{"id":990,"date":"2012-05-08T11:44:36","date_gmt":"2012-05-08T10:44:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.dallombra.it\/?p=990"},"modified":"2026-08-28T14:21:42","modified_gmt":"2026-08-28T12:21:42","slug":"990","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/?p=990","title":{"rendered":"Anish Kapoor: introduzione"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Un Anish Kapoor pre Olimpiadi di Londra, ossia fino a\u00a0<a href=\"http:\/\/www.anishkapoor.com\/332\/Orbit.html\" target=\"_blank\">Orbit<\/a>\u00a0esclusa. Un&#8217;introduzione\u00a0per neofiti all&#8217;opera dell&#8217;artista, niente pi\u00f9 che un invito a guardare e amare l&#8217;arte contemporanea, richiestomi dagli amici di Tracce, per una serie curata da\u00a0Giuseppe Frangi (<a href=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/\" target=\"_blank\">robedachiodi<\/a>) in cui ho scritto anche del caro <a href=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/?p=980\" target=\"_blank\">Damien Hirst<\/a>. L&#8217;articolo e i link alla serie li trovate\u00a0<a href=\"http:\/\/www.tracce.it\/default.asp?id=456&amp;id_n=28327&amp;pagina=1\" target=\"_blank\">qui<\/a>.<\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify;\"><em><br \/>\nIl mistero oltre la materia<\/em><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><\/em>Perch\u00e9 Kapoor \u00e8 lo scultore vivente pi\u00f9 pagato e ricercato al mondo? Perch\u00e9 la vita dell\u2019uomo \u00e8 una cosa straordinariamente pi\u00f9 complessa della pura materialit\u00e0, spazia ben oltre il terreno di ci\u00f2 che si vede e s\u2019identifica a colpo d\u2019occhio. La vita \u00e8 fatta (anche) di mistero, di mancanza, di categorie apparentemente astratte come il tempo, la pienezza o il vuoto, il caldo e il freddo. Il merito di Anish Kapoor, classe 1954, \u00e8 inseguire nelle sue opere questa complessit\u00e0, usando la fisicit\u00e0 della materia, plasmandola in una bellezza di forme e colori che eccitano e incantano insieme. Le forme a cui ha dato vita in questi anni, il senso profondo di forza e mistero della sua opera ha fatto di questo buddista inglese, figlio di un\u2019irachena ebrea e di un padre indiano, uno degli artisti su cui sembra puntare il cardinal Ravasi per primo Padiglione Vaticano alla Biennale di Venezia, annunciato dalla stampa per l\u2019edizione del 2013.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Oltre la piccolezza delle vita<br \/>\n<\/strong>Kapoor \u00e8 consapevole del ruolo dell\u2019artista, sa di essere un privilegiato ma anche delle responsabilit\u00e0 che si assume affrontando questi temi cos\u00ec vasti e profondi: \u201cL\u2019artista pu\u00f2 permettersi la libert\u00e0 preziosa d\u2019una visione individuale che lo emancipa dalla piccolezza della vita e io mi voglio grande, grandissimo\u201d perch\u00e9 \u201cL\u2019arte che ammiro fa qualcosa di pi\u00f9 che raccontare la mia piccola storia psico-biografica (e a chi interesserebbe?). Noi siamo al mondo per qualche minuto, e poi moriamo. Se dobbiamo \u201csopportare\u201d l\u2019arte, deve avere a che fare con qualcosa di molto pi\u00f9 grande di una storia particolare, anche se magari per raccontare questo pi\u00f9 grande, passiamo dalla nostra psico-biografia\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A volte la grandezza della sua opera \u00e8 stata anche fisica e ha realizzato opere monumentali che entrano in relazione con grandi spazi chiusi, piazze urbane, ma anche scenari naturali. Pi\u00f9 spesso la grandezza se l\u2019\u00e8 giocata nella profondit\u00e0 umana dei temi che evoca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il vuoto e l\u2019attesa della creazione<br \/>\n<\/strong>Ha sempre portato bene, non solo nella storia dell\u2019arte, \u00a0inseguire l\u2019universale collettivo nel particolare personale e, per farlo, Kapoor ha ricercato \u00abuna fusione tra la mano e l\u2019occhio, l\u2019orecchio e l\u2019occhio, fino a creare un\u2019instabilit\u00e0 nello spettatore, obbligandolo a cercare un equilibrio, una certezza\u201d. Destabilizzando lo spettatore con forme, colori, semplicit\u00e0 e dimensioni che non si aspetta, spesso facendolo entrare fisicamente nell\u2019opera, Kapoor