornale-del-popolo-articoli"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/708","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=708"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/708\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5356,"href":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/708\/revisions\/5356"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/664"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=708"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=708"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=708"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}