{"id":899,"date":"2011-04-01T00:00:09","date_gmt":"2011-03-31T23:00:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.dallombra.it\/?p=899"},"modified":"2026-08-31T17:51:29","modified_gmt":"2026-08-31T15:51:29","slug":"lultimo-michelangelo-al-castello-sforzesco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/?p=899","title":{"rendered":"L&#8217;ultimo Michelangelo al Castello Sforzesco"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Intorno al 1554 Michelangelo compone una delle sue rime pi\u00f9 celebri: <em>Giunto \u00e8 gi\u00e0 \u2019l corso della vita mia<\/em>. Superati i 77 anni, l\u2019artista vede vicina la morte e, ad un passo dal Giudice, sente che nessuna delle conquiste umane regge di fronte al drammatico incontro che lo attende. Ripensa a quanto ha fatto in sessant\u2019anni di lavoro senza sosta, alla fama terrena raggiunta, e conclude, amareggiato, che il proprio straordinario ingegno, \u201cl\u2019affett\u00fcosa fantasia\u201d, non solo non gli \u00e8 stato d\u2019aiuto, ma \u00e8 responsabile di una menzogna che lo ha portato a far dell\u2019arte il proprio \u201cidol e monarca\u201d.\u00a0L\u2019artista che ha regalato all\u2019umanit\u00e0 le pi\u00f9 celebri immagini dell\u2019incontro tra l\u2019uomo eDio, aiutando milioni di fedeli, prima che ad arredar casa, ad immedesimarsi con Cristo, giunto al\u00a0momento dell\u2019 incontro finale, sembra negare per s\u00e9 il valore conoscitivo della propria opera, tanto da concludere: \u00abN\u00e9 pinger n\u00e9 scolpir fie pi\u00f9 che quieti l\u2019anima, [ora ri]volta a quell\u2019amor divino c\u2019aperse, a prender noi, \u2019n croce le braccia\u00bb. Sessant\u2019anni di creazione artistica non lo hanno portato alla pace che prova ora tra le braccia di Cristo in croce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>UNA SCHIENA SPEZZATA.\u00a0<\/strong>L\u2019artista sembra dover scegliere tra la propria arte, generata dal desiderio di colmare l\u2019insoddisfazione, ma impotente di fronte ad essa, e la vera pace che nasce dal rapporto conCristo. Se ci fermassimo a questa poesia, se Michelangelo fosse morto in quel 1554, in preda a questo terribile dualismo, saremmo costretti a pensare: \u00abMeglio per noi che abbia passato la vita ad inseguire falsi idoli, se il risultato sono i suoi straordinari capolavori\u00bb. Se avesse rivolto prima il suo desiderio alla Misericordia di Cristo, trovandovi pace, avremmo dovuto rinunciare al <em>David<\/em>, alla <em>Piet\u00e0<\/em> in San Pietro, alla <em>Volta<\/em> e al <em>Giudizio Universale<\/em> della Sistina&#8230; Fortunatamente a Michelangelo fu dato il tempo per dimostrare, innanzitutto a se stesso, che le cose non stavano cos\u00ec e che non lo erano mai state. Malgrado una schiena spezzata dalle imprese di una vita, molti acciacchi e i calcoli renali, sorella morte non aveva poi cos\u00ec fretta e all\u2019incontro mancavano ancora dieci anni tondi. Dieci anni di nuove opere straordinarie, dieci anni in cui sperimentare che era possibile una totale unit\u00e0 tra la propria espressione artistica e un\u2019anima rivolta a Lui.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alle parole non seguirono i fatti e Michelangelo cap\u00ec subito che, per stare di fronte a Dio, disponeva di un solo mezzo, lo stesso di sempre: continuare a creare, fino alla fine. Certo qualcosa cambi\u00f2, perch\u00e9 la posta in gioco &#8211; non potendo sapere quanti sarebbero stati gli anni a disposizione &#8211; richiese decisioni drastiche, facilitate da una stanchezza fisica crescente, seppur bilanciata da un\u2019inesauribile vitalit\u00e0 creativa. Alla met\u00e0 del secolo, il settantacinquenne autore delGiudizio universale mette da parte la pittura, riducendo la propria attivit\u00e0 pubblica a qualche commissione d\u2019architettura e alla supervisione della fabbrica di San Pietro, per concedere l\u2019esclusiva al committente pi\u00f9 esigente e inappagabile: se stesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019ULTIMA PIET\u00c0<\/strong>. Sono anni di lavoro inesausto, un lavoro intimo, nel quale, libero di non confondere il successo con la soddisfazione,Michelangelo