punta a stanarlo per metterlo alla ricerca di nuove certezze. E in epoca materialista come la nostra, questo non pu\u00f2 che destabilizzare e attrarre moltissimo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 per questo che \u00e8 cos\u00ec affascinato dal vuoto, dalla possibilit\u00e0 di poterlo rappresentare, catturare con le proprie sculture: \u201cil vuoto \u00e8 dove il tempo e lo spazio sono apparentemente assenti, dove giungono a un punto morto, creando un\u2019irrequietezza, un disagio\u201d. Un disagio che Kapoor non ricerca per sadismo, ma, appunto, per obbligare lo spettatore a ricercare una certezza. Perch\u00e9 il vuoto non coincide con il nulla. Come per Lucio Fontana, il vuoto \u00e8 attesa capace di generare, esattamente come, sostiene Kapoor citando Heidegger, la brocca per essere brocca, deve avere al suo interno il vuoto: il vuoto destinato a contenere il vino o l\u2019acqua che ne fa un recipiente, ci\u00f2 che la genera in quanto brocca: \u201cHo sempre pensato al vuoto come a uno spazio transitorio. E tutto ci\u00f2 ha molto a che fare con il tempo. Sono sempre stato interessato al momento creativo in cui ogni cosa \u00e8 possibile e niente \u00e8 ancora accaduto. Il vuoto \u00e8 quel momento di tempo che precede la creazione, in cui tutto \u00e8 possibile\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong style=\"line-height: 24px; font-size: 16px; text-align: justify;\"><a style=\"color: #ff4b33;\" href=\"http:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/Anish-Kapoors1.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" title=\"Anish-Kapoors1\" src=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/Anish-Kapoors1-300x180.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" \/><\/a><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Una faccia alle esperienze<br \/>\n<\/strong>Si tratta quindi di opere che occorre vivere, da cui bisogna lasciarsi invadere. Come nel caso di <em>Svayambh<\/em>: un enorme monolite di cera e vaselina rossa che attraversa lentissimo, scorrendo su un binario, attraverso un\u2019infilata di porte tra le saledella sede espositiva (\u00e8 stato a Monaco, Nantes, Londra\u2026). \u201cIl mio blocco di cera che passa a fatica, come se la pelle si scorticasse \u2013 racconta Kapoor \u2013, \u00e8 quasi un prodotto dell\u2019edificio, ricorda il processo con cui si forma il significato delle cose. La storia della scultura \u00e8 storia della materia e della sua fragilit\u00e0, anche il colore \u00e8 materia fisica di cui facciamo esperienza, certe volte in modo tragico, altre pi\u00f9 gioiosamente\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"alignright\" title=\"Anish+Kapoo2\" src=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/Anish+Kapoo2-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"198\" \/><span style=\"text-align: justify;\">L\u2019arte di Kapoor richiede tempo per essere guardata, vissuta e, magari, amata: \u201cLa verit\u00e0 mistica dell\u2019arte \u00e8 il tempo\u2026 Sono interessato alla scultura che manipola lo spettatore obbligandolo ad una relazione con lo spazio e il tempo\u201d. A concederglielo, questo tempo,<\/span><span style=\"text-align: justify;\">a lasciarsi manipolare, sostando di fronte all\u2019incedere del gigante rosso, lo spettatore pu\u00f2 portare casa un\u2019immagine indelebile di sentimenti ed esperienze che sarebbe difficile rappresentare con una sola immagine figurativa. \u00c8 cos\u00ec che, in pochi minuti di osservazione ti trovi di fronte ad un\u2019imponente metafora di molti frammenti della tua vita, qui eternati in poesia visiva: lo struggimento di quell\u2019amore che vedi pian piano ma inesorabilmente scivolar via\u2026 il segno profondo che quella persona ti ha lasciato attraversandoti la vita, la certezza che le cose prenderanno quasi impercettibilmente la loro strada verso una direzione\u2026 Tutte esperienze che sembrava impossibile rappresentare con questa semplicit\u00e0 e che, volutamente, vanno ben oltre l\u2019intenzione dell\u2019artista.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><a href=\"http:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/Leviathan2.