d\u00e0 fondo ai mezzi che sente pi\u00f9 congeniali al tormento di un\u2019indagine privata: la scultura, la scrittura e il disegno. Tre attivit\u00e0 che in questi anni s\u2019intrecciano in modo definitivo intorno ad un solo soggetto: la Passione diCristo e il rapporto che s\u2019instaura prima, durante e dopo di essa, tra Ges\u00f9 e sua madreMaria. La mostra <em>L\u2019ultimo Michelangelo<\/em>. <em>Disegni e rime attorno alla Piet\u00e0 Rondanini<\/em>, ideata e curata da Alessandro Rovetta per il Castello Sforzesco di Milano espone, fino al 19 giugno, alcune delle pi\u00f9 straordinarie opere di questi ultimi anni dell\u2019artista. Disegni e manoscritti originali, tra i quali quello della Rima da cui siamo partiti, che accompagnarono Michelangelo alla vera fine, a quel 18 febbraio 1564, in cui la morte lo sorprende, sfilandogli dalle mani mazza e scalpello, mentre era ancora intento a staccar marmo dalla Piet\u00e0 Rondanini, l\u2019opera ultima, definitiva, intorno alla quale, idealmente e fisicamente, \u00e8 allestita la mostra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il visitatore \u00e8 chiamato ad avvicinarsi al cuore della nostra storia con una sorta di prequel, l\u2019antecedente necessario. Negli anni Quaranta del Cinquecento, Michelangelo intesse una profonda amicizia con la marchesa Vittoria Colonna, che segna profondamente l\u2019artista, giocando un ruolo decisivo nella sua fede e nella sua opera. In mostra viene indagata la straordinaria fortuna presso pittori, disegnatori e incisori coevi dei due disegni, una <em>Crocifissione<\/em> e una <em>Piet\u00e0<\/em>, donati alla Colonna quali sigillo figurativo delle meditazioni comuni. Proprio dallo sconforto per la morte della Marchesa (1547) nasce la tormentata elaborazione della Piet\u00e0 ora al Museo del Duomo di Firenze che, pensata per la propria tomba, e abbandonata a met\u00e0 degli anni Cinquanta, ci accompagna al principio dell\u2019ultimo decennio michelangiolesco, cuore dell\u2019esposizione. In mostra, eccezionalmente prestato\u00a0dalla Casa Buonarroti, un piccolo crocifisso ligneo realizzato per il nipote, ma, soprattutto, alcuni straordinari disegni, provenienti dai pi\u00f9 grandi musei d\u2019Europa, tra i quali quattro delle sei drammatiche e commoventi Crocifissioni, realizzate negli ultimi anni di vita (1561-1564). Una raccolta di testimonianze mozzafiato, che ci raccontano dell\u2019incontro tra l\u2019uomo Michelangelo e l\u2019uomo Cristo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>LA TELECAMERA DEL CUORE.<\/strong> Giunti di fronte alla tormentata esecuzione di queste Crocifissioni schierate ai piedi della Rondanini, ci si rende conto che l\u2019irripetibile esperienza a cui siamo chiamati \u00e8 quella di poter seguire, segno dopo segno, i minuti, i secondi di quell\u2019incontro, di rivedere i frame di un corpo a corpo, i piani sequenza di un Michelangelo che, per gettarsi tra quelle braccia che Cristo \u00abaperse, a prender noi\u00bb,ha bisogno di conoscerlo palmo a palmo, di indagarne le ossa, i tendini, di figurarsi le posizioni del capo, l\u2019istante esatto del trapasso e la reazione dei muscoli tesi all\u2019estremo cedimento. Si ha timore a parlarne, perch\u00e9 la testimonianza di questo rapporto amoroso con Cristo \u00e8 calligrafica, ancora pulsante sul foglio. L\u2019immagine, complice i tantissimi ripensamenti, tutti visibili, e la linea tremante che descrive le masse, sembra ancora in movimento, si riplasma di fronte a noi. Non si tratta di una semplice descrizione: sul foglio \u00e8 rimasto impresso lo svolgimento, sono \u201cfogli-Sindone\u201d.\u00c8 come se, dopo le straordinarie descrizioni che ce ne hanno fatto cogliere la portata, trovassimo finalmente un\u2019immagine di quel giorno di Giovanni e Andrea davanti al Battista; un\u2019immagine all\u2019altezza dell\u2019accaduto &#8211; e ognun vede quanto ce ne sarebbe bisogno&#8230; Ma \u00e8 molto di pi\u00f9: \u00e8 come se Andrea avesse avuto con s\u00e9 la telecamera e fosse stato in grado di filmarsi difronte a Cristo e poi a casa, difronte a sua moglie. Una telecamera capace, per giunta, di registrare anche il proprio cuore che si va appagando, di fronte alla totale corrispondenza di quelle parole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fa pensare che la sincerit\u00e0 del rapporto tra Michelangelo e Cristo chiami in causa Maria, lei che \u00e8 l&#8217;esempio per tutti di un rapporto possibile con Lui. Impressiona che nel momento di massima immedesimazione con il fatto, Michelangelo non senta pi\u00f9 il bisogno\u00a0 di dare il proprio volto a Nicodemo per reggere in prima persona il corpo di Cristo, come avveniva nella <em>Piet\u00e0<\/em>\u00a0fiorentina. Ora pu\u00f2 affidarsi totalmente e, dai piedi della Croce, chiama Maria a farsi carico di quest&#8217;incontro. Un coinvolgimento della Vergine che avviene in modo naturale, quasi inevitabile, come naturale \u00e8 il passaggio tra questi disegni e la <em>Piet\u00e0 Rondanini<\/em>, legati da un simile lavorio dei volumi e delle superfici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La <em>Piet\u00e0 Rondanini <\/em>\u00e8 un&#8217;opera in bilico: tra il finito e il non finito, tra il peso della materia e la levit\u00e0 della vita. Non siamo in grado nemmeno di capire s sia Maria che sostiene Ges\u00f9, come parrebbe logico, o Ges\u00f9, novello Enea, a sostenere sulle spalle il genitore, per salvarlo da un mondo in fiamme. Il punto pi\u00f9\u00a0 certo, definito, sembrerebbe il braccio sulla sinistra, ma su di lui non possiamo fare affidamento, perch\u00e8 appartiene ad un&#8217;iniziale ipotesi compositiva, poi scartata dallo scultore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbandonata la prima versione, in cui Maria reggeva Cristo un po&#8217; da lontano, i corpi erano distanti e i ruoli definiti, Michelangelo ritaglia la testa di Cristo nella spalla della Madonna, avvicinando, anzi fondendo i due corpi e facendo tornare Ges\u00f9 carne della sua carne. E&#8217; come se Mara tentasse di riportare in grembo quello che resta del suo bambino. E&#8217; come se, per un istante interminabile, le fosse concessa la grazia di ri-custodire il proprio figlio, riprendendolo dentro di s\u00e9. La mente va di schianto allo strazio di un lamento gaddiano, immaginato dall&#8217;Ingegnere per il corpo di un povero ragazzo morto sul treno, nel tentativo di fuggire il controllore di un biglietto verso casa, che non aveva i soldi per comprare: &#8220;Verde Lombardia! Dove di gi\u00e0 \u00e8 scesa la bruma, e le desolate nevi! La cucchiara vi si dimanda cazzuola, e il mattone quadrello. Il pane di Como non \u00e8 da tutti; bisogna girare, andare! Costruir le chiese ai Dandolo, ai Sermoneta le case. Gli impiccati hanno avuto una tomba; ma i morti de fame dove andranno a sbattere? Il grembo della mamma non pu\u00f2 riprenderli indietro&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">O forse s\u00ec. Da questo blocco di marmo, scolpito fino agli ultimi giorni concessi, Michelangelo non teme di tirar fuori la debolezza della vita, l&#8217;instabilit\u00e0 della condizione terrena, il miracolo quotidiano della maternit\u00e0 che diventa figliolanza e quello del sostenere che diventa sostenersi. Maria, come sempre, segna la strada, dimostrandoci che nulla \u00e8 impossibile a Dio: anche che il grembo di una mamma si riprenda indietro il figlio. Insieme, quella morte atroce e il dolore di una madre costretta a sopravvivere al proprio figlio, sembrano ormai spiccare il volo della Risurrezione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E&#8217; cos\u00ec che l&#8217;artista, continuando nel suo lavoro, fonde vita attiva e vita contemplativa, svelando, innanzitutto a se stesso, la verit\u00e0 dell&#8217;arte e l&#8217;unit\u00e0 dell&#8217;esistenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/MichelangeloMostra-1.pdf\">Scarica l&#8217;articolo in pdf<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intorno al 1554 Michelangelo compone una delle sue rime pi\u00f9 celebri: Giunto \u00e8 gi\u00e0 \u2019l corso della vita mia. Superati i 77 anni, l\u2019artista vede vicina la morte e, ad un passo dal Giudice, sente che nessuna delle conquiste umane regge di fronte al drammatico incontro che lo attende. 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