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-999\" title=\"Leviathan2\" src=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/Leviathan2-300x224.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"224\" \/><\/a><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Di fronte al nostro io<br \/>\n<\/strong>Nel 2011, al Grand Palais di Parigi, Kapoor allestisce la sua pi\u00f9 monumentale scultura: <em>Leviathan<\/em>. Si tratta di un\u2019installazione titanica che nasce dalla necessit\u00e0 di fare i conti con l\u2019enorme e straordinario spazio del Grand Palais. I numeri sono da capogiro, perch\u00e9 questo enorme pallone, progettato in Inghilterra e realizzato con PVC tagliato in Germania, assemblato in Italia e allestito a Parigi da una squadra di ingegneri della Repubblica Ceca, \u00e8 alto 33 metri, largo 100 e profondo 72, occupa 13.500 metri quadri, ingombra 72.000 metri cubi e pesa \u201csolo\u201d 18 tonnellate. \u00c8 un\u2019opera d\u2019ingegneria mirabile e nessuna prova \u00e8 stata fatta prima di allestirlo in loco. \u00c8 andata bene perch\u00e9, su una superficie di migliaia di metri, un errore di millimetri avrebbe creato delle grinze e l\u2019artista era stato chiaro: \u201cle grinze non sono ammesse\u201d.\u00a0<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright\" title=\"FRANCE-ART-MONUMENTA-2011\" src=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/leviatano-1-300x199.jpg\" alt=\"\" width=\"310\" height=\"224\" \/>Sono dati importanti, perch\u00e9 tutti percepibili vivendo l\u2019opera: dal vero si ha contemporaneamente la sensazione di enormit\u00e0 e leggerezza, di stabilit\u00e0 ed effimero. Bene, entrando nel ventre rosso infuocato dell\u2019opera, l\u2019effetto \u00e8 claustrofobico ed estasiante insieme e quando si ritiene di aver assorbito abbastanza pulsazioni di luce-calore-colore-vuoti-pieni-righe-spazzi si esce fuori dal ventre e ci si ritrova all\u2019interno del Grand Palais. Girando intorno al mostro, ci si rende conto della vastit\u00e0 della \u201cbestia\u201d, della reale forma trilobata, dello splendido color melanzana che dialoga con il senape e salvia delle strutture liberty del palazzo. Ancora una volta, il punto non \u00e8 che cosa voglia dirci con quest\u2019opera l\u2019artista, ma che esperienza voglia farci fare. Kapoor ci porta al culmine del suo percorso artistico accogliendoci dentro ad uno spazio di fusione tra colore e materia, creando un oggetto monocromo con un\u2019unica forma continua, ci attrae in una caverna di percezioni sensoriali irripetibili, forse introvabili in natura, costringendoci a fare i conti con le nostre paure, il nostro senso di intimit\u00e0, la nostra percezione affettiva e l\u2019esperienza di ricordi e pulsioni che non saranno mai uguali tra due visitatori. Uscendo ci fa prendere confidenza con la vastit\u00e0 e l\u2019ingombro delle esperienze provate, con la profondit\u00e0 del nostro essere e con la straordinaria capacit\u00e0 che ognuno di noi ha di scatenare il proprio io reagendo alla vita. Sono esperienze che fanno paura. E, infatti, girando intorno alla vastit\u00e0 del nostro io, dopo un tempo di silenzio variabile per ognuno, ammirazione e sconcerto lasciano spazio al richiamo del gioco, della foto alla giapponese o, che \u00e8 l\u2019altra faccia della fuga, a dotte considerazioni estetiche engag\u00e9. Ci\u00f2 che conta \u00e8 che nessuno potr\u00e0 mai dirsi che, dentro a quel ventre madido, qualcosa (di s\u00e9) non abbia visto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quella corda universale<br \/>\n<\/strong>\u00c8 ingaggiando questi meccanismi nello spettatore che le sue opere, apparentemente solo astratte, sono a ben guardare il risultato di una sintesi che punta a raccontare un livello delle cose veramente comune a tutti, universale. Certo spesso ci\u00f2 che trasmette a colui che guarda sono solo sensazioni, suggestioni, ma si tratta di un livello, anche emozionale, che traccia dei punti di unit\u00e0 tra gli uomini, che si trovano a condividere ferite e sensazioni comuni. Kapoor ha sempre rigettato la critica che rinchiude la sua sensibilit\u00e0 nella sua origine indiana. Lo scultore naturalizzato londinese \u00e8 in tutto per tutto globale e capace di solleticare corde comprensibili nei cinque continenti. Certo, spetta al fruitore dell\u2019opera non costruire su questo livello basico, universale, delle opere di Kapoor un sincretismo a buon mercato. Ma la dimostrazione che il procedere dello scultore sul crinale del senso religioso \u00e8 frutto di una profonda seriet\u00e0, attenta alla verit\u00e0 umana che incontra, \u00e8 che Kapoor \u00e8 capace di accorgersi quando una fede particolare, come il cristianesimo, interviene a toccare corde universali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><strong>La Madonna e la\u00a0<\/strong>\u201cguarigione\u201d di Tommaso<br \/>\n<\/strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright\" title=\"madonna kapoor\" src=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/madonna-kapoor-233x300.jpg\" alt=\"\" width=\"233\" height=\"300\" \/>\u00c8 cos\u00ec che, alla Biennale di Venezia del 1989, decide di fare due omaggi alla citt\u00e0 che lo\u00a0ospita e alla sua tradizione. Prendendo spunto dalla <em>Vergine<\/em> del grande mosaico di Torcello, d\u00e0 vita all\u2019opera <em>Madonna<\/em>, sintetizzando la bellezza e purezza di Maria in un disco concavo blu cobalto in fibra di vetro, come le tessere di mosaico. Kapoor d\u00e0 vita cos\u00ec, in un\u2019opera di sintesi oggettivamente irraggiungibile per qualunque critico, a un\u2019immagine della centralit\u00e0 di Maria come ponte tra le tre religioni monoteiste e di Venezia come crinale tra la ieraticit\u00e0 bizantina e la cultura figurativa occidentale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><a href=\"http:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/1989_the_healing_of_stthomas.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" title=\"1989_the_healing_of_stthomas\" src=\"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/1989_the_healing_of_stthomas-257x300.jpg\" alt=\"\" width=\"257\" height=\"300\" \/><\/a><\/strong>Alla stessa Biennale, Kapoor presenta<em> The Healing of St. Thomas <\/em>(<em>La guarigione di San Tommaso<\/em>): un grande muro bianco \u00e8 segnato da un piccolo taglio di una quindicina di centimetri e, all\u2019interno del foro, trovano posto dei pigmenti rossi. Allo scultore non serve altro per fare un omaggio alla <em>Incredulit\u00e0 di San Tommaso<\/em> di Caravaggio, perch\u00e9 \u201cil rosso \u00e8 un colore della terra e, ovviamente, del sangue e del corpo&#8230; ma \u00e8 anche il colore della ferita\u2026\u201d. Ci\u00f2 che colpisce Kapoor \u00e8 che Tommaso \u00e8 \u201cguarito, nella sua incredulit\u00e0, dalla ferita di Cristo, da una ferita capace di accogliere\u201d. Anche il suo taglio nel muro \u00e8 profondo, fatto per accogliere, perch\u00e9 \u201cuna dimora \u00e8 passata attraverso il dubbio, una dimora \u00e8 nata dal dubbio\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><br \/>\n<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un Anish Kapoor pre Olimpiadi di Londra, ossia fino a\u00a0Orbit\u00a0esclusa. Un&#8217;introduzione\u00a0per neofiti all&#8217;opera dell&#8217;artista, niente pi\u00f9 che un invito a guardare e amare l&#8217;arte contemporanea, richiestomi dagli amici di Tracce, per una serie curata da\u00a0Giuseppe Frangi (robedachiodi) in cui ho scritto anche del caro Damien Hirst. L&#8217;articolo e i link alla serie li trovate\u00a0qui. Il [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":993,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[17],"tags":[],"class_list":["post-990","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-articoli"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/990","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=990"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/990\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5339,"href":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/990\/revisions\/5339"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/993"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=990"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=990"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/dallombra.softweb.srl\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=990"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}